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  1. Massimo Romagnoli Rispondi
    Nella grande confusione non avete evidenziato che i conti di Anzaldi sono gonfiati dal fatto che considera, il reddito di 780 o l'integrazione (media?) di 380, come un contributo da dare a tutti i cittadini (quindi una famiglia di 6 persone senza alcun reddito riceverebbe 4680 €/mese esentasse). D'altra parte se le 780 sono per nucleo famigliare risulta evidente la sproporzione di intervento tra un single e la famiglia numerosa.
  2. Ivano Giannini Rispondi
    credo che la confusione lessicale legata al nome della proposta di legge (reddito di cittadinanza) sia più che altro legata a quanto descritto all'art.4 comma 1 del ddl. Le perplessità e tutti i dubbi del caso legati al rdc sono semmai altre. Come per esempio le leve su cui agire per avere le coperture necessarie. Inoltre si parla anche di "proposte di lavoro ritenute congrue", una leva anche piuttosto forte con cui evitare offerte ritenute, appunto, congrue. Si ammetta per esempio una persona che beneficia del pieno rdc (780 euro). Si ammetta ancora che a tale persona venga offerto un lavoro che, però, si trova in un'altra città, provincia o regione. Si ammetta ancora che la somma di tutte le spese necessarie per un eventuale trasferimento (affitto eccetera) o pendolarismo incidano sulla paga quel tanto che, al netto, sia comunque minore del rdc. Considerato che il beneficiario andrà a intascare mensilmente una cifra minore del rdc si tratta effettivamente di una proposta di lavoro congrua che il cittadino può rifiutare (e già mi immagino i ricorsi ai vari tar)? Insomma, occorrerebbe maggiore chiarezza e lucidità quando vengono spiattellati dati (e denari) acchiappavoti (specie quelli delle fasce più giovani). Senza parlare poi di quando se ne escono con la tiritera (anche quella falsa) de "[...] Italia e Grecia sono gli unici paesi UE a non averla [...]". Ecco, un po' di chiarezza anche qui non farebbe male