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  1. shadok Rispondi
    A regime si prevede un costo di 7 mld di €/anno, da dove arriverebbero?, non è tantissimo ma se non venissero da corrispondenti tagli ad altre voci porterebbero ad un incremento della spesa pubblica di circa un punto percentuale (e di circa mezzo punto del rapporto spesa / pil), per una misura che rischia di essere assistenza pura, francamente a percorsi di inclusione efficaci performati dai centri per l'impiego è difficile credere... inoltre, immagino che gran parte delle risorse verrebbero allocate nel sud, ma lì che prospettive realistiche di inclusione (lavorativa) possono esserci se mancano le imprese?
  2. saverio vendola Rispondi
    1) bisognerebbe spiegare al popolo cos'è il reddito di inclusione 2) le statistiche sulla povertà non sono credibili perchè non considerano l'economia nera, intere famiglie vivono sul nero specie al sud
  3. piero Rispondi
    1,8 miliardi per 1,8 milioni di persone significano 1000 euro medi a testa, 80 euro al mese. Ho capito bene?
    • Michele Rispondi
      Beh un po' meno: il 15% dei 1.8 mld verrebbe speso per "servizi alla persona per dar vita ai percorsi di inclusione". Un po' come nella canzone di De Andé: "Un galantuomo che tiene sei figli ha chiesto una casa e ci danno consigli". Tra l'altro, nel complesso non si tratta di fondi aggiuntivi, ma solo ridenominazione di somme già previste, per la stessa finalità, ma con altro nome.
  4. Henri Schmit Rispondi
    Sono stupito del fatto che il Rei (un nome che forse promette troppo) copre maggiormente i più giovani che non i più anziani. Per i giovani l'unica soluzione è il lavoro, quindi la crescita del PIL, l'investimento, la formazione, l'orientamento, o la parte servizi del programma (quali servizi?) di "inclusione", non l'assistenza economica. I più anziani fanno più fatica a reinserirsi, a ridefinirsi, e la logica contributiva delle pensioni sempre più ritardate rischia di giocare brutti scherzi a molti; per loro il trasferimento monetario è spesso l'unica soluzione. Vedo l'assistenza un dovere crescente con l'età e l'inserimento nel ciclo produttivo (formazione, ricollocamento, etc) un dovere dello stato inversamente proporzionale all'età dei residenti (e non solo dei cittadini, come vorrebbe la nuova destra nazionalista, da modello anni 20, non solo in Italia).
    • Henri Schmit Rispondi
      Faccio notare che ieri l'altro Mario Draghi ha fatto delle osservazioni molto simili al mio commento: ai giovani non serve assistenza, ma occupazione, attraverso l'investimento privato, ovviamente. Sono felice, non sono più solo ....
  5. Mauro Soldini Rispondi
    Il misuratore della condizione economica, l'ISEE, così come riformato dal 2015, può garantire certamente una maggiore equità nell'accesso al ReI. Ma in questi mesi di proclami, pochi hanno sottolineato che l'ISEE stesso o meglio la dichiarazione sostitutiva unica (DSU), utile alla richiesta del calcolo del proprio ISEE all'INPS, non sarà più accessibile alle famiglie, a partire da lla fine di settembre, perchè il 97% delle DSU transitano attraverso ai CAF (Centri di assistenza fiscale), grazie ad una convenzione con l'Istituto che non garantirà più il compenso economico da quella data e che non è certamente attrezzato, perchè da sempre convenzionato, a rispondere alle istanze dei cittadini su questo specifico servizio. A meno che non ci si voglia lavare le mani, sostenendo che vi è la possibilità di prodursi in autonomia la DSU attraverso i servizi online dell'INPS, non considerando la complessità della dichiarazione e il digital divide.Il valore necessario alla copertura economica dell'ultimo trimestre dell'anno, con un compenso ai CAF che soddisfa il 60% del costo industriale di una DSU (che non può essere ulteriormente tariffata al cittadino a differenza del mod. 730) è di circa 20 milioni di euro. Una goccia nel mare del bilancio dell'INPS ma anche dello stanziamento del governo sul ReI.
  6. giovanni Rispondi
    Salvo errori od omissioni nella spiegazione della riforma non trovo da nessuna parte la parolina "Italiani". In altre parole a chi è destinato questo REI? agli Italiani che sono in dificoltà economiche o a chiunque si trovi sul nostro territorio? nel secondo caso questa sarebbe un' ennesima manovra elettorale che fa il paio con lo ius soli per catturare i voti degli stranieri visto che le giovani leve degli Italiani non votano più questo Governo.
    • sergio bevilacqua Rispondi
      Giovanni è il caso che la politica intesa come propaganda, la si facci nei posti delegati a questo e si eviti di infastidire con argomentazioni strumentali e assolutamente irrazionali chi sta lavorando per rendere efficaci i servizi. Oppure nella sua logica va bene fare propaganda in qualunque posto e pazienza se così facendo si riducono energie e tempo per risolvere i problemi pratici dei servizi?
  7. Savino Rispondi
    1) Il lavoro, dal punto di vista della dignità umana, è meglio dell'assistenzialismo e della carità; 2) ragioniamo sul fatto che questi strumenti non sono soltanto assistenzialismo politico, ma, qualora si arrivasse al reddito di cittadinanza, ciò sarebbe vero e proprio incentivo ad una civiltà consumistica, cioè una manna per le multinazionali, laddove non importa più se sei lavoratore, ma ti regano i soldi utili per consumare; 3) c'è, poi, un problema tutto italiano: a quali categorie di persone diamo accesso a questo nuovo welfare? Alle stesse che hanno avuto accesso fino ad ora ai sussidi di disoccupazione, alle pensioni d'invalidità, alle case popolari, alle borse di studio, alle agrvolazioni su imposte, tasse e trariffe varie? Gli italiani furbetti dell'Isee e del reddito zero avranno ancora la meglio con il loro piagnucolare e dichiararsi "poveri"?; 4) Può vincere una sfida del genere l'odierna P.A. con il suo personale inadeguato, fatto o di "sistemati", che al CPI hanno trovato impiego a sè stessi, oppure composta dal paradosso di precari nei CPI?