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  1. Frank Rispondi
    Alcune osservazioni: 1) non è vero che non vi era allora come oggi alcuna separazione tra Rfi e Trenitalia: dalla costituzione di RFI nel 2001 questa opera con separazione societaria rispetto al trasporto, che poi sia efficace o meno è altro discorso 2) ben venga la concorrenza, ma simmetrica, vale a dire con possibilità anche delle imprese italiane di entrare in mercati esteri: e questo è dimostrato da FSI che si sta espandendo all’estero con acquisizioni societarie 3) i governi, in generale, possono non avere interesse a creare concorrenza a discapito dei propri campioni nazionali 4) l’operazione Gip su Italo serve, palesemente, ad entrare nel mercato ferroviario UE e ad acquisire know how da utilizzare per altri paesi
  2. Henri Schmit Rispondi
    L'unica critica seria alla vendita della start up a terzi (poco importa se stranieri) sarebbe quella di un'iniziale privatizzazione (da precedente monopolio) a condizioni vantaggiose per i privati e onerose per lo Stato (è quello il paradigma del vizio italiano), cioè un arricchimento abusivo, artificiale dei soliti privilegiati. L'autore dell'articolo ci rassicura che non è andato così. Per il resto bisognerebbe avere le informazioni per poter confrontare il business plan dell'investitore estero con quello della quotazione.
  3. Umberto Rispondi
    Sembra che i debiti siano nell'intorno dei 500 milioni di euro. Cosa ha di tanto bello NTV da spenderci altri 2 miliardi di euro ?
  4. Rodolfo Rispondi
    Ma ora che lo hanno comprato gli statunitensi Italo sarà rinominato "Usalo"?
  5. P.PIERANGELINI Rispondi
    il problema non è l'acquisizione di NTV in se dagli americani il problema è la asimmetria tra ciò che succede da noi dove abbiamo anche svenduto la infrastruttura di TLC e quello che succede quando proviamo a fare acquisizioni all'estero in particolare vedi utlime vicende dei cantieri in Francia, non è che noi dobbiamo essere sempre più realisti del re.
    • Henri Schmit Rispondi
      Si, ma bisogna precisare che l'asimmetria è tutta colpa nostra, non dei cattivi stranieri.
  6. Carlo Rispondi
    Francamente non capisco questo argomento: investimenti tutti pubblici e profitti privati. La rete la vogliamo pubblica, ovviamente. La rete la vogliamo adeguata, ovviamente. Una volta che c'è diventa una "essential facility". Per l'uso della rete il privato paga un prezzo, e questo prezzo deve coprire i costi dell'uso. Se poi debba coprire i costi dell'investimento è tutta un'altra questione. Se si, si tratterà di mettere un parametro specifico nel calcolo della tariffa. O no?
    • Michele Rispondi
      Facile fare profitti in questo modo: i contribuenti pagano la essential facolity, i privati pagano i costi per l’uso (poco più che zero e comunque è un rimborso). L’effetto netto è di aver messo a disposizione di privati almeno 32 mld gratis. Quindi dobbiamo remunerare l’investImento: quanto? Almeno il costo del debito più un premio, senza parlare della remunerazione del rischio di equity. 4/5%? Su 32 mld fanno da 1 a 2 mld all’anno + il capex di mantenimento annuo. Ci sono questi costi nel P&L di italo e Trenitalia?
  7. roberto Rispondi
    Sarà, ma dato che viviamo in un paese in cui tutto è venduto all'estero (imprese spesso sovvenzionate da soldi pubblici, vedi le tlc) e che invece comprare all'estero (specie in Francia per non parlare di Cina o Giappone) è pressochè impossibile ... allora qualche dubbio mi viene. Primo perché il ritorno economico è tutto ai privati, secondo perché non si tratta di una start up comprata (via una ne facciamo un'altra) ma di "eventi" irripetibili, terzo perché il mercato libero solo in un senso è un controsenso. Anche io mi fido di Calenda che anche ieri ha sottolineato (nel caso del tessile) le distorsioni di chi viene a comprare e si porta via il pacchetto. Non credo proprio che gli americani faranno investimenti sulle infrastrutture ... quando si sta aprendo la miniera d'oro dei lavori in USA e con la liberalizzazione delle tratte TAV in Europa.
    • Henri Schmit Rispondi
      Ma come sarebbe impossibile comprare all'estero? Gli altri paesi (D, F, UK - e USA - e i più piccoli) promuovono attivamente l'investimento estero (foreign direct iinvestment) e si vantano dei volumi raggiunti (a parte l'UK che da 18 mesi teme l'opposto), mentre in Italia si continua a recitare la dottrina dell'impresa italiana posseduta dagli Italiani e gestita da Italiani. La strategia dell'autarchia è ottima per creare l'illusione di mettersi al riparo della concorrenza. Ma conviene uscire allora dal mercato comune.
  8. Giuseppe Rispondi
    Mah, il dire che non è un'altra bandiera tricolore ammainata ma un successo, mi sembra un po' la morale de "La volpe e l'uva" ... io ho fiducia nei giudizi del Ministro Calenda, che sull'operazione era di tutt'altro avviso. Perchè un prezzo così alto? eheheh, il timeo danaos et dona ferentes non insegna nulla?
  9. Michele Rispondi
    Tre considerazioni: 1) Italo è società privata e quindi i suoi azionisti sono giustamente liberi di decidere sulla cessione invece che la quotazione in borsa. Sbagliate sono interferenze pubbliche sul tema 2) lo stato italiano ha speso 32 mld per l’alta velocità, ma dalla cessione non ricava nulla. Investimenti tutti pubblici e guadagni tutti privati. 3) le grandi plusvalenze realizzate, grazie alla pex, sono al 95% esenti e sul 5% verrà pagato il 24% di tassazione. In totale una tassazione del 1,2%, una flat tax molto generosa. Tutto legale, ma anche corretto da un punto di vista macro? Quando invece sui redditi da lavoro si paga un netto superiore al 50%
    • Aiace Rispondi
      come ha scritto Michele i 32 mld spesi dallo stato per l'adeguamento e la costruzione dell'alta velocità sarebbero da paragonare con lo spread sui biglietti e il vantaggio economico (e di tempo?) dei cittadini italiani viaggiatori (e aggiungiamo anche qualche esternalità ambientale, visto il mucchio di titoli di efficienza energetica che porta con se NTV). Altrimenti la somma sembra essere negativa per la comunità e positiva solo per gli "alfieri del lusso made in Italy e imprenditori di consolidata esperienza".
    • Francesco Rispondi
      Si, ma la pex vale per la tassazione di partecipazioni detenute da soggetti IRES, nel momento in cui tali utili sono distribuiti alla persone fisiche tali utili sono tassati come gli atri redditi.
      • Michele Rispondi
        Lei pensa che tali utili saranno mai distribuiti alle persone fisiche? Mai e poi mai. Ci penseranno altri meccanismi, le rivalutazioni delle partecipazioni tassate al 8%, i cambi di sede, le fusioni internazionali etc etc Gli strumenti legali della “pianificazione fiscale” sono infiniti
      • Henri Schmit Rispondi
        Giustissima l'osservazione sulla PEX. È essenziale distinguere fra IRES e IRPEF, sono governate da logiche giuridiche e economiche diverse. La circostanza che il bizantinismo fiscale permette ai più furbi di azzerare la seconda attraverso stratagemmi della prima è semplicemente un difetto (voluto o tollerato) del sistema. La fiscalità aziendale e dell'investimento è una questione di competitività internazionale, quella individuale è una questione di giustizia sociale.
        • Michele Rispondi
          Resta il fatto che sui capital gain soggetti a pex la tassazione finale rimane al 1,2%, mentre il lavoro è tassato al 50% tra irpef e contributi (che in un sistema a ripartizione sono di fatto una tassa) La pex con la competitività internazionale non c’entra un bel nulla, non riguarda le imprese ma i loro azionisti. Prima della introduzione della pex (2003) il sistema italia non era certamente meno competitivo di quanto lo sia ora.
          • Henri Schmit
            Non sono esperto di fiscalità - che mi spaventa - ma pensavo aver capito che il regime PEX fosse precluso a enti non commerciali, persone fisiche non imprenditori e non residenti senza stabile organizzazione. Se sbagliassi ci sarebbe secondo me qualcosa di illogico nel regime definito dalla legge.
    • Luca Ba Rispondi
      Mi sa che non è stato capito che i 32 mld sono stati spesi per la linea mentre quel che è stato venduto è una società di trasporto. E' la stessa differenza autostrada e veicoli che ci vanno sopra. Semmai ci sarebbe da domandarsi perchè i fondi italiani ben difficilmente comprano qualcosa all'estero, solo mancanza di possibilità economica?
      • Michele Rispondi
        Vero. Ma quale società di trasporto ferroviario funziona senza le linee ferroviarie? Chi remunera i 32 mld investiti? E’ come se io pretendessi che lo stato mi costruisce un ponte e io mi incasso la gabella per attraversarlo. Facile fare profitti.
        • Luca Ba Rispondi
          Non è esattamente così, la gabella in questo caso se la prende lo stato (tramite FS Italiane) vendendo tracce orarie. E' con quello che si possono giustificare i soldi investiti (o per lo meno così dovrebbe essere) infatti tutti gli stati hanno fatto l'AV in questo modo. Il problema è invece quanto già detto da me e da altri perchè pochi italiani comprano all'estero?
          • Michele
            Resta il fatto che Italo - correttamente dal suo punto di vista - ha beneficiato di esternalità positive ingenti grazie agli investimenti pubblici. Forse bisognerebbe ripensare la remunerazione delle concessioni prevedendo anche un compartecipazione statale ai profitti e capital gain (stile cartied interest). E qui torniamo al tema della tassazione al 1,2% del capital gain grazie alla pex. I fondi italiani che non comprano all’estero? Perché nel panorama europeo sono dei nanetti e all’estero - in media - mancano di tutta la credibilità necessaria. L’Italia è terra di conquista nel settore dei fondi di investimento, non il contrario.