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  1. Marco Cucchini Rispondi
    Sostanzialmente condivido quasi tutto quello che ho letto. Nell'ordine: a) Henri, capisco la perplessità sul tema delle "quote", ma - poiché uno degli argomenti con cui spesso si criticano i collegi uninominali è proprio quello della democrazia di genere - mi premeva sottolineare come sia argomento debole; b) Piero, nessun sistema è esente da controindicazioni. Però l'idea del "voto di coppia" (che pure è circolata) non mi convince, perché in politica il "voti uno prendi due" presenta più incognite che vantaggi; c) Savino, nulla nel sistema che descrivo è contrario alla lettera o allo spirito della sentenza della corte sia del 2014, sia del 2017. Il tema che preme alla corte è il giusto equilibrio tra governabilità e rappresentanza, sul quale questo modello non incide. Grazie per la cortesia e l'attenzione. MC
  2. Savino Rispondi
    Mi pare vano il tentativo di proporre il collegio binominale, a fronte di una Corte Costituzionale restia ad accettare il ballottaggio, cioè il massimo della competitività tra partiti. Sta vincendo, oltre la questione di genere, l'adulazione al capo per avere un seggio o vederlo confermato. Macron in Francia ha lanciato l'idea di una profonda riforma degli organi costituzionali (Parlamento e "organidi garanzia"). Speriamo che qualcuno lo riesca a fare anche in Italia, dove urge ancor di più.
    • Piero Borla Rispondi
      Effettivamente la sentenza della Corte non è molto convincente, tuttavia sembra chiara nel precisare che non intende escludere né i ballottaggi per il sindaco né quelli collegio per collegio. Non sono favorevole a toccare la Corte costituzionale.Quanto ai collegi, resta sempre da sperimentare il turno unico con voto trasferibile.
    • Henri Schmit Rispondi
      La corte ha soli detto che il ballottaggio fra le due liste più votate risponde ad un logica diversa di un ballottaggio uninominale e che tale soluzione è inammissibile se non permette ricomposizioni fra i due turni. Esistono anche lati scuri del programma di Macron fra cui l'introduzione di una quota proporzionale per l'elezione dei deputati dell'AN. Sono d'accordo sul fondo: non servono altre bizzarrerie, ma soluzioni semplici.
  3. Piero Borla Rispondi
    Il collegio binominale di genere, nell'impostazione esposta nell'articolo (presentazione dei candidati a coppie, è eletto colui che fra i due ottiene il maggio numero di voti) non è esente da distorsioni nei collegi 'sicuri', dove il partito può presentare un candidato/a elettoralmente forte (anche paracadutato) in associazione con un secondo debole; nella competizione interpartitica -che rimane attiva- è favorito il primo, mentre sussiste il rischio che il secondo escluso sia la donna. Sembra assai meglio il sistema già in atto in Francia per l'elezione del conseil géneral (ossia consiglio dipartimentale, corrispondente al consiglio provinciale) : il territorio è diviso in collegi 'binominali' in numero pari a metà dei seggi da provvedere; in ciascun collegio i candidati si presentano a coppie uomo+donna inscindibili; l'elettore vota per la coppia di sua preferenza; per la coppia vincitrice sono eletti entrambi i candidati.
  4. Henri Schmit Rispondi
    Se ho capito bene, non si tratta di un collegio BINOMINALE (che pure esiste, in Cile, ma consiste a eleggere due rappresentanti nello stesso collegio), ma di UNINOMIALE con VOTO DI LISTA o di apparentamento. In altre parole si permette ai candidati di presentarsi in tandem e si contano i voti prima per lista, poi per candidato. A prescindere dalla definizione, la soluzione è interesante e assomglia all'alternative vote, proposto nel 2011 per referendum in UK dall'allora governo tory-libdem, ma bocciato dall'elettorato. Lo scopo però non mi convince, con tutto il rispetto per le donne, troppo importanti nella società e nella politica per dover dipendere da quote. Il vero vantaggio della soluzione sarebbe di allargare la scelta dei cittadini togliendo ai partiti una parte del loro potere (naturale, incontestabile) di nomina dei (loro) candidati. Al contrario un collegio veramente BINOMINALE o TRINOMINALE (con 2 o 3 seggi da eleggere), non incompatibile con candidature abbinate o mini-liste (!), sarebbe una soluzione davvero interessante per la tanto attesa riforma elettorale, una soluzione che potrebbe soddisfare i tre grandi partiti e la Lega, e che conserverebbe comunque un discreto potenziale di favorire la formazine di una maggioranza stabile. Ne ho parlato pochi mesi fa: http://www.lavoce.info/archives/44383/proporzionale-o-maggioritario-la-soluzione-e-un-compromesso/ Il paese purtroppo non è pronto per un discorso che va oltre trucchi di convenienza di breve respiro.