logo


  1. Aldo Rispondi
    Qui si tratta di definire per legge quando un fatto è privilegio e quando è un diritto acquisito: Se in pochi vanno ad intaccare i diritti dei più questi sono privilegi diverso è quando si calpestano i diritti dei più Come vorrei avere le pari oppurtunità non potendo ciò, significa che l'altro ha un privilegio e non un diritto. Mettiamo il caso che tutti i politici si appropino per legge di tutti contributi versati dai lavoratori ....spiegatemi!!! che sarebbe un diritto acquisito?o un privilegio o appropiazione indebita con abuso di potere?
  2. Giovanna Rispondi
    Non credo che sarebbe legittimo rendere retroattiva la Fornero solo per i parlamentari. Se lo si facesse comporterebbe come conseguenza il ricalcolo di tutte le pensioni. Sono un tantino preoccupata!
    • aldo Rispondi
      ma la differenza è che il loro è un vitalizio non una pensione
  3. Luigi Calabrone Rispondi
    Già il termine "vitalizio" fa supporre che i nostri parlamentari abbiano truccato i conti a loro favore, almeno dal punto di vista fiscale. Suppongo che, spacciando per "vitalizio" quella che è una pensione pagata direttamente da Camera o Senato, abbiano ottenuto che soltanto parte di essa venga sottoposta a Irpef con le attuali aliquote marginali di rapina, mentre un'altra parte (quella spacciata come "restituzione del capitale") sia esente o tassata solo con aliquote simboliche. E' così?
    • Simone Ferro Rispondi
      I vitalizi sono tassati con le normali aliquote IRPEF. Anzi, proprio in virtú del fatto che non sono pensioni, la quota trattenuta dall'indennitá di carica non é esente da imposte (a differenza di quanto accade per i lavoratori dipendenti).
      • Luigi Calabrone Rispondi
        Mi sfugge cosa sia questa "indennità di carica", ma suppongo si tratti di qualche espediente fiscale per ridurre la base imponibile ai fini fiscali per i parlamentari in servizio. Dal nome sembrerebbe che venga corrisposta solo fino a che un parlamentare sia "in servizio" - quindi non in pensione. Non è chiaro che cosa significhi "quota trattenuta dall'indennità di carica".Il fatto di chiamare "vitalizio" una pensione genera il sospetto di qualche espediente fiscale; altrimenti la chiamerebbero "pensione", come per gli altri mortali. I pensionati normali, comunque, non godono di alcuna "indennità di carica", e la loro base imponibile ai fini fiscali è il 100% di quanto viene loro corrisposto. E' così anche per gli ex parlamentari?
  4. Henri Schmit Rispondi
    L'articolo è tecnicamente convincente. Non bisogna dimenticare che in tutte le democrazie rappresentative il compenso dei parlamentari, ivi compresa una più o meno generosa pensione, servono a renderli 'indipendenti' da lobby, corruttori e influenze esterne, una caratteristica presupposta dal loro 'libero' mandato. Invece di definire procedure selettive ('elettorali') adeguate (cioè individualmente competitive, decise esclusivamente in base alle preferenze degli elettori), noi li rendiamo sempre più dipendenti e servili di fronte alle lobby più potenti, i partiti.
  5. Alfonso Salemi Rispondi
    La cosa incomprensibile consiste nel fatto che il Parlamento determini delle regole speciali per i parlamentari. Per quale motivo non devono adempiere alle regole alle quali sono sottoposti tutti gli altri cittadini? Per risolvere il "problema" (diciamo cosi) è sufficiente una legge di una riga. Per le indennità precedenti al 2012 bisogna giungere ad una risoluzione "politica" perché sono diritti acquisiti che sono validi per milioni di altri cittadini. Legiferando per le attribuzioni passate bisognerebbe rivedere anche quelle di tutti gli altri cittadini che sono andati in pensione con norme precedenti più favorevoli..
    • Simone Ferro Rispondi
      In realtá una legge ordinaria che metta mano ai diritti ottenuti in passato (vitalizi o pensioni che siano) sarebbe probabilmente incostituzionale, servirebbe una legge costituzionale. Stando alle sentenze della Consulta si puó invece applicare un contributo di solidarietá temporaneo con legge ordinaria (giá introdotto dal governo Letta) e nuiovamente proposto dal PD in queste settimane.
  6. Marco La Colla Rispondi
    "Rivedere le regole equiparandole a quelle dei lavoratori ordinari non comporterebbe risparmi significativi" Non saranno significativi, ma servirebbero a dimostrare la volontà di fare sacrifici, in momenti in cui tutti quanti. chi più chi meno, siamo costretti a stringere la cinghia. Comunque sarebbe interessante un calcolo esatto di quanto versato da un parlamentare di prima nomina, rapportato al "vitalizio" che percepirà superati i 65 anni in base alle sue speranze di vita di quel momento. Solo così ci si renderebbe conto dell'equità del trattamento pensionistico a lui riservato.
    • Simone Ferro Rispondi
      Dopo la riforma, il rapporto tra contributi versati e valore attuale della pensione spettante e' vicino ad 1 in quanto i coefficienti di trasformazione sono adattati all'aspettativa di vita anche per i parlamentari. Il fatto che ottengano il diritto prima dei lavoratori ordinari non implica un guadagno in termini di valore attuale della pensione spettante perche' il coefficiente a loro applicato e' piu' basso per riflettere la maggiore aspettativa di vita residua.