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  1. Amegighi Rispondi
    Parole saggie (e direi sante), che si scontrano con l'ottusa visione generale, alimentata da una classe politica che rasenta, a 360 gradi, un livello intellettuale quasi vicino allo zero assoluto. Siamo (dati NSF: nsf.gov) l'ottavo paese al mondo come numero di lavori scientifici pubblicati nei settori scientifico e ingegneristico. Lo eravamo 20 anni fa e lo siamo ancora adesso, nonostante: - ripetuti tentativi di distruggere l'Università con riforme assurde (tentare di ridurre l'Università italiana al sistema americano, è pura follia, fosse sole per il carattere pubblico della prima), - riduzione folle dei finanziamenti alla Ricerca e Sviluppo (misero 1% rispetto al 3 tedesco e francese; dati Eurostat) - totale confusione sul ruolo del rapporto industria/ricerca (soprattutto di base). Decine di "incubatori di ricerca" sparsi per l'Italia con regioni che ne hanno uno per Provincia, manco fossimo la California - politiche anti-europee: l'ERC è, a mio parere e con le sue negatività correggibili, il più grande progetto messo insieme dall'UE per creare finalmente un mercato veramente potente in grado di fare R&D avanzatissimo e guadagnare la predominanza tecnologico scientifica (e quindi economica) mondiale. Assieme le nazioni UE hanno la maggioranza dei lavori scientifici pubblicati nel mondo; la "fuga dei cervelli" spesso, anche se non sempre, non è altro che corretta ridistribuzione delle risorse mentali europee. E noi stiamo letteralmente buttando alle ortiche tutto...
  2. Alessandro Bellotti Rispondi
    Ho assistito presso Confindustria di Modena lo scorso dicembre a una conferenza che ha avuto come protagonista il ministro Calenda. Tutto molto bello, compreso i 12 miliardi di euro che ha stanziato (forse) il governo Renzi per il progetto italiano Industria 4.0. Con il super e l'iper ammortamento però si incentivano SOLO l'installazione di macchinari e tecnologie che attiveranno appunto la 'rivoluzione industriale' prossima. Quindi i nuovi macchinari che si installeranno in Italia potranno usufruire di importanti benefici fiscali purchè 'adatti' a Industria 4.0. Si incentiva quindi l'installazione di nuovi macchinari ma non la tecnologia con la quale vengono costruiti che oggi, tipicamente, è tedesca. Questo è un errore fondamentale: non ci sarà nessuna crescita tecnologica nel paese in quanto la totalità della tecnologia che impone Industria 4.0 NON viene prodotta, oggi in Italia. Tecnologia elettronica, meccanica, pneumatica. Tutto Made in Germany. Peccato. 12 miliardi di euro che serviranno a nutrire Siemens e le altre mega aziende tedesche. Basta farsi un giro ad esempio all'Hannover Messe per capire meglio chi produrrà tecnologia per l' Industria 4.0 italiana
  3. Marcello Romagnoli Rispondi
    "il cambio di rotta richiede una presa di coscienza sul fatto che il mero aumento della spesa in ricerca e sviluppo non basta, se non viene prepotentemente affiancato da politiche che favoriscano l’innalzamento delle competenze." Con l'ANVUR????? Intanto cominciamo a portare i finanziamenti alla pari della media dei paesi europei