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  1. Henri Schmit Rispondi
    Mi permetto di aggiungere un'altra osservazione da commentatore ignorante delle problematiche trattate. La proposta dell'autrice mi sembra gravemente iniqua. Non so se incostituzionale, e m'importa poco (perché esiste una giustizia suuperiore a quella delle sentenze della Corte cost.). Sono d'accordo con le osservazioni di Chiara Saraceno senza tuttavia ignorare l'importanza della fiscalità. Non capisco perché una tassazione per nucleo familiare sarebbe incostituzionale. Intanto è quella la soluzione in numerosi altri paesi - e non solo nei paesi scandivi socialmente arretrati secondo una commentatrice - con un ordinamento giuridico certamente non meno rispettoso dei diritti individuali delle sentenze della Consulta. Ha ragione Michele: invece di 'imbizantire' sempre di più la legislazione e la fiscalità bisogna tornare ai fondamentali, guardando magari quello che si fa altrove, dove la differenza fra benestanti e bisognosi è minore e il tasso di natalità superiore che non in questo paese sempre più in coda alle classifiche internazionali.
  2. marco Rispondi
    Il commento della dottoressa Saraceno :..."l'investimento prioritario andrebbe fatto nei servizi che inciderebbe anche sulla domanda di lavoro..." rivela una impostazione marxista del suo ragionamento e non aiuta le famiglie reali di questo paese che hanno bisogno di poter pianificare il loro sviluppo anche con l'aiuto dello stato.
    • Chiara Saraceno Rispondi
      Marxista?? E in che senso l'investimento in servizi non aiuterebbe le famiglie (meglio, gli aspiranti genitori) a pianificare il loro futuro? Proprio perché si potrebbe contare su servizi accessibili e di buona qualità si potrebbe continuare a lavorare per il mercato con tranquillità. Inoltre, dato che in Italia c'è un problema di domanda, cioè non ci sono abbastanza posti di lavoro, l'investimento in servizi incrementerebbe anche la domanda, i posti di lavoro. PS Non è vero, come scrive Sofia, che in tutti i paesi nordici le donne lavorano part time (è vero dell'Olanda) e in occupazioni marginali e poco pagate. Vi è certo un po' di segregazione e sono più le madri che i padri che vanno temporaneamente part time alla nascita dei figli, tuttavia in quei paesi di norma le donne lavorano full time.
      • massimo Rispondi
        Chiara la ho molto apprezzato in molti interventi ma ormai .....dicendolo con uno slogan anche un pochino brutto...Molte delle cose gestite dal "pubblico" ci costano il doppio e ci danno la metà dei servizi....(l'elenco può essere lungissimo basta confrontare il costo a posto letto (prestazione erogata) del Gemelli e del policlinico Umberto primo a Roma, degli asili pubblici e convenzionati , ecc......)
  3. Sofia Rispondi
    Quando si parla dei paesi del Nord Europa in cui occupazione femminile e natalità raggiungono alte percentuali si trascura sempre di dire che la maggior parte delle donne lavora part-time in settori a bassa remunerazione (servizi). Aggiungendo questo particolare, la prospettiva non risulta così idilliaca come può sembrare a prima vista...
  4. Michele Rispondi
    Un commento generale relativo alle politiche economiche italiane e al relativo dibattito. A mio giudizio occorre una visione di insieme e una radicale semplificazione anche nel disegno di provvedimenti settoriali. Nel disegno generale delle politiche economiche occorrerebbe tornare ai fondamentali. Ogni strumento deve avere degli obiettivi precisi, dichiarati e misurabili. Il sistema fiscale ha come obiettivo principale il finanziamento dello stato secondo principi di progressività della tassazione e di equità. Il sostegno alla natalità deve essere perseguito con altri strumenti più adatti. Altrimenti si favoriscono arbitraggi, si introducono distorsioni e si perde in accountability. Un esempio da manuale è la malaugurata mancia degli 80 euro, aumento della spesa che Renzi vuole si legga come riduzione delle imposte, che ha avuto come effetto paradossale che i più poveri lo hanno dovuto restituire...
  5. Michele Rispondi
    1) nelle condizini attuali del mercato del lavoro, una minore tassazione del secondo percettore di reddito rischia fortemente di tradursi semplicemente in minori retribuzioni lorde 2) incentiverebbe molto di più la natalità il miglioramento dei servizi e soprattutto una riduzione della precarietà nel mercato del lavoro (i.e. Il contrario di quanto fatto dal jobact e dalle politiche sul lavoro negli ultimi 20 anni)
  6. PB Rispondi
    Concordo totalmente con il commento di Chiara Saraceno. E' un problema di welfare (pubblico) prima che di modello di tassazione. Casomai, le tasse facciamole pagare...
  7. Marco Rispondi
    Concordo in pieno con l'analisi della dott.ssa Rapallini. Purtroppo noto come anche qui, i commentatori si sentano spesso in diritto di esprimere opinioni personali pur dimostrando di non sapere nulla dell'argomento trattato, in questo caso inclusione delle donne nel mondo del lavoro (a Mister quoziente familiare) e costituzionalità fiscale dei regolamenti attuativi (a Mister avvocata moglie di commercialista). Peccato.
  8. Giuseppe Spazzafumo Rispondi
    A mio avviso l'unico modo realmente funzionante per incentivare le nascite è l'applicazione del quoziente familiare. Fino a che le imposte versate restano sostanzialmente indipendenti dalla numerosità del nucleo familiare tutti gli altri tipi di aiuto avranno un effetto marginale.
  9. chiara saraceno Rispondi
    Attenzione, così come tassare di meno i secondi redditi sarebbe probabilmente incostituzionale e porrebbe non irrilevanti problemi di equità perché tasserebbe meno il reddito di una avvocata moglie di un commercialista del reddito di un impiegato monopercettore o di una madre sola, quindi monopercettore e, anche aumentare le detrazioni quando lavorano in due sarebbe ingiusto. Non faciliterebbe certo l'offerta di lavoro di chi a bassa qualifica e con pesanti carichi famigliari non può rivolgersi al mercato dei servizi di cura. Le detrazioni in generale favoriscono chi il lavoro ce lo ha già, non chi non è in condizione di averlo per carenza di domanda e vincoli famigliari. Se vogliamo davvero sostenere l'occupazione femminile l'investimento prioritario andrebbe fatto nei servizi, che tra l'altro inciderebbe positivamente anche sulla domanda di lavoro, in particolare femminile. Poi si può anche intervenire sulle detrazioni, campo per altro che andrebbe riformato e che spesso ha effetti fortemente disegualizzanti.