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  1. marucci Rispondi
    Sull'argomento vi è stato e vi è un ampio dibattito che ha coinvolto non solo gli addetti ai lavori ma è dettato da situazioni storicamente datate e riconducibili - se si vuole essere obbiettivi - alla natura dei rapporti di forza in campo e agli interessi sottostanti alla struttura del mercato finanziario così come determinato dai cicli economici. Bisogna fare innanzitutto chiarezza: "il risparmiatore non avrà mai la cultura finanziaria e la mentalità per investire con competenza"(Cassol). E' un processo -quello indicato - molto lungo che coinvolge interi settori della vita sociale, produttiva e soprattutto colturale del paese: la natura stessa dei rapporti sociali e di rappresentanza. Lo stesso Governatore di bankitalia nella breve relazione del 30 marzo al Senato-Commissione Finanze e Tesoro- ha evidenziato citando alcune ricerche l'impressionante ritardo dell'alfabetizzazione finanziaria rispetto agli altri paesi. Un gap che per essere colmato ha bisogno dell'impegno e interdisciplinarietà di tutti i soggetti e a tutti i livelli. Il risparmiatore non potrà mai conoscere la finanza,data la complessità e vastità della materia; "il mercato degli investimenti è di per sé fin troppo difficile per gli addetti del settore e figuriamoci per il risparmiatore"(cit.) Forse è arrivato il momento per una discussione aperta, dal di dentro il sistema scolastico,ricca del contributo dialettico di tutti i soggetti coinvolti. ce lo auguriamo tutti.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Non contesto i vantaggi di una buona educazione finanziaria . Penso però che il vero problema e la chiave di qualsiasi soluzione non siano da cercare dal lato della domanda (risparmiatori, investitori, opinione pubblica), ma dal lato dell’offerta (emittenti, intermediari, controllori, consulenti). Prima bisogna creare certezze, poi si può chiedere ai particolari di comprendere i meccanismi. Negli anni 90 gli Italiani hanno imparato in un tempo record l’abc dell’investimento finanziario; la svalutazione del 1992 e lo scoppio della bolla nei primi anni 2000 hanno fatto capire i rischi dei vari prodotti e le insidie delle gestioni collettive. La normativa europea si è sostituita a quelle nazionali creando secondo una logica comune obblighi precisi per gli intermediari. Che cosa ha fatto l’Italia? Ha interpretato la Mifid nel modo più formalistico possibile per farne un alibi degli intermediari (e dei loro controllori) invece di una garanzia dei risparmiatori. Gli organi di vigilanza non controllano la sostanza, ma le forme, si accontentano di una parvenza di conformità come se il sistema finanziario italiano, gli operatori e le modalità operative fossero assimilabili agli altri paesi. I tribunali civili tendono ad appiattirsi sulle scelte interpretative della vigilanza. Il fabbisogno di educazione finanziaria più impellente riguarda la giustizia, la vigilanza, gli intermediari e i loro consulenti. Fatto quel lavoro, l’educazione dei risparmiatori seguirà meccanicamente.
  3. EzioP1 Rispondi
    L'articolo evidenzia molto bene come sia necessaria una conoscenza finanziaria per evitare brutte sorprese e peggio ancora perdite di denaro. Non mette però in evidenza i fattori di rischio che esistono qualora un investitore anche modesto si affidi alla “competenza” delle banche o degli istituti finanziari. Ho conoscenza di un investitore che affidandosi alle banche ha perso oltre il 40% di quanto investito nella gestione patrimoniale, ha perso il 10% nell'investimento in fondi, e tutto ciò nel mentre che con un suo investimento “fai da te” ha raddoppiato il capitale investito senza operare variazioni negli ultimi 3 anni del pacchetto azionario originario. Un ulteriore elemento di sconcerto è quello che alcune banche a fronte di investimenti sostanziali assicurano un ritorno percentuale garantito. Alla luce di ciò nasce il sospetto che non sia tanto un problema di cultura finanziaria dei piccoli operatori quanto piuttosto una grave mancanza di correttezza da parte delle istituzioni finanziarie.
  4. Giuseppe Paganini Rispondi
    e' importante, a volte, se del caso, dichiarare la propria fragilità a sè stessi. Così puoi aprirti ad accettare un'educazione finanziaria (come in tale caso), perché comprendi i tuoi limiti.In secondo luogo, è fondamentale la persona o le persone giuste che ti accompagnino con cognizione, correttezza e personali doti di feeling. E non è facile. Neppure è facile parlare/apprendere di finanza quando in famiglia entra uno stipendio di € 1500 o giù di lì..
  5. Vincenzo Bafunno Rispondi
    Giusto auspicare l'avvio di iniziative di promozione e diffusione dell'educazione finanziaria in Italia da parte di chiunque e dello Stato in particolare. Ma il punto è: quale credibilità nel campo può vantare uno Stato che fa di tutto per distorcere un corretto comportamento finanziario da parte dei suoi cittadini con politiche fiscali scorrette? Come si può parlare di corretta allocazione finanziaria se: - con la tassazione agevolata dei titoli di Stato si incentiva l'home bias che è una delle trappole tipiche da evitare? - con la forte limitazione di compensazione fiscale tra plus e minusvalenze se si acquista un giardinetto di fondi comuni o ETF (forma più democratica ed efficiente di investimento), mentre la si consente se si acquistano singoli titoli in regime amministrato o polizze "vita" di tipo finanziario? - si permette che si vanifichino i vantaggi fiscali dei PIR grazie a politiche di pricing che ne riducono o annullano i benefici potenziali? In sostanza se, al di la delle roboanti dichiarazioni di intenti di trasparenza e adeguatezza (MIFID 2, ecc.,...), si continua a favorire gli oligopoli bancari e assicurativi a sfavore dei risparmiatori? Misure più concrete di equità di trattamento fiscale varrebbero molto di più per i risparmiatori e renderebbero più credibili anche i sedicenti sforzi di educazione finanziaria. Cordiali saluti. Vincenzo Bafunno