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  1. Savino Rispondi
    "Solo il 20% degli italiani tra i 25 e i 34 anni è laureato rispetto alla me- dia Ocse del 30%".Così il rapporto Ocse sulla "Strategia per le competenze". Inoltre, "gli italiani laureati hanno, in media, un più basso tasso di compe- tenze"in lettura e matematica.Non solo, da noi i laureati non vengono utilizza- ti al meglio e sono un po' bistrattati. Infine,le regioni del Sud"restano molto indietro rispetto alle altre",tanto che il divario fra studenti della provincia "di Bolzano e quelli della Campania equivale a un anno scolastico. Fonte: Televideo Rai Non c'è bisogno di aggiungere altro.
  2. Savino Rispondi
    Non commenta nessuno. Vedete quanto interesse suscitano in Italia i giovani e i giovanissimi. Tornando al fatto che assumono solo ignoranti, c'è un video sul Corriere dove nella segnaletica orizzontale è scritto "Bolognia" ; come non dimenticare, poi, chi, sul sito del MIUR, ha scritto "traccie".
  3. Savino Rispondi
    Non ci sono problemi tra giovani e giovanissimi. Ci sono solo anziani iperprotetti, che abbondano di privilegi, sia quando lavorano, che quando sono in pensione. La questione generazionale c'è tutta ed è causa delle nostre difficoltà economico-sociali, nonchè della cattiva convivenza civile in società. E' assurdo che il mondo del lavoro continui solo a fidarsi degli over 55 e all'esperienza del "saper vivere", spesso coincidente col "saper rubare il prossimo". La realtà è che giovani e giovanissimi vogliono, in tanti ambiti, vedere le cose andare più dritte. Ci vuole un mercato del lavoro per una domanda fatta da studiosi e non da fannulloni, non soltanto in materia informatica e tecnologica. Invece, il mercato del lavoro italiano favorisce chi non sa fare la "o" col bicchiere e, poi, tutto ciò lo si vede nei risultati di lavori svolti senza professionalità, serietà ed onestà.
  4. QualeWelfare Rispondi
    ohh...interessante...ma il libro non è un testo accademico di disquisizione su concetti e indicatori, ha fin dalla sua descizione una vena polemica e accusatoria che, ahimè, i dati riportati non consentono di sostenere... ecco la descrizione del libro "Disoccupazione giovanile in aumento: siamo proprio sicuri che i numeri sbandierati dai media restituiscano un’immagine oggettiva della realtà? Esodati, uscite anticipate, APE: è davvero questa la strada per creare lavoro per i giovani?
 Con il supporto di analisi di dati, una lettura che smonta i luoghi comuni su un tema cruciale e che dimostra la sostanziale insussistenza di un conflitto generazionale in ambito lavorativo. Preoccuparsi del futuro dei giovani e della sicurezza degli anziani è normale in tempi di crisi e doveroso per una società che tiene alla giustizia distributiva e alla solidarietà verso i più deboli. Nel nostro paese però le preoccupazioni sono alimentate da un dibattito carico di polemica e vuoto di analisi, interessato più a suscitare indignate lamentazioni – spesso esagerate, quasi sempre infondate – che a cercare soluzioni. [...] Questo libro smonta i luoghi comuni che imperversano e dimostra come i dati rivelino invece realtà più sfumate, inattese, talora rassicuranti. La disoccupazione giovanile è un problema serio, ma riguarda davvero il 40% dei soggetti o un inganno statistico amplifica il fenomeno?" chiamare inganno statistico quel che è la definizione del tasso di disoccupazione è ridicolo...