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  1. Massimo Calise Rispondi
    Trovo l'articolo generico. Come spesso accade, nessuna riflessione su quelle iniziative avviate e non efficacemente sostenute e che, inevitabilmente, non danno i risultati attesi. Un approccio “istituzionale” serio che punti ad un assetto amministrativo più efficiente sarebbe utile al Mezzogiorno e all’intero Paese. La “Fusione dei comuni” (art. 15 TUEL) è una concreta opportunità che è stata colta soprattutto dai comuni del centro nord; il numero dei comuni italiani è diminuito con benefici per l’intero “sistema paese”. Gli ultimi governi hanno aumentato la misura dei finanziamenti decennali previsti per i Comuni unici ottenuti dalle fusioni. Ma non basta, delle 74 fusioni realizzate nel quadriennio 2014-2017 (180 i Comuni interessati) solo una è avvenuta al sud. Occorre trovare altre misure, oltre a quelle finanziarie, per ridurre la frammentazione del nostro Paese. Bisogna evitare provvedimenti contradittori, da una parte si incentivano (debolmente) le fusioni, dall’altra, come avvenuto di recente, si erogano fondi per i comuni con meno di 5.000 abitanti; come dire: rimanete piccoli!
  2. Salvatore Rispondi
    Questo signor ministro ha capito o no che il problema del mezzogiorno è la corruzione e la criminalità organizzata (che ne fa largo uso)? Il resto sono chiacchere...
  3. Massimo Saraz Rispondi
    interessante e molto l'articolo. Come sociologo su lavoro e migrazioni, l'Autore dovrebbe ricordare che il PIL e i consumi nel Mezzogiorno sono dovuti anche e in specie dalle rimesse dei tanti giovani e non solo smigranti italiani qualificati nel mondo, migranti spesso citati da "La Voce . Grazie Prof. Massimo Saraz