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  1. CARLO FUSARO Rispondi
    Che l'Autore di questo articolo sia rimasto all'Ottocento è una sua scelta che va rispettata. Mi fa specie che trovi ospitalità su questo sito che fa dello spirito critico la sua caratteristica migliore. Quanto scrive è del tutto fuori dalla realtà di qualsiasi sistema democratico moderno, inclusa la Finlandia che scomoda inutilmente. Soprattutto però è al di fuori di qualsiasi idea di come funzionino i moderni regimi parlamentari, che si caratterizzano - fra l'altro, in virtù della loro stessa natura - per fondarsi (necessariamente) su maggioranze parlamentari, possibilmente solide e ragionevolmente stabili. Ciò impone a sua volta che le elezioni non siano finalizzate solo a produrre rappresentanza ma anche governo. Senza di che, alla lunga, non possono funzionare e finiscono con il ricorrere a supplenze di vario genere e natura. Il caso italiano ne è un efficace esempio. Lasciamo stare perciò questa retrograda guerra alle liste e proviamo a dotarci di una legislazione elettorale che assecondi una buona volta il decente funzionamento del regime parlamentare. In alternativa abituiamoci all'idea che lo dovremo abbandonare.
    • bob Rispondi
      "Lasciamo stare perciò questa retrograda guerra alle liste e proviamo a dotarci di una legislazione elettorale che assecondi una buona volta il decente funzionamento del regime parlamentare" ! Quale?
    • Henri Schmit Rispondi
      Difendo quello che in questo paese sembra ormai un lusso rinunciabile: la libertà degli elettori di scegliere loro chi sarà eletto. Nessun’altra soluzione è compatibile con i principi democratici, sanciti dalla Costituzione. Se la legge elettorale prevede liste, devono essere libere, con voto individuale come in Finlandia o in Svizzera, se no (ma la soluzione è più debole) con una preferenza che completa il voto di lista. Ha ragione Carlo Fusaro, queste soluzione erano già conosciute (e rispettate da chi faceva ricerca e pubblicava) nell’800. Per favorire la formazione di una maggioranza, la soluzione compatibile con le libertà individuali consiste in piccoli collegi, senza correzione nazionale. Il collegio più piccolo è uninominale. Il doppio turno proposto già alla fine del 700 (da Condorcet) corregge i difetti più gravi della maggioranza relativa. Il modello francese può essere copiato tale quale.
  2. Federico Leva Rispondi
    Sul metodo finlandese c'è da dire che ho assistito a qualche recente campagna elettorale (per esempio le elezioni locali a Helsinki) e la situazione non è chiarissima. Su tutta la propaganda elettorale anche in rete campeggia il numero corrispondente al candidato, che va ricordato per votare (e può essere a quattro cifre). Quando poi ho chiesto a varie persone che cosa succede se il loro candidato non viene eletto, c'era parecchia confusione. Inoltre c'è chi si candida come indipendente e quindi segue regole diverse, su cui ho riscontrato ancora meno chiarezza.
    • Henri Schmit Rispondi
      Non difendo il sistema elettorale SF (che non mi convince affatto), ma sostengo che nell’ipotesi di un sistema proporzionale di lista, la soluzione SF è per le modalità del voto (l’elettore esprime un solo voto individuale) e di assegnazione dei seggi (riparto per liste e precedenza fra candidati) quella più rispettosa dei diritti elettorali indivduali. Un sistema similare è utilizzato dal 1919 in CH e in LX, solo che il numero di voti per elettore è pari a quello dei seggi del collegio (c'è pure la possibilità di cumulo e di panachage). La caratteristica comune dei tre paesi è il riparto per collegio, senza correzione nazionale; i collegi disuguali, alcuni molto grandi, causano purtroppo una notevole frammentazione del Parlamento. Agli arbori del voto proporzionale questi sistemi erano conosciuti e utilizzati in vari cantoni svizzeri e Laender tedeschi; tuttora in Baviera, a Amburgo e a Brema. In Germania alcuni accademici propongono una soluzione similare a quella finlandese per eliminare le liste bloccate, contestate come anti-democratiche da ormai più di 50 anni (V. von Prittwitz: https://www.bpb.de/apuz/27211/vollstaendig-personalisierte-verhaeltniswahl?p=all). Perché l’Italia deve scimmiottare i difetti degli altri senza replicarne le virtù?
  3. bob Rispondi
    Henri Schmit c'è una anomalia tutta Italiana che non consente quello che Lei auspica: in Italia si vive di politica dalla Stato centrale all'ultima circoscrizione. Già essere consigliere di circoscrizione di una piccola città è un obiettivo ambito un vero e proprio "lavoro che aiuta" . Questa cultura perversa che si è consolidata soprattutto negli ultimi 30 anni bisogna eliminarla e poi possiamo parlare di quale sistema adottare. Ma finche la politica "sfama" nessuno si toglierà il cibo dalla mangiatoia. Nell'ultima tornata per le elezioni di una importante città del Nord a sostenere la lista di un canditato sindaco c'erano oltre 20 liste d'appoggio ( termine coniato per aggirare il vosto di scambio). In certe liste c'erano madre, padre, figlia cugini e parenti vari che in alcuni casi hanno portato al capolista vincente non più di 70 voti. Ma la mattina dopo con la mano tesa a mo' di mendicante erano davanti alla porta del municipio, un presidente lì, un consigliere là, non si nega a nessuno. Tant'è che, nel caso specifico, alla formazione della Giunta si sono dovuti inventare due Assessorati per soddisfare "la richiesta" (non le dico che Assessorati altrimenti anche il grande Eduardo si rigira nella tomba). Le regole e le leggi tengono su fondamenta culturali forti...cosa che noi non abbiamo.
    • Henri Schmit Rispondi
      So bene in che paese viviamo. La cultura del clientelismo e delle carte truccate è riflessa negli ultimi modelli elettorali, incluso quello ora discusso in parlamento: le liste bloccate, introdotte nel 2005, censurate tardivamente e mollemente dalla Corte costituzionale, servono ai capi dei grandi partiti (e movimenti!), perfettamente allineati e concordi su questo punto, di comandare loro 1. le candidature, 2. le elezioni, 3. gli eletti e 4. quindi le elargizioni di denaro pubblico.
      • bob Rispondi
        ..una crisi strutturale si affronta e si risolve ...una crisi culturale incancrenita da 40 anni ci vuole una rivoluzione