logo


  1. Michele Zazzeroni Rispondi
    I test Invalsi (da benedire!) spingono a più profonde riflessioni sui risultati. Ad esempio: c'è un nesso al Sud tra forte variabilità nella classe e spessore e caratteristiche dei ceti sociali? Al Nord esiste (ancora) un ceto medio ampio. articolato, non "statalizzato" che passa ai figli inputs tutto sommato omogenei. E' così al Sud? Inoltre: ma come è possibile che i test Invalsi vedano migliori risultati al centronord e invece alle maturità i 100 e lode al Sud esplodano e al Nord sembrino tutti studenti mediocri? Qualcosa non funziona.
    • Vincenzo Pascuzzi Rispondi
      1) Ma cosa significa benedire gli Invalsi, e perché dovrebbero esserlo?! 2) Il confronto tra i 100 e lode e i risultati Invalsi è una assurdità senza senso: questi ultimi sono un paio di milioni (2.232.000 quest'anno) i 100 e lode sono mille volte di meno. Nel confronto nessun altro parametro viene considerato. Nessuna analisi statistica risulta sugli altri 500mila voti, dal 100 senza lode fino al 60. Nel 1954 Darrel Huff scrisse “How to Lie with Statistics (“Mentire con le statistiche”): il confronto 100 e lode-Invalsi costituisce un esempio enorme di menzogna ripetuto ormai da anni e accreditato da commentatori competenti (in apparenza). Segnalo: Roger Abravanel, l'Invalsi e i “troppi 100 e lode TRUCCATI nel sud”: http://aldodomenicoficara.blogspot.it/2013/06/roger-abravanel-linvalsi-e-i-troppi-100.html?m=0 Segnalo ancora: http://noisefromamerika.org/articolo/perche-studenti-sud-ottengono-voti-piu-alti-maturita Un’obiezione è immediata: se compariamo i risultati degli alunni quindicenni (Invalsi, Pisa) con quelli dei loro colleghi diplomati, non stiamo forse paragonando le mele con le pere? Non stiamo, cioè, confrontando dati disomogenei?
  2. Vincenzo Pascuzzi Rispondi
    L’Invalsi come il Pil. Lo pseudo-termometro annuo e senza scala. - 2/2 seguito. C’è chi insiste a proporre il paragone Invalsi-termometro o Invalsi-fotografia, ma l’insistenza reiterata NON costituisce argomentazione. Altro aspetto da evidenziare è che le prove, o test, o quiz, vengono rinnovate ogni anno. Lo pseudo-termometro varia ogni anno, senza riferimenti con l’anno precedente, senza alcuna indicazione sui livelli di accettabilità o sufficienza: i punteggi 184 o 185 del 1° quartile sono alterazione (37,2°), febbre alta (38,5°), o febbrone, o temperatura normale? nessuno lo sa, nessuno lo dice. E i punteggi 214 o 217 del 4° quartile? anche qui non c’è nessun riferimento se non quello in percentuale (13-15%) che non significa nulla. La situazione non migliora da un anno all’altro (v. “ancora” del titolo)? E come potrebbe avvenire senza interventi specifici governativi? lo pseudo-termometro è, al più e per chi ci crede, un presidio diagnostico, non certo terapeutico!
  3. Vincenzo Pascuzzi Rispondi
    L’Invalsi come il Pil. Lo pseudo-termometro annuo e senza scala. - 1/2 Leggiamo: “Una scuola diseguale per aree geografiche, …. la nostra è una scuola diseguale anche in relazione alle condizioni socio-economiche” cioè in relazione al Pil. Osservazioni simili vengono da Marinella Gambino: “La Scuola italiana non è uguale da tutte le parti, così come non lo sono i vari territori. Avete notato la corrispondenza tra le rilevazioni Invalsi e il PIL o la povertà educativa a livello regionale? La Sicilia, la Calabria, la Campania sono le regioni col più basso PIL pro capite e la più alta povertà educativa e sono le peggiori all’Invalsi. O anche la povertà educativa è colpa degli insegnanti del Sud Italia?” (“Invalsi, non abbandonate le scuole del Sud, 11 luglio 2017). Il titolo “Ancora troppa disuguaglianza a scuola”contiene l’aggettivo “troppa” che è di …. troppo perché non esistono indicazioni o criteri per valutare la disuguaglianza accettabile o meno. Al punto 3 de “Le Prove INVALSI 2017 in 10 punti” del 6 luglio scorso, è riportato che “ la partecipazione alle prove di maggio 2017 è stata altissima, raggiungendo i livelli massimi dall’introduzione delle prove INVALSI”. Vuol dire che Invalsi e Miur si compiacciono dell’assenza di contestazioni e scioperi contro le prove Invalsi. Ma ciò non significa che sono venute meno le ragioni delle contestazioni stesse, cioè: 1) l’auto-referenzialità, 2) la non-oggettività negata e anche 3) l’obbligatorietà. segue
  4. Maria Prodi Rispondi
    Classi connotate da bisogni educativi differenziati sono utilizzate in altri paesi, per esempio in Francia, per centrare meglio l'offerta formativa e produrre compensazioni alle condizioni di disuguaglianza oggettiva degli alunni. Ho potuto osservare scuole che sceglievano di formare classi più numerose e con orario ridotto per studenti più brillanti, classi meno numerose e con un orario più ricco per studenti con risultati di apprendimento scarso. In Italia ci si attiene di solito a comportamenti dettati da asserzioni di principio, ma si resta indifferenti agli esiti. Far parti uguali fra disuguali spesso non produce uguaglianza. E alcuni ragazzi soffrono fortemente il paragone con compagni più dotati restando cronicamente nell'ombra. Chiaramente l'obiettivo perseguito con lucidità deve essere il rafforzamento e non la marginalizzazione di chi ha difficoltà: quindi non devono essere i genitori a dettare la composizione delle classi. E non ci deve essere segregazione fra le classi, ma ampia socializzazione incrociata. Forse la rigidità della classe, così emotivamente cara agli italiani, andrebbe superata personalizzando maggiormente i percorsi. Credo che solo sperimentando differenti soluzioni e andando a analizzare i risultati si possano trovare equilibri fra la personalizzazione dei processi educativi e il beneficio della relazionalità allargata.
  5. Maria De Paola Rispondi
    Ho letto il suo contributo. Spero sia di stimolo a dirigenti scolastici, docenti e famiglie.
  6. ELENA SCARDINO Rispondi
    Se l'autrice leggerà il mio contributo pubblicato oggi nelle rubrica di Repubblica 'invece Concita', vedrà che costruire classi omogenee è molto più difficile e costringe il dirigente a scontentare le famiglie e gli insegnanti più esigenti ...ma si deve assolutamente fare. E non è un'impresa impossibile. Permette inoltre di tenere sotto controllo i progressi e le difficoltà sia degli alunni che dei metodi educativi, incoraggia e stimola il confronto fra docenti, il desiderio di raggiungere risultati con tutti, invece di abbandonare i ragazzi in difficoltà a un destino di emarginazione e bocciature. Infatti una volta formate le classi bisogna costruire un sistema di verifiche periodiche e confrontabili, che vengano esaminate e discusse fra i colleghi in modo costruttivo. Così come all'interno della classe funziona, come dice l'autrice, il lavoro di gruppi disomogenei al loro interno su argomenti che permettano a tutti di dare un contributo.
    • Maria De Paola Rispondi
      Ho letto il suo contributo. Spero sia di stimolo a dirigenti scolastici, docenti e famiglie.