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  1. Lorenzo Rispondi
    Sono altamente scettico sulle garanzie possibili circa segretezza e correttezza. Vediamo i punti di forza: Velocità e ridotto impatto ambientale sono motivazioni risibili tanto che lo stesso autore riconosce dei vantaggi incerti. La facilità d'accesso per alcune categorie di persone non implica che le stesse demandino ad altri, magari a professionisti o associazioni, il voto "per procura". Dal punto di vista della partecipazione (fermo restando i caratteri di segretessa e correttezza), che è l'aspetto che secondo me più dovrebbe essere preso in considerazione per il funzionamento di una nazione, questa votazione è stata l'emblema di un fallimento: la punta più avanzata di un movimento di opinione che propugna l'uso dell'e-voting si ritrova con una misera affluenza del 28% e in termini assoluti meno partecipanti della successiva kermesse di Rimini.
  2. Henri Schmit Rispondi
    I problemi dell’e-voting sono complessi ma evidenti. L’anonimato non è un ostacolo insuperabile: il voto è necessariamente nominale, ma l’autorità che lo gestisce può fungere da schermo e garantire l’anonimato ai votanti. Bisogna ovviamente avere o creare quest’autorità elettorale (con tutto quello che implica). Il vero ‘divide’ del voting, elettronico, meccanico o con la matita, a conteggio manuale o automatico (cf. Florida 2000!), sottovalutato dagli studiosi americani, è se la procedura è legale, con la garanzia del rispetto di alcune regole base (cf, Costituzione artt. 48, 51, 56, 58) o se è privata, improvvisata, arbitraria, decisa mentre si vota da un’”autorità” spuntata dal nulla, nominata da una parte, non-trasparente, senza garanzia, senza ricorso. L’ultima categoria è quella delle primarie non solo del M5S ma anche del PD: vi ricordate il “garante” Luigi Berlinguer che cinque anni fa aveva il compito di ostacolare la candidatura di Di Pietro e di limitare il diritto di voto di fatto agli iscritti escludendo quindi i simpatizzanti etc. La conclusione è la seguente: Se non siamo capaci di organizzare elezioni politiche, pubbliche, aperte a tutti, corrette, è inutile provare a nascondere il nostro fallimento dietro altre elezioni private.
    • A.C. Rispondi
      Esistono due ordini di questioni, quelle di natura normativa, filosofica e politica (tra cui i temi che lei cita) e quelle di natura tecnologica. L’articolo riguarda i problemi tecnologici che rendono il voto su Internet vulnerabile. La tecnologia non permette simultaneamente di evitare le manomissioni garantendo la segretezza, questo è un dato di fatto ed un limite ancora invalicabile anche in presenza di un’autorità nazionale (e.g. vedere Estonia). Anche recenti applicazioni, come la tecnologia Blockchain alla base del successo dei Bitcoin, possono risolvere alcuni problemi ma non altri (https://freedom-to-tinker.com/tag/voting/).
      • Henri Schmit Rispondi
        Grazie della risposta e del rinvio alle spiegazioni di Dan Wallach. Non sono esperto di tecnologia blockchain e non intendevo criticare l’interessante articolo, ma fare alcune osservazioni. Il problema è come garantire il controllo della nominatività (identificare gli aventi diritto, evitare che qualcuno voti più volte) senza rinunciare alla segretezza. Non mi sembra che questo problema sia trattato e nemmeno individuato dalle ricerche citate. Il dilemma fra nominatività e segretezza esiste a prescindere, con le procedure tradizionali come con votazioni su internet. L'unica soluzione è una 'blackbox', nominativa in ingresso e anonima in uscita, gestita e garantita da qualcuno/qualcosa. La ricerca sull’e-voting sembra interessarsi invece di problemi tipici delle rete (affidabilità, protezione da manomissioni) che riguardano forse più i sondaggi che non le procedure di voto (decisione collettiva su un quesito o elezione) . Le procedure di voto democratiche consistono in più volani; prima l’iniziativa (proposta, candidatura etc) ; poi l’espressione della scelta (semplice, complessa, unica, plurale) e infine l’algoritmo per trasformare le scelte individuali in scelta collettiva. Come garantire con una procedura su internet che alcune regole, la libertà di scelta di tutti, ‘one man-one vote’ (l’impossibilità di votare due volte), la non cedibilità del diritto di votare, la segretezza, siano garantiti quanto lo sono con le migliori procedure tradizionali?
        • A.C. Rispondi
          Osservazioni sempre benvenute. Confermo che la letteratura citata affronta i risvolti operativi anche delle questioni da lei sollevate, che però non si possono trattare in modo esaustivo in una cartella focalizzata sui limiti tecnologici.