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  1. Lorenzo Rispondi
    Sottoscrivo appieno. Le entità economiche minori non possono permettersi il lusso di una consulenza per pagare prestazioni occasionali. Vincerà il nero come è sempre stato (ma quanta frustrazione per questa Italia che non vuole che le cose cambino).
  2. G. Canavese Rispondi
    Sottoscrivo completamente questo articolo di Pietro Ichino, sereno, equilibrato ed illuminante. Dirigo da anni una piccola associazione senza fini di lucro; ci siamo avvalsi con piena soddisfazione dei vouchers ingaggiando studenti universitari per aprire stagionalmente al pubblico piccoli musei di comunità ed antiche chiese romaniche. Quelli che Ichino chiama 'nuovi costi di transazione'(che nascono con l'abolizione dei vouchers) implicano un incremento dei costi del lavoro dell'ordine del 15 -20% ed inoltre comportano un cospicuo aumento del lavoro di segreteria per soddisfare richieste di comunicazioni burocratiche, in precedenza assai meno pesanti. Tutto questo ha già comportato una riduzione delle attività rispetto a quanto svolto in vigenza dei vouchers. Sono convinto che questa mossa della CGIL abbia avuto solo motivazioni di guerra politica; tutte le ragioni addotte per spiegare le ragioni del referendum erano praticamente insostenibili.
    • bob Rispondi
      caro signore qui è in atto una vera e propria lotta di classe tra chi vuole lavorare , progredire e crescere e chi vive di politica, sindacati e inutile buracrazia. Gli ultimi sanno che non hanno speranza senza i privilegi assurdi che "si sono creati" e quindi difendono a tutti i costi il loro posto sicuro a scapito di chi, per mille motivi, non ha avuto o non ha voluto avere quei vantaggi, ma ha cercato di crescere con i propri meriti per una questione di orgoglio e di dignità