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  1. Paolo Rebaudengo Rispondi
    La proposta mi sembra una sciocchezza. Se si devono introdurre variabili diverse da quelle dell'ammontare del reddito nella determinazione dell'imposta sul reddito (ripeto: imposta sul reddito e non imposta sull'età) allora potremmo introdurre decine di altre variabili, geografiche, climatiche, composizione della famiglia, numero di giovani disoccupati o sottoccupati che ricevono un reddito dall'anziano de quo, stato di salute ecc. Tra l'altro le statistiche sulla povertà mettono in testa minori e anziani. Questi ultimi subiscono già una tassazione maggiore poichè le pensioni sopra una soglia piuttosto bassa sono bloccate da anni e, come si spiega in altro articolo della voce.info, l'inflazione funziona come tassa sui redditi fissi.Condivido le considerazioni di Alessandro Pescari. Perchè non alzare le aliquote per i redditi sopra i 100.000 euro all'anno, inserendo almeno altri tre scaglioni?
  2. Paolo Forin Rispondi
    Non so cosa pensare. Io sono un lavoratore di età intermedia che spende tutto il suo reddito principalmente per consentire ai figli il completamento del ciclo di studi (laurea magistrale). Non accumulo nulla. Dovrei pagare più tasse? Se fossi più giovane i figli sarebbero alla scuola dell'obbligo, se più vecchio avrebbero terminato. Ai fini redistributivi molto meglio il quoziente familiare.
  3. Henri Schmit Rispondi
    Condivido al 100% quello che dice con parole semplici ma convincenti Alessandro Pescari, tre argomenti e un paio di idee molto generali di riforma seria.
  4. Alessandro Pescari Rispondi
    L'IRPEF legata all'età non è condivisibile per più motivi. 1) contrasta con gli artt. 3 e 53 cost. 2) la scala delle aliquote tiene giá conto della progressione del reddito (anche se a mio avviso andrebbe aggiornata). 3) il nostro sistema fiscale è già complicato al punto tale che non si vede la necessità di contribuire ulteriormente. Infine per ridurre l'evasione e rendere il fisco piú equo, occorrono riforme serie. Tra queste una minore pressione sul lavoro ed un controllo piú efficiente, tenuto conto di tutti i dati a disposizione della P.A.
  5. Ricardo_D Rispondi
    Mi sembra un'ottima idea da approfondire. Insieme all'età però vorrei vedere una serie di altri parametri (e.g. che ne é del quoziente familiare come esiste in Germania?) per permettere ad ogni cittadino di pianificare la propria vita lavorativa e familiare
  6. Michele Rispondi
    Con un sistema fiscale che permette 110 miliardi di evasione all'anno, l'idea di taggare i contribuenti è un po' come operare di appendicite con una sega elettrica invece che con un bisturi e preoccuparsi che sia del colore giusto
    • Lorenzo Rispondi
      Lei ha ragione. I tanti come me che hanno sempre pagato quanto dovuto sono perfettamente taggabili (e sicuramente già lo siamo) ed è su codesti che l'agenzia delle entrate può sempre far affidamento (anche per gli esercizi di economia come quello espresso nell'articolo)
  7. Fulvio Rispondi
    Mi sembra di capire che la proposta sia quella di determinare l'aliquota media dell'imposta sui redditi come funzione di due variabili: il reddito e l'età. Am = F(r, e). F sarebbe - sempre se capisco bene - crescente con r, unimodale con e. In pratica, per ogni dato reddito R, ci sarebbe un'età Er in cui è massima l'aliquota dell'imposta sui redditi. Non mi è chiaro se Er sarebbe a sua volta dipendente da R o se sarebbe "fissa" (al più adeguata in base all'invecchiamento della popolazione). Ovvero: Er = 47 anni sempre, oppure = 45 anni se il reddito è 30.000€ e 50 anni se il reddito è 40.000€? Un aspetto mi lascia perplesso: visto che si parla di equità, come è possibile trattare politicamente il transitorio (ovvero le coorti poco più giovani di Er che si trovano ad aver già pagato per "mezza vita" un'aliquota media più alta di quella prevista dalla nuova funzione, e che non sarebbero ricompensati nella restante mezza vita)?