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  1. mauro Rispondi
    secondo me uno dei vulnus centrali dell'istituto referendario è che il cittadino abbia le competenze per decidere su temi sui quali nella migliore delle ipotesi non ha alcuna competenza e nella peggiore può essere teleguidato da social, media etc. Lo abbiamo visto sul referendum di novembre che tutto catalizzava fuorchè il tema centrale delle riforme. Ci sono temi sociali su cui i referendum hanno senso (divorzio e aborto ... ma solo in società "pronte") e altri su cui manca una totale logica ("abolizione del ministero dell'agricoltura ..."). La democrazia rappresentativa serve proprio per delegare ed evitare la stasi (che dovrebbe fare rabbrividire qualunque riformista che poi vota sempre NO) che conosciamo bene e che si esplicita nella assemblee di condominio
  2. Henri Schmit Rispondi
    ADDENDUM: L’autore evoca un tema importante spesso mal interpretato. Non si tratta di democrazia diretta, ma di correttivi alla democrazia rappresentativa. L’iniziativa popolare è fatta a nome di una minoranza (parlamentare o non, trasversale, poco importa) rispetto alla maggioranza della rappresentanza. L’articolo citato di ricerca empirica degli studiosi italiani prova poco o nulla; non si capisce perché si richiamano a Tocqueville. Quello degli autori inglesi è più pertinente; le definizioni iniziali orientano il lavoro sul tema dell’iniziativa popolare (in opposizione a quella dei governanti) di cui il referendum è solo un possibile esito finale; il lavoro è lo stesso fuorviante; usa formule complesse per esprimere e provare concetti semplici che NON caratterizzano l’iniziativa popolare: la questione non è bundling (delegare la ricerca di soluzioni complesse per problemi in parte imprevedibili) o un-bundling (decidere direttamente questioni ‘semplici’) - ne decide sempre chi prende l’iniziativa - ma prevedere uno strumento che permetta a un determinato numero di cittadini (firme, tempi) di chiedere una soluzione precisa proposta e formulata da un comitato (comunque da far validare da un organo di controllo), da discutere con la rappresentanza eletta (serve una procedura) e da decidere CONTRO la maggioranza rappresentata tramite verdetto popolare (bisogna definire condizioni di quorum e di maggioranza), voce del potere sovrano, ma non per questo infallibile.
  3. nonnoFranco Rispondi
    Forse che la mancata emancipazione dei Ciitadini (*Il ministro della P.I. BACCELLI nel 1894 nel fare il programma sulla nuova "Riforma della Scuola così si esprimeva nel suo preambolo:... bisogna insegnare solo leggere e scrivere, bisogna istruire il popolo quanto basta, insegnare la storia con una sana impostazione nazionalistica, e ridurre tutte le scienze sotto una.........unica materia di "nozioni varie", senza nessuna precisa indicazione programmatica o di testi, lasciando spazio all'iniziativa del maestro e rivalutando il più nobile e antico insegnamento, quello dell'educazione domestica; e mettere da parte infine l'antidogmatismo, l'educazione al dubbio e alla critica, insomma far solo leggere e scrivere. Non devono pensare, altrimenti sono guai!") dipende da loro? Forse che la truffa del regolamento referendario(il 50% di chi può fare le leggi è basato sui voti espressi, mentre il 50% di chi vuole abrogarne una è basato su chi ha il diritto di votare)dipende dai Cittadini? Forse che le elezioni “esacerbate da campagne elettorali virulente, possono produrre la saggezza di un’assemblea di politici eletti che potrebbe far prevalere gli aspetti tecnici e razionali all’interno del processo di decisione”? Saluti, nonnoFranco
  4. Henri Schmit Rispondi
    La democrazia è per forza o per definizione rappresentativa. Che cos’è il referendum allora? Prima bisogna definirlo, eliminare plebisciti orchestrati dai governanti e considerare l’iniziativa popolare(legislativa e costituzionale, abrogativa e propositiva), seguita da referendum in caso di dissenso persistente fra proponenti e rappresentanti. Definito così il referendum (su iniziativa pop.) è un correttivo (straordinario) di controllo in mano al popolo sovrano (art. 1 Cost) per intervenire se ritiene che i rappresentanti eletti non rispettano il loro (libero) mandato e che gli altri organi di controllo, Presidenza della Repubblica e Corte Cost., non tutelano i diritti fondamentali (art. 1 più tutta la parte I) dei cittadini. Senza questo strumento si rischia di finire dove ci troviamo adesso, che i rappresentanti votino una legge elettorale (e una riforma cost.) che permette ai governanti di mantenersi al potere violando i diritti politici dei cittadini e che gli altri organi di controllo, nominati dai rappresentanti ora auto-nominati, diano ragione ai rappresentanti abusivi (e incapaci). In quel caso serve l’iniziativa popolare con referendum per interrompere il circolo vizioso. Trattandosi di uno strumento straordinario le condizioni d’esercizio devono essere severe, esigenti. L’hanno capito Locke nel 1690, Rousseau nel 1762, Condorcet nel 1793, gli Svizzeri nel 800, Carré del Malberg nel 1932, Mortati nel 1947. Di teoria del diritto costit. si tratta, non di altro.