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  1. Motta Enrico Rispondi
    Di fronte alla quarta rivoluzione industriale, penso che sia giusto considerare un'altra possibilità, cioè che la robotica e l'intelligenza artificiale facciano crescere non il reddito dei lavoratori (privilegiati) che le useranno, ma il tempo libero per tutti. Per fare questo bisognerebbe ridistribuire le ore di lavoro (lavorare meno, lavorare quasi tutti), e ridistribuire il reddito, tagliando i picchi più abnormi e certe fasce di reddito immeritatamente alte.
  2. Marcomassimo Rispondi
    Ma anni fa non si diceva che il "libero mercato globale" avrebbe fatto miracoli e garantito a tutti una vera occupazione? Adesso si raccolgono i cocci di certe illusioni; comunque la colpa non è tanto delle innovazioni tecnologiche; è semplicemente che il sistema monetarista e liberista attuale fa acqua da tutte le parti; ed in Italia ce ne accorgiamo più che altrove; la nuda verità è che Keynes ha sempre avuto ragione; il libero mercato è INTRINSECAMENTE e NECESSARIAMENTE incapace di garantire la piena occupazione; solo un intervento pubblico ben fatto può sopperire a questa deficienza; se a questo poi si somma il monetarismo esasperato di stampo germanico, che domina l'europa si spiegano del tutto le condizioni di asfissia economica cronica che si vedono dalle nostre parti; se non si affronta il problema alla radice, non se ne esce; e la rivoluzione tecnologica è più che altro una scusa e le soluzioni assistenziali sono solo palliativi
  3. P.PIERANGELINI Rispondi
    il problema della discoccupazione tecnologica è vecchio di 200 anni. fino ad oggi siè risolto non senza grandi mutamenti sociali e istituzionali. Il problema riamane la distribuzione dei redditi,se i profitti aumentano ed eludono le tasse ( paradisi fiscali) vengono meno le risorse per redistrubuire la ricchezza. Il reddito di cittadinanza è oneroso, la proposta di Daveri è un compromesso per diminuire i costi. La soluzione fino ad oggi e quella che dovrebbe esssere adottata è comunque un maggiore impegno dello Stato per aumentare la occupazione indirettamente con gli investimenti o direttamente in quelle attività che non sono coperte dalla iniziativa privata ma utile ( ricerca e cultura ad esempio) , il problema rimane è che lo Stato nazionale ha meno forza d iprima e quindi meno risorse da spendere al contario di quello che dovrebbe essere e al contario di quelli che sostengono lo stato minimo che evidentemnte sono i vincenti e non si preoccuapano delle ricadute sociali. Le evoluzioni tecnoliche sono inevitabili ma hanno alti costi socilali ( così è sempre stato) la soluzione è apprunto solo istituzionale.
  4. Michele Rispondi
    1) I piani di integrazione salariale per accompagnare ristrutturazioni aziendali servono solo a portare a carico della collettività i costi di ristrutturazione aziendale. I benefici della ristrutturazione invece restano tutti privati. Solo un modo più sofisticato di tendere pubbliche le perdite e privati i profitti 2) I programmi di formazione ai fini di riqualificazione professionale servono solo a dare un posto di lavoro ai formatori.
    • francesco daveri Rispondi
      E l'11 per cento di disoccupati non costano niente alla collettività, vero?
      • Michele Rispondi
        Cosa c’entra il costo della disoccupazione con le ristrutturazioni aziendali? Se un’azienda ristruttura paghi lei incentivi sufficienti a ridurre il personale. È corretto che tutti gli oneri di ristrutturazione siano a carico dei suoi azionisti e non della collettività. Fa parte del rischio di impresa. In fondo se una società è costretta a rescindere qualunque contratto (incluso i contratti di lavoro) è dovuto ad errori gestionali ed è corretto che ne paghi delle penalità. Le previdenze a favore dei disoccupati fanno invece parte di un rapporto di mutualità tra cittadini.
  5. Giuseppe G B Cattaneo Rispondi
    Non sarebbe più semplice e nello stesso tempo più equo (principio di uguaglianza art. 3 Cost) provare ad immaginare seriamente un reddito universale di base invece di complicare ancora una legislazione infame.
    • bruno puricelli Rispondi
      Data la natura umana, opportunismo pigrizia e altro, dissento. All'uomo si dia pure ma a patto che rstituisca parte del suo tempo o della sua fatica. Ci sono e saranno ancora tante opportunità da impegnare almeno gli over 50 nella sicurezza per le strade, davanti alle scuole, in attività volontarie ecc.
      • Giuseppe G B Cattaneo Rispondi
        Sul reddito di cittadinanza esiste molta confusione. Si dice che in Calabria vi siano 15.000 forestali, in Sicilia 20.000 e così via. Questo è di fatto un reddito di cittadinanza clientelare, ma non universale. La decontribuzione di cui parla Daveri è di fatto un reddito di cittadinanza, ma incassato dalle imprese, e non universale. Il volontariato è di fatto una evasione dei contributi previdenziali. E così via, si potrebbe continuare. Lei pensa che in questo modo si crei lavoro vero? Si aggrava solo il debito publico senza diminuire la disuguaglianza
    • francesco daveri Rispondi
      Con il reddito universale di base trasformeremmo l'Italia in una nazione basata su un enorme Cassa per il Mezzogiorno. No grazie.
      • Giuseppe G B Cattaneo Rispondi
        Direi che la Sua è un'idea personale. La mia idea è che sul reddito universale la sinistra si sia giocata la propria esistenza
  6. Simone Rispondi
    Ogni persona ha differenti aspirazioni e soprattutto diverse capacità. Alcuni individui spiccano in abilità manuali ma di certo non eccellono in lavori intellettuali e qualificati. Come possiamo immaginare che persone che hanno da sempre svolto lavori manuali possano essere facilmente riqualificate? Di certo dovranno essere formate per attività ad alto valore, non ripetitive e non standardizzabili. Questo in quanto queste ultime saranno efficacemente svolte dalla meccanizzazione e dagli algoritmi che sostituiranno gradualmente tutti i lavori più "umili" e via via quelli più qualificati. La disoccupazione diverrà strutturale, accanto ad una piccola elite che riuscirà ad essere utile allo sviluppo economico ce ne sarà un'altra che non potrà essere inquadrata in nessuna mansione in quanto tutto sarà meccanizzato prima o dopo. Come posso immaginare che un operaio di 50 anni con un basso livello di istruzione impari tutte quelle nozioni di informatica utili ad esempio a programmare un macchinario industriale? Saremo forse tutti capaci di diventare informatici? Sicuramente nel futuro esisteranno nuovi lavori ma saranno sicuramente molto qualificati in quanto non lo fossero potrei farli svolgerli a degli algoritmi. E' impossibile pensare che tutti i cittadini siano in grado di raggiungere livelli così elevati di preparazione, specialmente se di età avanzata
    • Giuseppe G B Cattaneo Rispondi
      Ma non solo, il lavoro utile (cioè realmente necessario) è già oggi molto meno in assoluto. La riqualificazione diventerà un mezzo per creare lavoro inutile gestito dalla politica. insomma 24 mila forestali, studenti che imparano a fare fotocopie e portare il caffé ecc