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  1. Fabio Rispondi
    Quest'analisi dimentica un dato che ne vizia l'approccio scientifico: il MiBACT visto impatto politico (e d'immagine del Ministro) sotteso a questa riforma, ha messo a disposizione dei 20 direttori risorse finanziarie straordinarie ingenti (che si sommano a quelle generate dallo stesso museo). Si tratta di un "tesoretto" che gli altri musei dello Stato semplicemente si sognano. Della serie: è molto più facile essere bravi quando arrivano soldi freschi da Roma.
  2. Claudio Bocci Rispondi
    Molto interessante, complimenti agli Autori. La ricerca mette in evidenza la centralità di una gestione innovativa e sostenibile; il tema del 'fare impresa' nella cultura con finalità di pubblica fruizione sarà al centro della Conferenza Nazionale dell'Impresa Culturale, in programma a L'Aquila il 5 luglio 2017. La Conferenza, promossa congiuntamente da Federculture, Agis, Alleanza Cooperative e Forum Terzo Settore (con il supporto di WWF e FAI-Fondo Ambiente Italiano) mira a valorizzare la 'cultura di gestione' in genere legata all'autonomia degli istituti culturali. All'Accademia poniamo il tema di un approfondimento di ricerca per definire un consapevole committment da parte delle politiche pubbliche e di una metrica di valutazione delle performance delle 'imprese culturali'. In questo contesto è interessante notare il ruolo complementare delle imprese creative (che legittimamente operano sul mercato con finalità di profitto) alle imprese culturali la cui finalità è la pubblica fruizione e la creazione di valore sociale. Al fine di far emergere le migliori pratiche di gestione, Federculture ha lanciato (scadenza il 21 giugno 2017) un'edizione speciale del Premio Cultura di Gestione il cui bando è scaricabile dal sito www.federculture.it
  3. lucetta Rispondi
    Buongiorno, anche a me l'aticolo sembra completamente avulso dalla realtà. Che è ben altra! Franceschini nella riforma si è limitato a nominare una serie di direttori generali con lauti stipendi e completamente improbabili. Il resto è completamente abbandonato !
  4. VIANELLO/SANTERAMO Rispondi
    Concordo in tutto su i 3 commenti che mi precedono
  5. Marcella Colombo Rispondi
    1) Articolo di taglio molto poco scientifico: l'incipit è fortemente ambiguo, lasciando intendere che la sentenza del TAR freni la valorizzazione del patrimonio culturale italiano. In realtà la sentenza è motivata dal mancato rispetto della normativa vigente nella procedura di selezione; 2) lo studio al quale si fa riferimento scopre l'acqua calda: che un museo funzioni meglio se ha autonomia finanziaria rispetto a museo che per avere anche solo una biro o un chiodo deve attendere i tempi biblici della burocrazia ministeriale non ha un grande valore euristico, per usare un eufemismo.
  6. ELENA SCARDINO Rispondi
    Ma da alcuni articoli usciti in questi giorni (T.Montanari, F.Falletti) ho avuto piuttosto l'impressione che non sia stata effettuata una scelta accurata dei migliori candidati, anzi che le modalità siano state molto frettolosa e superficiali.
  7. Francesco Zanotti Rispondi
    D'accordi tutto ... ma se un Ministro non si ricorda cosa dice la legge, non può lamentarsi se un TAR gli ricorda che deve rispettarla. Bisognava prima cambiare le leggi ... se veramente si vuole fare riforme. Altrimenti è dilettantismo velleitario.