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  1. Henri Schmit Rispondi
    Trovo l'analisi interessante, importante, convincente, ma forse anche un po' scontata nelle conclusioni. La questione non più misurabile che rimane aperta è la seguente: Perché le aziende non riescono a crescere di più o, più insidiosamente, perché non hanno interesse a crescere di più?
  2. bob Rispondi
    "Sulla produttività pesa la dimensione di impresa" . NO! Pesa solo la mancanza di cultura. Attenzione per cultura ancora prima delle tecnologie,della rete e di internet intendo saper leggere e scrive, saper capire e tradurre un articolo di giornale, saper parlare un accettabile italiano altrimenti, come qualcuno vuol far credere non si impara neanche un mediocre inglese. Qualcuno nel Paese senza memoria e senza futuro si dimentica che un "ministro delle Riforme" spese tempo ed energie per introdurre il dialetto nella scuola.
  3. mauro zannarini Rispondi
    Quindici anni fà, come consigliere, mi battei perchè Confartigianato promuovesse l'aggregazione temporanea delle imprese associate, per creare dei Distretti diffusi, ma con massa critica tale da aggredire i mercati esteri. I vertici non risultarono interessati e molte piccole aziende preferirono coltivare l'orticello e non perdere parte de comando. Le piccole spinte dello Stato non muoveranno il masso appesantito da obsolete burocrazie e vecchi padroni.
    • bob Rispondi
      Zannarini nessuno si ricorda Giacomo Becattini e di quando l' Italia era un sistema-Paese anche se con distretti diffusi. Da li si doveva partire per creare forse come sostiene Lei, un sistema nuovo innovativo, dove unire la dinamicità del piccolo con la forza e la massa critica dell'aggregazione alla prova del mercato. . Invece abbiamo preferito fare l ' Italia regionale , dei " fenomeni geografici..." ..dei bidelli a posto dei professori, dei faciloni sguaiati a posto dei pensatori. I risultati? Basta vedere le facce di un telegiornale
  4. Dizzy Spells Rispondi
    Ciao a tutti (siete in molti), vi pongo alcuni miei dubbi sulla relazione tra dimensione e produttività che il vostro ottimo contributo non affronta probabilmente per regioni di spazio (a proposito, avete pubblicato su una rivista?). La mia questione è: fino agli anni '90 gli investimenti e la produttività italiana erano elevati rispetto agli altri paesi nonostante le dimensioni medie delle imprese fossero molto contenute anche allora; non sembra quindi essere solo un fattore dimensionale a determinare il calo della produttività, forse incide anche qualche altro fattore che "impatta" maggiormente sulla produttività delle piccole e medie imprese. Faccio un paio di ipotesi: a) l'introduzione di legislazioni sul lavoro "flessibile" (dalla legge Treu in avanti) hanno reso più conveniente sostituire gli investimenti con lavoro non qualificato, con ovvi riflessi sulla produttività generale; b) l'eccessiva pressione fiscale sul lavoro (cfr. il cuneo fiscale più elevato che in altri paesi europei, ma anche l'incremento generale della tassazione derivante dalla necessità di rispettare i vincoli europei) ha ridotto la capacità di investimento soprattutto delle imprese di piccola e media dimensione. Quanto agli investimenti in management e capitale organizzativo concordo pienamente: qui sì che c'è una relazione - ormai di lungo periodo - tra dimensione e capacità organizzativa
    • arthemis Rispondi
      @ Dizzy Spells: considerazioni un po' al volo, mi scuso in anticipo per la sintesi sicuramente eccessiva: * altri paesi riescono ad essere competitivi pur con un costo del lavoro superiore al nostro, vedasi Germania sopra tutti (da cui la famosa frase, che ha più di un fondo di verità, sugli ingegneri italiani che sono bravi e costano poco..). La nostra tassazione deriva anche dalla necessità di rifinanziare un debito pubblico mostruoso, vedi punto successivo; * l'Europa, oltre ai vincoli, ci ha portato a inizio anni 2000 un periodo piuttosto lungo di bassi tassi di interesse: perché le nostre aziende non ne hanno approfittato per fare investimenti e rinnovarsi (e non tutti i governi ne hanno approfittato per ridurre il debito pubblico)?
  5. Cicci Capucci Rispondi
    La vulgata nazionale vede nella grande impresa il male diabolico delle lobby giudaico-massoniche mentre la piccola impresa è il bene che perpetua il buon falegname padre di Cristo e Mastro Geppetto padre di Pinocchio. Purtroppo i partiti cavalcano quest'onda e spesso fanno credere che ostacolare, anche normativamente, la grande impresa sia una difesa del benessere pubblico. La realtà è opposta. Se cerchiamo investimenti in ricerca, posti di lavoro per laureati, produttività e competitività globale dobbiamo favorire e incentivare la crescita delle medio-grandi imprese nazionali.
  6. Savino Rispondi
    Se non ci fosse stato il provincialismo arretrato all'italiana quando l'economia andava bene....... magari i piccoli si sarebbero uniti e sarebbero diventati più grandi. Quello della mentalità resta un problema irrisolto per l'Italia.