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  1. shadok Rispondi
    In Italia la spesa assistenziale non è bassa, è anzi leggermente superiore ai valori medi europei, siamo veramente sicuri di potere permetterci di incrementarla ulteriormente?, perché altrimenti l'unico modo di implementare una forma di reddito di cittadinanza è taglliare altre forme di assistenza..., quali potrebbero essere?
  2. Bruno Gazzola Rispondi
    Dire che una simile iniziativa dovrebbe essere adottata esclusivamente da Stati che se la possono permettere e non certo da una nazione sull'orlo della bancarotta, mi sembra riduttivo, ed infatti aggiungo che l'operazione ha tutta l'aria dell'aggiramento dell'ostacolo...costituito dalla sempre più frequente scoperta di falsi invalidi. Preventivando infatti un certo aumento di revoche delle pensioni a chi non ne ha diritto, i soliti noti hanno meso a punto una misura sostitutiva delle pensioni, ma a carattere generale, per di più anche a favore degli immigrati residenti in Italia da alcuni anni, come del resto accade già oggi per le pensioni sociali che stiamo erogando ai sessantacinquenni delle più svariate etnie, senza che costoro abbiano mai fatto alcunché a favore dell'Italia, visto che hanno trascorso la maggior parte della loro esistenza nella terra d'origine. L'unico dato positivo è costituito dal fatto che, continunado così, è possibile che gli Italiani decidano di darsi il loro 14 luglio. Bruno Gazzola
  3. Massimo Bassetti Rispondi
    Sinceramente credo che l'ultima cosa di cui l'Italia abbia bisogno sia un'ulteriore sussidio assstenzialista. La povertà non la si combatte rendendola più attraente, bensì favorendo la creazione di opportunità di lavoro. Per essere concreti, quei due miliardi, se davvero erano disponibili (ma non lo sono, e il carico ricadrà su una popolazione attiva oramai sempre più in fuga dall'Italia) allora li si sarebbe dovuti usare per abbassare le tasse sul lavoro. Poi che il sussisio "Potrà essere ricevuto solo se il nucleo interessato si impegna a rispettare un progetto personalizzato di reinserimento sociale e lavorativo, che sarà predisposto dalla rete dei servizi sociali territoriali" significa che sarà un sussidio che si rinnoverà automaticamente, scoraggiando del tutto la ricerca di lavoro. Perché, siamo onesti, qualcuno crede veramente che i servizi sociali territoriali siano capaci di creare un percorso di reinserzione lavorativa e quindi di procurare un lavoro ai percettori del sussidio?
    • Massimo Bassetti Rispondi
      scusate per quel secondo apostrofo nella prima riga
    • Giulia Ghezzi Rispondi
      Sì, io credo che i servizi possano creare percorsi di inclusione fondati sul reinserimento lavorativo. Perché l'ho visto fare in più di un territorio con esiti sorprendenti. Il punto è garantire che le buone pratiche siano estese su tutto il territorio nazionale e che questi stessi servizi possano contare su risorse umane e competenze adeguate. Bene dunque che il SIA preveda l'irrobustimento dell'organico dei servizi sociali territoriali. Ma quest'aspetto deve essere costantemente presidiato, come del resto chiedono gli stessi operatori sociali e l'Alleanza contro la povertà, per evitare che la misura diventi quello che anche Massimo teme, cioè una misura assistenzialista. Ma non partiamo dal presupposto che sarà necessariamente così, altrimenti ci chiudiamo le strade a ogni cambiamento possibile.
  4. Giustino Zulli Rispondi
    Quando si fa qualcosa per combattere la povertà sia assoluta che relativa va sempre bene. L'articolista ha scritto che per soddisfare le esigenze di tutte le famiglie con almeno un minore al di sotto della soglia di povertà occorrerebbero 2,8 mld di €. Ce ne sono solo 2. Non sarebbe, allora, il caso di rivedere la scellerata decisione di eliminare l'IMU sulla prima casa anche ai tanti che la potrebbero tranquillamente pagare senza svenarsi? Di eliminare la discutibili elargizione dei 500 € dati a tutti i 18enni, anche se figli di famiglie benestanti? Il bonus bebé? Solo con i 3,5 mld che si potrebbero recuperare ripristinando l'IMU per tuttui, sia pure con gli sgravi previsti a suo tempo dal governo Prodi, si potrebbero soddisfare le esigenze di tanta povera gente che, altrimenti, anche con i soldi che avrà, continuerà a vivere in difficoltà.
  5. Gennaro Rispondi
    Finalmente. E' dal 2008 che si propone un reddito minimo e/o di inclusione per le persone che non hanno nessuno e niente, oppure semplicemente che non hanno avuto l'opportunità di avere un lavoro dignitoso. Non essere per tutta la vita INVISIBILI. Grazie gennaro