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  1. Chiara Fabbri Rispondi
    Un elemento che manca all'analisi e'il ruolo dei costi universitari nella scelta della scuola superiore e successivamente di non frequentare l'universita'. Se provengo da una famigia di non laureati a basso reddito e so che scegliere il liceo non mi consentira'di accedere direttamente al mercato del lavoro a 18 anni e la mia famiglia non e'in grado di sobbarcarsi il mio mantenimento durante un corso di laurea, e'una scelta del tutto razionale che io preferisca andare in un istituto tecnico e non veda un futuro nell'universita'. Per cambiare le cose bisognerebbe creare un sistema di borse di studio universitarie serie, che diano realmente la possibilita'alle famiglie di scegliere il percorso di studio dei propri figli sulla base dei talenti e non delle condizioni economiche di partenza, ma sperare che questo avvenga solo cambiando i corsi di laurea mi pare del tutto irrealistico.
  2. davide445 Rispondi
    Mi ricordo quando hanno introdotto la laurea breve con l'obiettivo di fare una laurea professionale. Il risultato è stato che hanno semplicemente diviso i corsi di laurea esistenti, rendendo la laurea breve del tutto inutile in quanto di fatto corrispondente ad una preparazione teorica propedeutica agli anni successivi, in un corso di laurea che già di suo è più teorico di quello in università estere. Come in tante altre cose se non cambiano teste ed incentivi non cambierà nulla.
  3. Marco Rispondi
    Presumo che la barra della Figura 1 abbia il colore sbagliato. Non è chiaro se la tabella 1 si riferisce a tutti i laureati o solo a quelli con laurea accademica. Nel primo caso, quali sarebbero i risultati del confronto internazionale senza considerare le lauree professionalizzanti? Sarebbe inoltre interessante disaggragare i dati per zone geografiche. Grazie
    • Marco Rispondi
      Grazie per la correzione della figura. Per le altre curiosità che avevo ci saranno delle risposte da parte degli autori?
  4. FRANCESCO FERRANTE Rispondi
    Ritengo molto opportuno questo richiamo al problema della mobilità sociale in Italia. Credo però che la causa prima sia il funzionamento del mercato del lavoro a non favorire la mobilità, soprattutto attraverso i meccanismi di accesso alle professioni. Non dimentichiamo che sono anche le prospettive occupazionali a determinare le scelte formative delle famiglie. Non a caso, la selezione sociale aumenta notevolmente col passaggio dalle laurea triennali a quelle magistrali che, tipicamente, conducono alle professioni. Inoltre, i dati sulle lauree professionalizzanti, basate su definizioni convenzionali, non riflettono la vera natura dei percorsi in termini di professionalizzazione. Basta citare il caso per l'Italia delle lauree infermieristiche. I calcoli andrebbero fatti sulla base dell'occupabilità dei laureati al termine della triennale.
  5. Salvatore Bragantini Rispondi
    I dati sono interessanti, e assai negativi. Questo è un lato del problema, se vogliamo quello della "offerta". Dal lato della "domanda", ci sono le imprese, le quali evidentemente si accontentano di questa offerta; o forse, la determinano? Non si sa quale sia la causa e quale l'effetto, ma è chiaro che alle nostre imprese questo basta, altrimenti andrebbero a cercare all'estero il personale qualificato che in Italia scarseggia. Imprese collocate dunque sulle fasce basse della catena del valore, evidentemente, a parte i noti campioni del "quarto capitalismo", che sono bravi ma pochi e ancora troppo piccoli nel quadro globale.
  6. Marcello Romagnoli Rispondi
    Avevamo anni fa una interessante alternativa: i diplomi di laurea con un loro percorso fornativo. Siccome dovevamo fare come nei paesi anglosassoni allora abbiamo smantellato una cosa buona........già gli altri sono sempre migliori di noi........ La mobilità sociale c'è se ci sono i posti di lavoro e se le aziende richiedono figure professionalizzanti più evolute. Ciò richiede un sistema produttivo più rivolto all'innovazione. In Italia questo manca. Io ho avuto genitori con la III media, ma sono laureato per due motivi principali: 1) Quando ero piccolo la cultura era vista come una cosa importante. Socialmente un laureato era una persona a cui portare rispetto. Oggi in televisione ci sono persone famose che dicono che studiare è inutile, anzi chi studia è "uno sfigato". I mass media dicono che non conviene anche se le statistiche dicono il contrario 2) Il diploma e la laurea ti aprivano possibilità di lavoro che senza titolo di studio ti erano precluse. Oggi si trova più facilmente un lavoro se hai fatto un corso di CAD che se hai una laurea.
    • Pietro Rispondi
      Salve, sono molto daccordo con quello che ha scritto, viviamo un complesso di inferiorita' verso il modello anglosassone, che e' invece un disastro. Si pensi a creare lavoro prima, non ad abbassare il livello di istruzione in maniera sostanziale - come e' successo nei paesi anglosassoni - svilendo i percorsi univesitari. Moltissimi lavori che venivano svolti da periti sono oggi svolti da ingegneri laureati, serve gente brava, non laureati.
  7. Savino Rispondi
    Non saranno i figli di papà a farci uscire dalla crisi. La mancanza di ascensore sociale nella società italiana di oggi è paragonabile allo storico apartheid sudafricano. Se verrà consentito maggiore accesso - dal punto di vista sociale, economico e geografico - a qualcuno in più di studiare - per il bagaglio culturale e professionale - allora ci saranno maggiori chances di sviluppo economico e di realizzare una classe dirigente efficiente e preparata. Se continuiamo ad aspettare che questo lavoro lo facciano i figli di papà - tesi solo alla scapigliatura - e se continuiamo a porre mille barriere all'entrata nel mondo elitario agli oggettivamente capaci e meritevoli, ma provenienti da altro ceto sociale, stiamo commettendo un secolare errore, quello di confondere l'èlite con il censo, mentre, come insegna Scumpeter, dovremmo praticare il metodo dell'elitismo democratico, cioè la selezione dalla base dell'èlite. Siamo, invece, tra l'incudine della base ignorante ed il martello dell'apartheid dei figli di papà.
    • JK Rispondi
      Non si può essere più d'accordo.