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  1. Savino Rispondi
    Dopo il salvataggio delle banche venete si abbia la decenza di cancellare la data del referendum sull'"autonomia" di quei territori.
  2. palinuro Rispondi
    Ma la cessione delle due banche venete a costo zero (rectius, 1 euro) ad Intesa San Paolo - che tra l'altro avrà libertà di azione nel dichiarare redundant il numero di dipendenti che riterrà opportuno - non configura un vero e proprio aiuto di Stato? La polpa al privato, l'osso (le sofferenze) all'erario. Non si poteva fare quel che fece Obama che nazionalizzò gli istituti decotti per rimetterli sul mercato dopo averli risanati? Non sarebbe costato di meno, e soprattutto non sarebbe stato un chiaro segnale al mercato? Altro che fondo Atlante!
  3. Federico Leva Rispondi
    Leggo che alla fine lo Stato garantisce tutto, fino a un totale di 17 miliardi, con tanto di rimborsi all'80 % agli obbligazionisti. Non sarebbe stata piú pulita una soluzione alla Banco Popular in cui azionisti e obbligazionisti perdono tutto ma almeno la banca assorbente si fa carico di ogni successiva rivalsa?
  4. Iacopo Rispondi
    Buongiorno, perche' ho l'impressione che Intesa Sanpaolo faccia l'affare con i miei soldi di correntista dopo avere modificato unilateralmente le condizioni contrattuali?
  5. Giuli 44 Rispondi
    Non crede, Ill.mo Prof., che tutto questo pandemonio sia frutto anche di una eccessiva e facilona fretta messa a suo tempo nelle privatizzazioni delle banche? Ancor di più: che sia il frutto di una mancanza di regole in tema di governance. Prendiamo il caso di CARIGE. L’azionariato della Banca è composto per il 17.59% da Malacalza, per il 6% da Volpi, per il 79.41% dal mercato (Fonte Borsa Italiana). Constato quindi (e con me altri piccoli azionisti): a. Quest’ultima quota, preponderante anche per le politiche attuate in passato dalla ex Dirigenza Berneschi di massima sollecitazione verso la clientela retail, è di fatto carne da cannone per il gruppo di maggioranza. b. E’ ben evidente che la Banca ha necessità di un robusto aumento di capitale e di un partner finanziario all’altezza della situazione. Tutto ciò era insito nel piano Bastianini, ma i Malacalza non vogliono (forse non hanno la possibilità di sottoscrivere pro-quota un aumento più robusto, forse non temono l’ingresso di Generali). Mi chiedo quindi: 1. è possibile e giusto controllare una banca con un quota tanto minoritaria? 2. non sarebbe necessario porre una soglia? 3. può una tale minoranza lasciare in sfacelo la banca? Grazie per l’attenzione.
  6. fatti neri Rispondi
    @bob...impegno maggiore se lo accolla lo stato con la fiscalità generale per supportare le migliaia di cassa integrati che seguiranno, come fecero con alitalia, SETTE anni pagammo.domani ballottaggi, serve segnale politico, e pantalone tra poco lo darà se non vuole perdere voti, sig
  7. Carlo Rispondi
    La cosa comica è che il perfido stato centralista dovrà comunque mettere mano al portafogli per due banche di una regione che il 22 ottobre promuove un referendum consultivo....per avere meno Stato....il manicomio Italia è davvero impagabile...
    • Henri Schmit Rispondi
      Miglior commento sull'intera vicenda!
  8. Henri Schmit Rispondi
    BIZANTINISMO, MA DI CASA: Il fumo si alza dal campo di battaglia, si comincia a intravvedere chi ha vinto e chi ha perso, chi ha lasciato più vittime sul campo. La soluzione è quella che da quando i disastri sono emersi è la più sensata: il grande istituto sano, capace di incorporare quello piccolo, interviene perché è anche nel suo interesse evitare ulteriori danni al sistema. Lo stato ci rimetterà molto perché il tempo ha peggiorato le condizioni. Alla fine dell’articolo l’autore invoca più volte il fattore tempo che è il sintomo più evidente del vizio profondo del sistema paese: le procedure di risanamento, di liquidazione, di fallimento, di realizzazione degli attivi in garanzia, sono troppo lunghe, le leggi troppo complicate, tutto è poco efficiente e c’è troppa gente che ci guadagna; tutto è reso intenzionalmente complicato. Nessuno è in grado di proporre soluzioni effettive, realizzabili, perché si trova davanti a un doppio muro: una giungla normativa e gli interessi costituiti. Si cambia continuamente per lasciare tutto com’è. Non è giusto dare la colpa al bizantinismo europeo, votato pure dall’Italia. Sarebbe più onesto riconoscere il bizantinismo di casa, impossibile da sconfiggere perché fa campare mezzo paese che prosegue inesorabilmente nel suo lungo lento declino. Il bizantinismo di casa aggravato da una tolleranza diffusa nella lotta contro l’arricchimento illecito è la vera causa del volume senza paragone dei crediti non recuperabili.
  9. fatti neri Rispondi
    dopo i vari ragionamenti del quanto credo serve una riflessione sul perchè non conviene: come mai npl vengono ceduti a valore irrisorio? semplicemente per fretta di fare cassa! e chi la mette questa fretta............? forse gli stessi che se li comprano? una dietro l'altra le banche stanno regalando soldi sotto forma di garanzie, per la maggiore immobiliari
    • Michele Rispondi
      un immobile una garanzia? forse a Milano e a Torino, non certo qui in Veneto!
  10. bob Rispondi
    può dirmi un solo impegno di Intesa? Altrimenti veramente siamo alla fantascienza
  11. gp Rispondi
    Buonasera Professore Non crede che se agli assets e liabilities cedute a ISP si affiancasse anche il contributo del governo (capitalizzazione, fondo esuberi e/o altro) allora la parte restante nella bad bank (Sofferenze, Partecipazioni, PN Atlante, Subordinate e Fondi rischi) sarebbe sufficiente a portare a termine la liquidazione senza intaccare la obbligazioni subordinate? La ringrazio per la risposta