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  1. Michele Lalla Rispondi
    Complimenti per la chiara e puntuale esposizione. Scrivo quando il pasticciato modello imitativo è saltato, ma la questione che pongo rimane, tuttavia, valida: l'obiettivo primario di una legge elettorale non può essere la governabilità, ma la rappresentatività. Certo, occorre temperare i due obiettivi, ma, come elettore, trovo preoccupante questa insistenza sulla governabilità che va a detrimento della democrazia, fino a creare una emergenza nella formazione del pensiero comune. La cohabitation come la grosse koalition possono costituire una scelta dell'elettore che chiede alla classe dirigente di collaborare e mediare. Forse occorre cambiare registro dentro i gruppi e i partititi nella elaborazione dei programmi e nella distinzione maniacale (ma solo verbale e per i gonzi) della realizzazione del programma: parole generiche. Per brevità mi fermo qui.
    • Henri Schmit Rispondi
      Non contesto quello che scrive; ignora tuttavia il punto più importante. Bisogna distinguere 2 ordini, (1) quello dei diritti elettorali fondamentali sanciti in termini precisi dagli art. 1, 3, 48, 49, 51, 56 e 58 della Cost. e (2) quello del coordinamento degli attori politici per vincere le elezioni e formare una maggioranza. Il diritto costituzionale studia i primi che sono rigorosamente individuali. La teoria della scelta collettiva democratica (Condorcet, Arrow, etc) assume gli stessi assiomi. Le scienze politiche si occupano invece del secondo tema, fattuale; devono ovviamente tener conto del diritto positivo; studiano sia i comportamenti individuali che strutture collettive quali i partiti (privati) e le istituzioni (pubbliche). Per evitare la censura la legge elettorale deve rispettare i principi costituzionali, ma può pure tener conto di considerazioni fattuali legate agli operatori e alle loro possibilità di coordinarsi nelle elezioni; può creare nuovi diritti (derivati: liste, premi, etc). La Corte Costituzionale purtroppo confonde i due ordini, mette tutto sullo stesso livello; erige l’interesse dei partiti ad essere rappresentati in un diritto costituzionale; viola la razionalità del testo del 1947, elegante ed ineccepibile; esagera quando sindaca troppo come bilanciare fra rappresentazione dei partiti e solidità della maggioranza; e accettando le candidature bloccate omette di non reprimere l’evidente (e inutile) lesione dei diritti elettorale individuali. Sono solo a difendere quest'analisi.
    • Henri Schmit Rispondi
      Difendo la mia tesi controcorrente ed isolata, ma precisa e rigorosa, in un articolo pubblicato finora solo sulla mia pagina academia.edu: https://www.academia.edu/33331644/La_garanzia_dei_diritti_elettorali_fondamentali e in un articolo pubblicato tre anni fa sul forum costituzionale: http://www.forumcostituzionale.it/wordpress/images/stories/pdf/documenti_forum/giurisprudenza/2014/0011_nota_1_2014_schmit.pdf
  2. Alberto Lusiani Rispondi
    Un altro serio difetto della bozza di legge italiana per quanto la conosco dai giornali e il fatto che la soglia nazionale del 5% impedisce l'elezione dei candidati che arrivassero anche al 100% di voto di collegio ma il cui partito non supera il 5% nazionale. In Germania cio' ovviamente non accade e inoltre i partiti che vincono almeno 3 collegi partecipano al riparto proporzionale come quelli che superano la soglia del 5%. La bozza di legge italiana (per quello che mi risulta) ha dei problemi insuperabili di mancato rispetto di elementari principi democratici, e soffre di una concezione abnorme dei ruolo dei partiti.
    • Henri Schmit Rispondi
      Questo difetto caratterizzava la prima versione con metà dei seggi assegnati con l'uninominale. L'ultima versione con meno del 40% di uninominale pretendeva superare questo difetto, creandone un altro.
  3. Maurizio Cocucci Rispondi
    Il sistema elettorale tedesco non ha difetti, né seri, né lievi, semplicemente perché non esiste un modello elettorale perfetto e quindi per definizione tutti contengono elementi oggetto di critiche. Lei conosce episodi di ingovernabilità in Germania dal dopoguerra? Un qualsiasi sistema elettorale può risultare efficace in determinati frangenti mentre in altri può non risultare efficace nel determinare una maggioranza chiara e quindi governabilità.
    • Henri Schmit Rispondi
      1. La risposta alla sua domanda si trova chiara e precisa nel primo punto del mio articolo "il tassello mancante". 2. L'argomento che non esiste un modello elettorale perfetto è il peggiore immaginabile; è l'alibi perfetto dei manipolatori (e di ben peggio, ma evito di elaborare).
  4. Riccardo Rispondi
    Gent.mo Dr Schmit, grazie per la chiarezza dei suoi articoli. Da ignorante in materia ma anche cittadino preoccupato mi verrebbe da regionare così: posto che ci siano 3 o 4 grandi "partiti" presso l'opinione pubblica con pesi molto simili la soluzione più logica mi sembrerebbe un primo turno con soglia di sbarramento (diciamo al 5% per disincentivare la frammentazione) e un secondo turno tra le due maggiori liste o coalizioni (per costringere gli elettori a fare una scelta sul meglio o sul meno peggio). Il vincitore otterrebbe un'adeguata maggioranza (55-60% ?) e il secondo (+ terzo + quarto etc di primo turno) i seggi rimanenti. Dettagli a parte, è un ragionamento sbagliato? Se si, mi dà qualche indicazione di (facili) letture? Se no, perché non si va in questa direzione? Grazie ancora.
    • Henri Schmit Rispondi
      Un sistema elettorale è una procedura che permette a un certo numero di individui (elettori) di scegliere (secondo certe regole “democratiche” = diritti elettorali costituzionali) fra quelli disponibili (candidati) un numero ristretto di rappresentanti (eletti). C’entra la teoria della scelta collettiva razionale studiata da Kenneth Arrow e prima da Condorcet. Siccome non si tratta di scegliere un capo (elezione presidenziale), né una soluzione specifica (referendum), ma un’assemblea, diviene possibile rispecchiare una certa diversità dell’elettorato attraverso partiti, liste, gruppi parlamentari. Il problema dei sistemi di lista è che non dovrebbero violare le regole dell’elezione individuale. Questo è possibile. Il ballottaggio è una regola suppletiva per ottenere una maggioranza assoluta attraverso l’esclusione delle alternative minori: eliminazione graduale, secondo turno fra i due più votati o fra quelli che superano una certa percentuale, accontendandosi allora di una maggioranza semplice. Applicato a liste il ballottaggio cambia natura; per evitare che una minoranza precostituita si possa affermare come maggioranza, si dovrebbe consentire una ricomposizione delle liste fra i due turni. Più che sbagliato, si tratta di una complicazione inutile: se l’obiettivo è favorire “il gruppo più forte” a diventare maggioritario, meglio rinunciare alle liste inventate per lo scopo opposto. Il vizio più grave di qualsiasi sistema è la violazione dei diritti individuali democratici.