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  1. CARLO FUSARO Rispondi
    Grazie per un articolo interessante. Per la precisione la legge non permette ad ALCUNI ma a TUTTI i candidati di esserlo in più collegi (e in uno uninominale). Un calcolo interessante che si potrebbe fare, partito per partito, sarebbe quello del rapporto fra pluricandidature e candidature complessive. Per es., per il PD Camera che ha 53 pluricandidati, questi "coprono" 125 candidature. Il totale massimo dei candidati invece sarebbe di 484 candidati (nei plurinominali il massimo è 4 anche se gli eligendi son di più). La propensione alla pluricandidatura è misurabile nel rapporto 125 su 484 o anche 53 su 484. Nel caso PD poi le pluricandidature pesanti sono pochissime: meno di dieci, tutte donne salvo Renzi (candidato in 3 posti sui 6 possibili). Il discorso donne è ancora più chiaro se si guardano le prime 20 pluricandidature alla Camera e le prime 10 al Senato: nel PD su 30, ben 22 sono donne. Questo significa: pochi paracadutati e (casi specifici a parte come Annibali, citata giustamente), non tanto un tentativo di "aggiramento" (cos'è quest'ossessione a vedere distorsioni o negatività dappertutto!?), quanto la normale conseguenza di una legge che, opportunamente, prevede norme rigorose a tutela del riequilibrio di genere: così facendo costringe a mobilitare DI PIU' (rispetto agli uomini) un ceto dirigente politico femminile a tutt'oggi numericamente più ristretto (non fosse così non si giustificherebbe la norma!). Scommetterei che anche nelle altre liste .
  2. arthemis Rispondi
    "Molte tra le pluricandidature più pesanti (la categoria “5 + 1”) sono femminili, forse segno anche questo di un messaggio politico all’elettorato" Alcuni commentatori lo interpretano come aggiramento, nei fatti, della regola delle quote di genere (sulla carta vi sono donne in molte circoscrizioni, nella pratica 1 su 5 è "vera" e gli altri 4 posti vanno a uomini)
  3. Mauro Binetti Rispondi
    Nel caso del M5S non si tratta di offrire paracadute poichè i candidati nel listino bloccato (su base proporzionale) sono stati scelti PRIMA di decidere i nomi da inserire nei collegi uninominali. In questo secondo caso sono stati collocati dei nomi già presenti nel collegio plurinominale poichè considerati "candidati forti" (ad esempio alcuni parlamentari uscenti) o in caso di "necessità" (scarsità di alternative di valore) oppure ancora per dare la possibilità a chi si è ritrovato in una posizione che dava poche possibilità di essere eletto di provare a guadagnarsi il posto nella sfida dell'uninominale.
  4. Michele Rispondi
    Ancora una volta si dimostra che la legge elettorale voluta da PD e PDL è solo un modo per aggirare la volontà degli elettori e far eleggere dei nominati dall’alto a dispetto e in spregio degli elettori
  5. Savino Rispondi
    Come nelle ruote del Lotto attuali, sarebbe stato meglio fare collegi nazionali e collegi locali.