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  1. Luciano Leonetti Rispondi
    Mi sembra che la metodologia sia errata: andrebbero confrontati i costi pro capite per l'accoglienza (per categoria, come e' stato fatto) e quelli per i servizi per i pensionati al minimo (non solo le erogazioni monetarie). Probabilmente verrebbe fuori che i costi sanitari e gli "altri costi" sono piu' alti per i pensionati, mentre altre voci di costo sono piu' basse o non esistenti. Ritengo anche che i contributi al governo turco vadano indicate, ma scorporate dal calcolo, perche' riguardano obblighi europei e non l'accoglienza in Italia. Nel complesso, mi sembra probabile che lo Stato spenda meno di 1,179 euro (1,278-99) al mese per i pensionati al minimo, ma questo, appunto, andrebbe calcolato. Fatto questo, si potrebbe calcolare il risparmio e discutere del resto. Segnalo con l'occasione che il calcolo del risparmio, prendendo come base i 480 Euro sembra errato; a me viene 2.7 miliardi, con i dati da voi forniti. Potreste aiutarmi a trovare la fonte, visto che nel Def 2017 ovviamente questo calcolo non poteva esserci? Grazie per l'attenzione.
  2. Hübner Rispondi
    Ottimo articolo, molto dettagliato e che mostra anche la complessità di quantificare efficacemente prestazioni così diverse. Purtroppo è un peccato che a livello elettorale la superficialità paghi molto di più dell'aderenza ai fatti.
  3. Marco La Colla Rispondi
    Esiste anche un altro modo per ridurre la spesa, consentendo a chi lo desidera, di rientrare nel suo paese di origine. Quasi di nascosto il Ministero dell'interno sta attuando questa politica, per favorire il rientro degli emigranti economici che, delusi dalla mancanza di lavoro o dalle misere condizioni di vita che stanno sperimentando, vorrebbero tornare nel loro paese di origine, ma non lo possono fare per la mancanza del denaro necessario. Dopo un 'attenta analisi delle motivazioni del soggetto e con tutte le precauzioni del caso per evitarne il ritorno (impronte digitali, Dna ecc.) gli viene pagato il biglietto aereo e gli viene consegnata una piccola somma per non presentarsi a mani vuote dalla sua famiglia che sperando nelle sue rimesse, ne aveva finanziato il viaggio di partenza.Se tale possibilità venisse adeguatamente pubblicizzata, molti deciderebbero di rientrare con un notevole risparmio, tra spese di mantenimento per i richiedenti asilo, spese sanitarie per i clandestini, spese di accompagnamento per gli espulsi e riduzione della microcriminalità di necessità.
  4. lorena Rispondi
    propaganda pura. Primo NON si tratta di piccoli italiani figli di persone che hanno versato ogni genere di obolo negli anni. Secondo si tratta di sovvenzioni di cui fruiscono nuclei famigliari in cui (quando va bene) c'è un solo pagatore di imposte e 5 a carico (sanità, scuole,etc) di TUTTI noi. Lo so che non lo pubblicherete ma pensate a questo: fate quanta propaganda volete. LE ELEZIONI HANNO PARLATO e voi siete meno che minoranza
    • Gabriele Guzzi Rispondi
      Ciao Lorena! Non ho ben capito il tuo punto, di quali sovvenzioni parli? Piccoli italiani sta per i bambini che vanno all'asilo nido. Come vedi, il commento è pubblicato e quindi possiamo parlare con più tranquillità, anche perché, che io sappia, lavoce.info non si è presentata a nessuna elezione. Gabriele
  5. Gabriele Guzzi Rispondi
    Grazie per la risposta. Sì, colpisce come la quota per i progetti d'integrazione sia assolutamente minoritaria sul totale. Fortunatamente, sappiamo come il terzo settore, spesso gratuitamente, fornisca progetti mirati di inserimento (corsi di lingua, e informativa sui diritti). Questo rapporto del Ministero dell'Interno da pagina 53 cerca di comparare i costi tra i paesi europei! Gabriele Guzzi
  6. Henri Schmit Rispondi
    Utile verifica. Quasi tutta la spesa (verde, rosso, giallo) riguarda dipendenti e fornitori pubblici, paradigma perfetto del servizio pubblico italiano. Colpisce la bassa incidenza dell'attività d'integrazione(corsi d'italiano, informativa sui diritti, istruzione civica?), mai sprecata perché nell'interesse pubblico anche se l'immigrato non dovesse essere ammesso come rifugiato o a qualche altro titolo. Sarebbe interessante paragonare con la spesa di altri paesi.
    • Gabriele Guzzi Rispondi
      Grazie per la risposta. Sì, colpisce come la quota per i progetti d'integrazione sia assolutamente minoritaria sul totale. Fortunatamente, sappiamo come il terzo settore, spesso gratuitamente, fornisca progetti mirati di inserimento (corsi di lingua, e informativa sui diritti). Questo rapporto del Ministero dell'Interno da pagina 53 cerca di comparare i costi tra i paesi europei! Gabriele Guzzi