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  1. Federico Leva Rispondi
    Non mi è ben chiaro come sia stato individuato il rapporto causale. Se leggo bene il paragrafo 3, ci si è affidanti al confronto provincia per provincia. Nel paragrafo 4.2 si ammette che alcuni fattori potrebbero sfuggire a una tale analisi, ma si conclude che cosi non è stato. Eppure mi sembra che nel periodo dal 2006 al 2016 si siano verificati alcuni fatti rilevanti. Per esempio, ricordo che nel periodo dopo la crisi del 2008 diversi corsi di laurea dell'Italia settentrionale ebbero un improvviso aumento di iscritti, e una spiegazione ipotizzata fu un "efetto parcheggio all'università" di ragazzi provenienti da famiglie senza immediate esigenze economiche che non vedevano prospettive lavorative immediate.
  2. Mario Alemi Rispondi
    Molto interessante. Una possibile causa di 1) immigrazione a bassa competenza 2) poche alte competenze (dottorato o simile) italiane e 3) abbandono precoce degli studi italiano può essere il pessimo trattamento riservato ai ricercatori italiani. Non esiste stimolo alcuno in Italia (certo non monetario) a fare il dottorato con l'idea di restare in università (oramai appannaggio dei "ricchi di famiglia"), per poi eventualmente farsi assorbire come forza lavoro altamente qualificata. Penso ai "big" dell'intelligenza artificiale (Hinton, Lecun, Benjo...) che han vissuto una vita universitaria dignitosa, abbandonando l'Europa, per poi arricchire Google e Facebook condividendo quanto appreso in anni pagati dai contribuenti europei prima e canadesi dopo...