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  1. fatti neri Rispondi
    novità: http://genova.repubblica.it/cronaca/2017/03/05/news/carige_una_nuova_spa_per_cedere_le_sofferenze_e_ripagarsi_l_aumento-159771665/
  2. Lino Rispondi
    Si parla di gestione sempre in maniera diffusa di gestione delle sofferenze e non ci si sofferma mai su come si sono create, sarebbe curioso andare a sbirciare le istruttorie delle richieste dei clienti passati a sofferenza, con le considerazioni degli analisti fidi, dei responsabili di succursale, dei vari capi area, e degli organi deliberanti, per entrare nel merito delle responsabilità' degli attori coinvolti dei cosiddetti crediti allegri, e richiedere a dette persone ulteriori chiarimenti nel merito del loro operato. Da persona che opera nel comparto, so bene di che cosa si parla, ma se le responsabilità' di quello che accade all' interno delle banche per finanziare gli amici degli amici, non è mai di nessuno, il problema non lo risolveremo mai.
  3. Alessandro Rispondi
    Il confronto sulle percentuali di recupero mi sembra potenzialmente fuorviante. La modalità di calcolo del recuperato sui crediti ceduti e su quelli gestiti "in-house" infatti non è necessariamente identica. Sui ceduti il rapporto è tra ammontare recuperato (o riportato in bonis) e valore totale del portafoglio lavorato. Su quelli gestiti "in-house" talora è la percentuale recuperata (o rientrata in boni) sulle posizioni la cui lavorazione per il recupero è conclusa (con rientro in bonis, con saldo parziale o altro) e comunque la perimetrazione del portafoglio “da recuperare” è meno formalizzata e pertanto più soggetta a revisioni. Di conseguenza - non sorprendentemente - la prima modalità fornisce una visione molto prudenziale delle percentuali di recupero, atta a fungere da base bassa di future negoziazioni, la seconda fornisce una visione molto alta a livello di portafoglio crediti, atta a fornire giustificazione a elevate basi di negoziazione. In questo senso nel gestirle "in-house" esiste un incentivo a lavorare rapidamente le pratiche "migliori" - per alzare le percentuali di recupero - e tenere a lungo in lavorazione le pratiche con minori probabilità di recupero. Questo comporta che al procedere delle attività di recupero (e in assenza di forti flussi in ingresso di nuove sofferenze fresche – e quindi maggiormente recuperabili) la probabilità di recupero delle posizioni residue diminuisce - e di conseguenza il valore plausibile di mercato del portafoglio residuo.
  4. fatti neri Rispondi
    ottimo articolo da sottoscrivere manca solo una cosa a mio parere: il nome dei debitori.
  5. Roberto Rispondi
    L'autore esprime un punto di vista condivisibile ma c'é anche un altro aspetto da considerare. Il quadro normativo attuale impone consistenti assorbimenti patrimoniali sulle sofferenze pregiudicando quindi la possibilità di erogare nuovi crediti. Morale: finché nei bilanci restano molti npl si rimane in un circolo vizioso che pregiudica nuove fonti di ricavo per le banche, possibilità di rafforzamenti patrimoniali tramite autofinanziamento e sostegno all'economia. La soluzione come si vede non é affatto così semplice come proposto.
  6. Fabio Rispondi
    Articolo con riflessioni tanto giuste quanto ovvie. La soluzione di cedere i bad loans a livello aggregato non sarebbe ottimale ma in tale prospettiva, varrebbe la pena essere il "first mover". La sua analisi, per quanto brillante, non mi sembra consideri il cost of carry, componente principale nella valutazione di una eventuale cessione di un portafoglio distressed.
  7. Henri Schmit Rispondi
    Ottimo. Bisogna individuare e realizzare le riforme Che rendono le situazioni incagliate più facili, più rapide da liquidare. La lunghezza dei tempi è un fattore del volume dei NPL.
  8. Giovanni Rispondi
    Ottimo articolo. Concordo in peno su tutto. E' utile fare chiarezza rispetto a tante proposte che circolano strampalate o irrealizzabili nel breve.
  9. Marco Rispondi
    Condivido in pieno. Solo un'aggiunta: la differenza tra le percentuali di recupero delle varie banche non dipende solo dalla capacità di ogni banca di riscuotere. Probabilmente qualcuna ha avuto una gestione più allegra dei prestiti ed i crediti deteriorati diventati inesigibili sono maggiori. Questo avvalora maggiormente la proposta dell'articolo.di differenziare tra banca e banca, seguendo una gestione puntuale.