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  1. Henri Schmit Rispondi
    Interessanti e in gran parte condivisibili l'articolo e le classifiche di Freedomhouse e dell'Economist. Ma non è facile definire la democrazia, (formale, di tipo paleo-liberale, o sostanziale, egualitaria e sociale?) e distinguerla dalla retorica sulla democrazia, che è un'impistura. Come bilanciare poi il benessere materiale realizzato attraverso metodi dispotici e l'apparenza di forme democratiche che non sono in grado di impedire l'aumento della povertà, della miseria e della disuguaglianza fra sempre meno super-ricchi e gli altri sempre più a rischio. Conclusione: cominciamo a pensare alla nostra democrazia, proviamo a capire quello che non va, lacune, difetti, abusi, illusioni e correggiamo a casa nostra!
  2. zipperle Rispondi
    La preoccupazione espressa da Hamaui alla fine dell'articolo (commentata anche da Luca) temo che non sia ben fondata, perché l'unica cosa che sappiamo è che tra democrazie (se proprio si vuole essere rigorosi tra democrazie dell’epoca contemporanea) non c'è mai stato una guerra. Sulla minore inclinazione ad entrare in guerra da parte delle democrazie (contro non democrazie) l’evidenza non è così vasta e penso che sia distorta per il minor numero di paesi democratici rispetto a quelli non democratici o meno democratici. E’ anche vero che se la regolarità empirica di cui parlo fosse sempre vera allora per azzerare il rischio di guerra (e quindi eliminare la preoccupazione) bisognerebbe azzerare le non democrazie.
  3. Mario Angli Rispondi
    In breve, i criteri sono puramente soggettivi in base alle preferenze dell'elite liberale, che non ha ancora digerito Trump e quindi toglie punti agli USA, mentre la Svezia che censura la nazionalità dei criminali è considerata un esempio di libertà. Orwell puro. La democrazia sta andando bene, il problema è l'elite liberale, che deve essere rimossa.
    • Savino Rispondi
      auguri a chi ha deciso di sostituire l'elite con gli scalciacani Di Maio e Salvini.
  4. Luca Rispondi
    "Se non altro perché esiste una vasta evidenza che mostra come i paesi meno democratici siano più inclini a entrare in conflitti militari". Mi conferma che la tendenza ad entrare militarmente in ogni area del mondo, propria dei democratici Stati Uniti d'America è solo una mia impressione? Per il resto, pienamente d'accordo sul valore universale della democrazia.
    • Henri Schmit Rispondi
      Ha ragione. Atene democratica era guerrafondaia; la democrazia, l'impero, lo sfruttamento degli "alleati", la guerra (autodistruttiva) del Peloponneso sono intimamente correlate (Tucidide e l' analisi originale e precisa di Luciano Canfora). La guerra trasforma le democrazie in regimi dispotici e viceversa il dispotismo pseudo-democratico alla Mussolini e alla Hitler (come i tiranni dell'antichità) fomenta la guerra probabilmente perché permette alle dittature popolari di durare. Quante guerre spesso assurde, ingiuste e autolesive, l'America democratica ha fomentato e/o condotto negli ultimi 50 anni: Vietnam, Cile, Iran, Afghanistan, Georgia, Irak2, Ucraina, Siria? Mentre il colosso cinese tutt'altro che democratico prosegue dalla sua fondazione una politica estera pacifica. Il contrasto è davvero impressionante.
  5. Andrea Comin Rispondi
    Nota al commento precedente : intendevo far notare che l'efficienza non deve e non può essere l'unico criterio di valutazione della qualità di un governo. Proprio per questo motivo il neoliberalismo si presenta "naturalmente" come solo metodo di governo : non perché antepone l'efficienza ad altri valori, ma perché lo considera l'unico.
  6. Andrea Comin Rispondi
    Che la democrazia sia meno efficiente dell'autoritarismo non è una novità, anzi, è pleonastico. Che si qualifichi i regimi russo e cinese come non democratici per i punti sopra elencati di politica estera, sapendo che in materia Stati Uniti o Israele fanno ben peggio - ancorché un cenno a Francia e GB sarebbe plausibile - lascia a desiderare sulla metodologia e il posizionamento adottati dall'istituzione che pubblica questo rapporto. Difatti è proprio nel fronte liberal statunitense che si annida, ahimè, un incauto e primario antirussismo e anti-Cina.
  7. Jacopo Rispondi
    Nonostante tutto continuo a pensare che il sistema dellle democrazie liberali, seppure imperfetto, sia il modello cui gran parte del mondo si muoverà perché ha indubbi vantaggi in termini di benessere (non solo economico) rispetto agli altri sistemi. Forse è stata la globalizzazione a determinare la scelta di autocrazie in un numero crescente di paesi nel periodo più recente. Appena i benefici economici della globalizzazione sono diminuiti o scomparsi sono emersi i problemi. Noi economisti abbiamo sottovalutato tutto questo, come molto altro del resto. La globalizzazione non va solo esaltata evidentemente va anche ben gestita, altrimenti ci pensano (malamente) gli autocrati o i quasi-dittatori.
  8. Savino Rispondi
    Conta molto la cultura o non cultura del bene comune da parte delle masse. Il benessere aveva portato disinteresse generale per la cosa pubblica e le istituzioni. Tutto era, ormai, dato per scontato e per dovuto, fino all'autunno 2007. Quella che chiamiamo crisi, che è già durata più delle due guerre mondiali messe assieme, ha mutato tutto questo. Si prenda l'esempio italiano. Gente che da anni non legge più neanche i giornali sportivi ha delegato due persone "nuove" per tentare di governare il Paese.
    • Gabriele Rispondi
      Consiglio di leggere articoli di un docente Usa, Jason Brennan. Ha centrato il problema delle attuali democrazie , compresa l' Italia . Piu' del 50% degli elettori e' ignorante , non conosce le minime regole ne politiche ne economiche ne sociali , quindi non vota i migliori , ma i politici piu' populisti vedi Tramp , Salvini Di Maio , anche se scarsi/incapaci . . Pur mantenedo la democrazia , Brennon propone una selezione tra i votanti. In effetti non e' corretto che abbia 1 voto il laureato con 110 e lode , che ha una apertura mentale e conoscenze generali maggiori ,ed 1 voto a chi ha solo la terza media. Tra l' altro chi ha piu' cultura , indipendentemente dall'orientamente politico e' mediamente piu' democratico ed anche critico verso la forza politica che vota , perché sa capire di cosa si parla , rispetto a chi ha bassa istruzione che mediamente e' piu' tifoso del propio partito e non capendo la materia vota ciecamente cio' che viene proposto. Puo' essere brutto da dire ma e' la verita' , le classi sociali piu' basse , con meno cultura eleggono politici scarsi. Oltre a cio' che dice Brennon , aggiungerei che e' giunta l'ora di fare una selezione per chi si candida. Per fare il dipendente pubblico serve spesso la laurea ed un concorso , per fare il parlamentare una manciata di voti. ASSURDO Non si eleggono i migliori. Salvini e Di Maio non sono laureati ,non sanno l'inglese , nessuna esperienza in nessun campo. Segnalo che io non laureato.