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  1. Henri Schmit Rispondi
    L'universalismo dei trasferimenti assistenziali è un altro indizio del carattere dottrinario della proposta IBL. Ha ragione l'autore, ha ragione Franco Gallo nell'articolo citato. Il paradosso (o l'indecenza) della provocazione IBL è che viene avanzata 1. non in una fase espansiva del ciclo economico, ma a termine della peggior recessione del dopoguerra, 2. in una fase seconda dell'era digitiale che ha prodotto differenze di reddito e di ricchezza mai viste prima (diciamo dai tempi feudali - e qualche somiglianza con quel periodo c'è e si sta accentuando) e 3. in un paese in coda a tutte le classifiche di mobilità sociale e di differenziale fra benestanti e poveri.
  2. Savino Rispondi
    Questi strumenti, a cominciare dal reddito di cittadinanza grillino, rischiano di diventare armi di distrazione di massa per sconcentrarci dal vero problema macroeconomico che rimane il raggiungimento di una soglia più vicina possibile alla piena occupazione o che, quantomeno, intraveda tale obiettivo. E' pura follia e contro ogni etica avere milioni di donne e uomini esclusivamente col ruolo di consumatori insito nella cittadinanza e senza la dignità di lavoratori. Premesso questo, il sistema di welfare va ricostruito dalle fondamenta, individuando in maniera ottimale i beneficiari e stanando il fenomeno dei falsi poveri. Staremmo freschi se, per i prossimi decenni dovessimo ancora sovvenzionare, con un nuovo welfare, i furbetti dell'Isee dei decenni passati, i tanti falsi invalidi, i furbi proprietari di ampi patrimoni che avevano ed hanno redditi alti effettivi mai dichiarati e non hanno mai pagato una mensa scolastica o una tassa universitaria. La platea va ben selezonata, vanno riviste le fasce d'età, perchè la povertà oggi è soprattutto dei giovani e di quanti fanno lavori precari e vanno riviste le incompatibilità ed i doppioni: in certe aree del sud non puoi fare l'operaio forestale (magari, dopo aver fatto il piromane) d'estate ed avere il sussidio di disoccupazione d'inverno.
    • bob Rispondi
      "certe aree del sud non puoi fare l'operaio forestale (magari, dopo aver fatto il piromane) d'estate ed avere il sussidio di disoccupazione d'inverno.". Ha perfettamente ragione la stessa cosa dei 18 mila dipendenti del Trentino che affittano B&B (secondo lavoro) pagandogli pure 1000 euro l'anno per i gerani che mettono sul balcone. A mio avviso prima ancora di parlare di tassa unica e di sussidio, sarebbe vitale di semplificare una burocrazia ridicola e inutile che è più costosa della tassazione stessa e invece del sussidio ricreare quella cultura del lavoro. Ma per fare questo ci vuole un sistema-Paese come lo è stato l' Italia dal dopoguerra agli inizi anni '60 anche con tutte le storture. Progetti politici lungimiranti seguiti da progetti industriali altro che compro-oro e slot machine