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  1. Silvia Rebe Rispondi
    Credo che pochi disoccupati vorrebbero un REI decente senza dare niente in cambio. La maggior parte preferirebbe lavorare. La maggior parte dei disoccupati sono rimasti esclusi da politiche economiche miopi e scellerate oltre che di leggi inique o inapplicate. Da una parte in molti settori si sente ripetere che c'e' carenza di personale e dall'altra si tace il fatto che se e' difficile trovar lavoro dopo i 30 anni, diventa quasi impossibile per gli ultra 50 enni. Cosi' chi perde il lavoro molto difficilmente lo ritrova e potra' sperarein una pensione. Infine pochi evidenziano la bassissima qualita' della maggior parte dei lavori offerti, il costante sperpero dei fondi europei ed il totale scollamento tra le esigenze industriali e i corsi di formazione rivolti ai disoccupati. L'unica "arma" dei disoccupati e' quella di non consumare, il che non e' certo un vantaggio per il paese.
  2. Dario Micchi Rispondi
    Sono cosciente che prima o poi bisogna arrivare ad un reddito minimo di cittadinanza, ma bisogna stare estremamente attenti al problema di non erogare un reddito che complessivamente (sommando al reddito minimo, le case popolari, esenzioni dal ticket, esenzioni da tutta una serie di oneri scolastici e di altro tipo) non sia uguale o superiore al reddito di un cittadino che lavora e che non ha diritto a nulla. Ho paura che stiamo andando in quella direzione e che innescherà, nel medio termine, una pericolosa fuga dal lavoro, infatti non ha senso lavorare se lavorando ottengo un reddito complessivo equivalente, uguale o maggiore di quello che ottengo lavorando. Il reddito di cittadinanza o di inclusione devono essere, complessivamente, significativamente minori del reddito da lavoro in modo che ci sia un'importante percentuale di premio a lavorare. Inoltre credo che tali importanti (e costose) provvidenze debbano essere erogate solo ai cittadini Italiani o ai residenti non Italiani di lungo periodo (almeno 10 anni di residenza continuativa con almeno il 50% del periodo in condizioni lavorative).