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  1. Marcomassimo Rispondi
    Effettivamente il progressismo è morto, non ora ma da un pezzo a causa della precarietà, dei salari stagnanti o regressivi, dell'affievolimento generale ndei diritti sociali; in un contesto del genere, per quanto riguarda africani e mediorientali, il rischio è dato da quello che si è già verificato in Francia e UK; ovvero che si creino enclave etniche in cui CITTADINI possano sperimentare sentimenti di frustrazione nei confronti di uno Stato che li integra solo nominalmente ; senza contare in aggiunta che qui da noi di quartieri del genere ce ne sono anche popolati da persone che sono italiane da secoli
  2. giuli 44 Rispondi
    Quanto illustrato mi pare un buon suggerimento per affossare elegantemente la proposta di Legge senza dare nell'occhio. Se in Senato venisse recepita come modifica dovrebbe poi essere ridiscussa alla Camera che, vista la imminenza di scadenza elettorale, non avrebbe probabilmente il tempo di recepirla.
    • Sergio Briguglio Rispondi
      Alla Camera la maggioranza di governo non ha alcun problema di numeri, e dovrebbe votare solo sulle modifiche apportate dal Senato. In genere, questo tipo di lettura si conclude in una singola giornata.
  3. michele.zazzeroni Rispondi
    La proposta mi sembra saggia quanto alla conferma delle condizioni attuali per lo jus soli. Quanto allo jus culturae, davvero si pensa che i cinque anni di istruzione siano un criterio sufficiente per ogni tipo di richiedente? Davvero si crede che il potenziale di convergenza culturale di un pakistano mussulmano sia la stessa di quella di un belga o di filippino? Se la cittadinanza la si regala o quasi il messaggio inviato è che la stessa non sia una cosa importante, preziosa, da raggiungere dopo un percorso di integrazione effettiva e previa richiesta, ma che sia una banalità, una formalità, la stessa per cui i soldati di leva gridavano "Lo giuro" il giorno del giuramento. E allora tutto ci tornerà come un boomerang.
  4. Henri Schmit Rispondi
    Trovo l’alternativa proposta superiore all’originale. Ius soli non significa solo (come si intende adesso) il diritto acquisito (automaticamente) con il luogo di nascita, ma anche il diritto acquisito(e da far valere attraverso una richiesta) con la residenza regolare e continua per un certo periodo, più o meno lungo a seconda della provenienza (UE o extra-UE) dell’interessato. C’è poi un altro elemento, non più giuridico ma amministrativo, che non appare nelle condizioni ufficiali, ma che incide pesantemente sull’esercizio concreto dei diritti: i tempi di attesa in caso di richiesta. Quando con i documenti di casellario dei vari paesi dove avevo vissuto prima in mano mi sono informato, con appuntamento, presso la prefettura di Milano sui tempi previsti, la dottoressa mi ha detto “almeno quattro anni, forse anche di più”. Ho deciso di rinunciare. In Francia i tempi di una naturalizzazione sono di uno a due anni per richiedenti di paesi lontani e esotici, in Italia più di quattro anni per cittadini di altri paesi dell’UE. È un esempio come la PA riesce a vanificare i diritti creati dalla legge. Speriamo che non funzioni così anche per lo ius culturae, se no serve davvero lo ius soli automatico!
  5. Franco Rispondi
    Suggerisco all'autore un compromesso ancora più semplice, visto che siamo in tempo di consultazioni elettorali: i partiti che sono favorevoli a questa legge la mettano come primo punto nel loro programma. Il giorno dopo la proclamazione degli eletti al Senato, si calendarizzi lo Ius Soli/Culturae e si proceda a votazione. Niente annaquamenti, niente patti con Alfano.