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  1. ANDREA NALDINI Rispondi
    Finalmente un contributo che propone una misurazione dei benefici! Però, i risultati occupazionali non sono nuovi e confermano quanto emerge da altri studi nazionali e internazionali (Kluve, 2015). C’è allora da chiedersi: perché questi risultati? Il contro fattuale qui aiuta poco, sono sbagliate le politiche o la loro realizzazione? Credo entrambi. Poi, e anche più rilevante, perché di fronte a questi risultati consolidati i policy makers fanno orecchie da mercante? Cattiva comunicazione dei valutatori, lobby a difesa della formazione, incapacità delle amministrazioni a sviluppare riflessioni organiche. Ipotesi tutte fondate. Evidenzio un problema ulteriore: l’assenza di una reale leadership a livello nazionale, nonostante il forte dispiego amministrativo e tecnico. Poca indipendenza, poca analisi e poco coraggio intellettuale indirizzano la riflessione su binari morti.
  2. andrea naldini Rispondi
    Il lavoro è interessante perchè finalmente monetizza i risultati, tuttavia i risultati occupazionali della valutazione non sono particolarmente nuovi sia in campo nazionale che internazionale. Bisogna allora chiedersi: perchè si hanno questi risultati così scadenti? Qui l'analisi controfattuale non ci aiuta molto nonostante le ipotesi del testo. I risultati sono generalizzabili oppure valgono solo per i due corsi di Trento? Con tutti i problemi tecnici, credo comunque siano piuttosto generali, anche alla luce di altri lavori simili. E, soprattutto, perchè risultati oramai consolidati non vengono presi in seria considerazione dei policy makers? Problemi di narrazione o comunicazione del valutatore? Lobby a difesa della formazione? incapacità delle amministrazioni? Su questo bisognerebbe indagare meglio. Tra le altre motivazioni, suggerisco che manca una reale leadership nazionale capace di creare pensiero ed indirizzi e quindi si va, come su un piano inclinato, trascinati dal peso della consuetudine. Inoltre, i problemi di indipendenza non sono relativi ai soli valutatori privati, ma anche agli enti di analisi e monitoraggio nazionali.
  3. Michele Rispondi
    I corsi di formazione servono solo a dare uno stipendio ai formatori
  4. Francesco Rispondi
    E' abbastanza criticabile considerare solo il saldo fra costi di formazione e benefici economici individuali a distanza di 3/4 anni indicando come politica da seguire quella della riduzione dei costi. L'investimento-costo è ovviamente di lungo termine e se gli imprenditori valutassero gli investimenti a lungo termine sui benefici a breve presto avrebbe problemi seri nella gestione della propria attività. La riduzione dei costi (come l'indennità di frequenza) inoltre potrebbe disincentivare quelle categorie svantaggiate che più hanno bisogno di quei guadagni immediati e che potrebbero invece beneficiare di più dal corso frequentato.
    • Enrico Rettore Rispondi
      Nell'ultimo capoverso riconosciamo esplicitamente che gli effetti sui redditi potrebbero essere continuati oltre l'orizzonte temporale del nostro studio. Certo è che entro l'orizzonte temporale dello studio lo scostamento tra costi e benefici è di portata tale da far dubitare che il recupero sia possibile. In secondo luogo, la riduzione/eliminazione delle indennità di frequenza è solo una tra le soluzioni che proponiamo. L'altra è data dal miglioramento del targeting: ci sono gruppi di soggetti, chiaramente identificabili, che beneficiano dai corsi *molto* più degli altri. Chiaro che il bilanciamento costi-benefici migliorerebbe in modo considerevole se i corsi fossero destinati a questi particolari gruppi.
  5. Maria Cristina Migliore Rispondi
    Può interessarvi il recente articolo di Luca Mo Costabella (2017), Do high school graduates benefit from intensive vocational training?, pubblicato su International Journal of Manpower, vol. 38, issue 5. Lo studio condotto da Mo Costabella mostra quasi un pareggio tra costi e benefici nel caso dei disoccupati da oltre due anni. Prima di proporre di abbassare i costi della formazione eliminando le indennità di frequenza, è meglio approfondire la conoscenza dei meccanismi che connettono la formazione con l'effetto occupazionale. Potrebbe ad esempio emergere che si possono aumentare i benefici con un migliore collegamento tra formazione e mercato del lavoro e mondo aziendale.
    • Enrico Rettore Rispondi
      Sorvolo sulle notevoli differenze tra il nostro lavoro e quello di Luca Mo Costabella (noi abbiamo informazioni dirette sulle retribuzioni, lui le imputa basandosi su fonti ausiliarie). Il punto fondamentale dei suoi risultati è questo: '...the results after four years hardly justify the investment as a whole: the value of the benefits still lags behind the expenses, and the cost of training is not recouped for any of the trainees. However, the expected benefits after four years for individuals unemployed in the two years prior to training do begin to approach the level of expenses, and can be expected to turn into positive externalities as long as the estimated impact persists for an additional fifth year...'. Cioè lo stesso che troviamo noi: per pareggiare i costi servirebbe che l'effetto trovato nei primi anni successivi al corso si mantenessero ben oltre il periodo di osservazione.