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  1. Michele Rispondi
    È la legge di Gresham. Il lavoro cattivo scaccerà sempre quello buono. Se non si pone un serio freno alla precarizzazione del lavoro le condizioni economiche e sociali generali non potranno che peggiorare. A danno in primis di quelle stesse aziende che sfruttano la precarietà ma che in realtà si segano l'erba sotto i piedi. Il decreto Poletti, il jobact, la reintroduzione dei voucher etc etc tutti passi verso la precarizzazione crescente del lavoro e il declino irreversibile dell'Italia
  2. Maurizio Cocucci Rispondi
    Dott. Giubileo, il lavoro cosiddetto 'precario' è una realtà che non interessa solo noi, ma è un fenomeno internazionale e correlato alla trasformazione dell'economia che è diventata sempre più dinamica. Se alziamo la campana di vetro sotto la quale ci rifugiamo e guardiamo cosa avviene all'estero, notiamo che l'Italia è praticamente nella media e questo nonostante la situazione della nostra economia che sebbene sia in ripresa è comunque in uno stato esso stesso precario. Dalla tabella OCSE sul tasso di contratti a termine rispetto al totale lavoratori dipendenti emerge che il nostro 14% del 2015 è superato da Paesi come Finlandia, Francia, Svezia, Paesi Bassi, e che la tanto citata Germania si colloca poco sotto con il suo 13%. Se poi guardiamo ai dati sui contratti part-time, la Germania ci supera con il suo 22,4% contro il nostro 18,7% (sempre riferito al 2015) e che livelli più elevati hanno anche Norvegia, Danimarca, Austria, Giappone, Regno Unito, Svizzera e Paesi Bassi. Curioso poi osservare il tasso di lavoratori autonomi (professionisti e imprenditori) sul totale occupati: noi siamo ai primi posti con un 24,7% contro livelli spesso dimezzati presenti nei Paesi a economia avanzata. Questo la dice lunga sul fatto che spesso da noi vengano utilizzati contratti in maniera irregolare (false partite IVA che all'atto pratico esercitano come veri e propri lavoratori dipendenti). Non serve jobs-act o similari, è una questione sia culturale che di realtà economica.
  3. Filippo Ottonieri Rispondi
    Mi sembra che con questo articolo anche qui su lavoce.info si sia riusciti a far confusione tra stock e flussi. I _lavoratori_ con contratto a tempo indeterminato sono aumentati molto nel 2015, e nel 2016 sono aumentati ancora, sia pure molto meno. Questi sono i fatti, che le tesi di questo articolo mi sembra ignorino serenamente.
  4. Matteo Rispondi
    Poichè i dati parlano piuttosto chiaro e confermano, di fatto, questioni già emerse negli ultimi mesi credo sia utile aprire un ulteriore fronte di discussione che parte dalla seguente considerazione: per l'ennesima volta si sceglie consapevolmente di creare il gruppo dei fortunati (che potremmo provocatoriamente chiamare i 'drogati') e il gruppo degli sfortunati, lavoratori precari che non si drogano ma che continueranno ad esser tali, con l'angoscia di aver mancato di un anno certe possibilità. Se una misura di un certo tipo sai già che non è strutturalmente sostenibile... non farla.. Lo spiazzamento in questo caso è sociale...
  5. Gianluca Rispondi
    Ma qualcuno di voi ha mal fatto l'imprenditore? I clienti spariscono dall'oggi al domani, le commesse già acquisite vengono annullate, la solvibilità dei clienti oscurata dalla privacy, le cause legali hanno tempi geologici e costi stratosferici, la tassazione è sadica e folle, gli adempimenti inutili e farraginoso, pura fuffa fatta esclusivamente per dare !avoro ad una pletora di soggetti, pseudo esperti sorti dal nulla, le camere di commercio, le valutazioni rischi, le mille certificazioni, i centomila moduli da scaricare online, i sadismo contabili con la giungla interpretativa... Tutto questo non do renne riflettersi sull'ultimo anello della catena, il lavoratore? È l'unico margine di flessibilità rimasto visto che l'evasione fiscale e ormai monopolio di grandi aziende e banche o della criminalità organizzata. Le piccole imprese soffrono, arrancano e non chiudono perché non possono, drogando le statistiche, che grazie agli studi di settore e al pizzo richiesto per evitare gli accertamenti dipingono una realtà che non esiste e sulla quale vengono fatte le scelte politiche. Ma via! Il lavoro è dscontinuo, precario, volatile di sul, come i gusti e le scelte dei clienti. Volete che diventi sicuro, stabile e tutto a tempo indeterminato? Imponete gli stessi obblighi che fanno capo alle imprese anche ai privati. Obbligateli invece che a fare i corsi sulla sicurezza a comprare i miei servizi anche se non li vogliono, non servono e non sono convenienti. Ah, ci stiamo arrivando?
    • bob Rispondi
      ...ci fu un momento della storia in cuia lla domanda " Regina il popolo ha fame.." l' eterea fanciulla rispose " Se non hanno più pane, che mangino brioche.."...come andò a finire lo sappiamo tutti C'è uno scollamento tra la realtà e la teorica burocratica non dissimile dalla risposta della Regina, aggravato dal fatto che l' 80% della classe burocratica non sa cosa sia merito e un CV
  6. Alessandro Russo Rispondi
    Dai dati non sembra che stia spiazzando l'apprendistato, in forte crescita sia nel 2016 che nei primi mesi del 2017. Inoltre nelle assunzioni a termine sono compresi il lavoro somministrato e quello intermittente, che pare in ripresa nel 2017 anche in sostituzione del lavoro accessorio. Infine tra dicembre 2014 e dicembre 2015 gli occupati dipendenti a tempo indeterminato sono aumentati di 714.000 unità secondo l'Inps. Quelli a tempo determinato sono diminuiti di 213.000. Alessandro Russo
  7. Mario Rispondi
    Non riesco a capire perchè non si riesce ad applicare in Italia il sistema anglosassone che prevede un costo unitario superiore per tutti i contratti precari rispetto ai contratti stabili.
    • arthemis Rispondi
      Concordo, non mi è chiaro perché la remunerazione dei contratti precari non debba essere maggiore visto che parte del rischio di impresa viene passato al lavoratore.