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  1. ugo Rispondi
    Il sistema fiscale italiano è impostato soltanto in teoria sulla progressività in quanto ormai quattro categorie su cinque subiscono prelievi con imposta sostitutiva o con aliquote fisse (redditi di capitale, fabbricati, societari, catastali terreni). in pratica la progressività e il conseguente obbligo della dichiarazione sono appannaggio dei soli redditi di lavoro. Domanda: è ancora opportuno conservare un ipocrita ossequio ad una teorica progressività a costo di rendere sostanzialmente del tutto inefficaci i controlli, in quanto il sistema della dichiarazione costringe l'ufficio ad arrivare all'accertamento dopo 3/4 anni cioè dove ormai le tracce dell'evasione sono completamente disperse? o non sarebbe più saggio ripristinare il sistema fondato su imposte reali e non personali, consentendo di arrivare dopo pochi mesi dalla conclusione dell'esercizio sul "pezzo da controllare". Non è l'unica riforma: le altre, mutuabili dalle relazioni OCSE dovrebbero essere pedissequamente applicate per integrarci veramente al sistema Europa: allontanare la gdf dai controlli fiscali e unificare sotto l'Agenzia entrare la funzione di tutti i controlli; filtrare adeguatamente le richieste di apertura partite IVA inibendole a chi ha precedenti di frode o a soggetti fittizi; riportare l'amministrazione finanziaria al centro del sistema finanziario con norma antielusiva generale in campo iidd e iva (disconoscere srl fittizie e dirottare i controlli sugli interponenti, ecc.)
  2. Alessandro Pescari Rispondi
    Non c'è dubbio che la prestazione lavorativa (in qualunque forma svolta) subisce, oggi, una tassazione iniqua. Negli ultimi anni vi è stata una vera e propria legiferazione schizofrenica, ove si sono introdotte esenzioni, tassazioni forfetarie o proporzionali sulle rendite (fondiarie e di capitale), mentre sul lavoro non si è fatto altro che dibattere di "cuneo" (contributivo e fiscale), senza fare nulla che riequlibrasse seriamente il nostro sistema fiscale. Tutto ciò evidentemente ci ha portato a perdere competitività, oltre che a ridurre le disponibilità dei lavoratori, finanche a non incidere significativamente sulla elevata disoccupazione.
  3. Michele Rispondi
    Ultima chicca di un sistema che ha perso ogni speranza di razionalità: la nuova normativa per la tassazione di favore del carried interest dei fondi di private equity, del tutto in contrasto con la tassazione invece punitiva delle stock options. Perché? Qual è la ratio di una simile disparità? Il clamore mediatico e la capacità di lobby?
  4. Michele Rispondi
    Nel guazzabuglio generale del fisco mettiamo anche la famigerata pex (participation exemption) che di fatto azzera la tassazione su i capital gain derivanti da cessioni di partecipazioni. Cosa incomprensibile e iniqua rispetto alla tassazione del lavoro e dei capital gain dei piccoli risparmiatori. La pex di fatto spinge l'imprenditore a vendere l'azienda e diventare un rentier. E ancora ci si domanda perché questo paese non cresce più?
  5. Carlo Rispondi
    Mi sembra perlomeno singolare che l'articolo IGNORI il problema italiano. n.1, ossia l'evasione fiscale. SOno 110 miliardi di redditi sottratti al fisco ogni anno, e sono anche redditi che rientrerebbero nella fascia minima (colf, badanti, idraulici, giardinieri, insegnanti di sostegno, bar, trattorie, .....basta guardare i dati sui redditi di settore)