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  1. Claudio Rispondi
    Di operatori saranno solo un tappabuchi. Chi aiuta una persona, spesso svantaggiata pesantemente, fa un lavoro sociale, di aiuto. E questo vale, in modo diverso, per l'utente datore di lavoro. Non abbiamo il tempo di farlo. E le assicuro che non ci mancano le competenze e la voglia. Ci manca il tempo. I ricercatori sociali dovrebbero fare ricerca sul campo per offrire spunti utili, intervistare gli operatori, gli utenti, usare i sistemi informativi e poi scrivere saggi sulle politiche attive (pubbliche). Cordiali saluti
  2. Claudio Rispondi
    Gentile prof. Leonardi, lavoro da venti anni in un centro per l'impiego e non condivido il suo ottimismo. Provo a spiegarmi. Meta' del nostro tempo e' impiegato a servire utenti che necessitano di prestazioni socio sanitarie agevolate( rei, esenzione ticket sanitario, sussidio per farmaci di fascia C, sconto di supermercati rivolto ai disoccupati, pratiche bancarie debitorie ecc). Gran parte di queste persone non hanno alcuna possibilita' di rientrare (o entrare) nel mercato del lavoro. Ma la legge prevede la Did, la stipula di un patto di servizio ecc. Firmano pacchi di documenti a loro incomprensibili e se ne escono dall'ufficio con la compassione dell'operatore che li aiuta a compilare la complicate autocertificazioni necessarie ad usufruire delle prestazioni socio sanitarie. Che politiche attive facciamo a queste persone? Pochi giorni fa abbiamo incontrato una persona, delegata dal disoccupato, il quale non poteva uscire di casa se non con la bombola di ossigeno. Inoltre, i bizantinismi normativi complicano il tutto (lo status di disoccupato collegato alla " prospettiva di reddito" ad esempio, per fortuna ora solo valido per gli iscritti L.68). I bizantinismi normativi sono ulteriormente complicati da un sistema informativo che non li supporta se non a costo di anni di analisi e costose implementazioni) Per non parlare ora del sistema informativo nazionale, complicatissimo e fatto con un linguaggio da informatici che non aiuta l'operatore. Le nuove assunzioni saranno solo
  3. Maurizio Motta Rispondi
    Sarebbe anche opportuno riflettere su sinergie possibili tra questo strumento (e peraltro tutti gli altri possibili per i servizi per il lavoro) e il sistema del contrasto alla povertà attivato da dicembre 2017 con il ReI (il Reddito di inclusione). Nel senso che il contrasto alla povertà avviato col ReI presuppone un forte dispiegamento di azioni a carico anche dei servizi per il lavoro, e dunque è utile interrogarsi sul fatto che il mix dei loro strumenti sia efficace; e peraltro anche adattabile alle situazioni delle diverse persone/famiglie delle quali promuovere l'occupabilità come chance per uscire dalla povertà. Occorre pensare anche ad altri strumenti più "personalizzabili"?