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  1. Michele Rispondi
    Pura propaganda, tanto per fare rumore di fondo. Con il sistema fiscale più inaffidabile del mondo chi mai si fiderà delle promesse italiane? Chi sostiene il contrario non tiene conto della realtà dei fatti. Inutile perdita di tempo aver immaginato una simile imposta sostitutiva, inutile perdita di tempo commentarla.
  2. Antonio Rispondi
    La tanto decantata globalizzazione alla fine si riduce a: meno tasse per il ricco, più tasse per tutti gli altri. Ed è per questo che staccheremo la spina, abbattendo tutto il sistema messo in piedi dall'elite globalista per favorire i propri interessi a danno degli altri. Sono riusciti a far ritornare d'attualità il marxismo e la guerra di classe. E cosi sia..
  3. Henri Schmit Rispondi
    È entrata in vigore la misura commentata, celebrata dai mezzi di comunicazione che si prestano a fare propaganda per il governo moribondo. L'analisi del prof. Greggi è condivisibile. Il commento di Giovanni Dettori è più che pertinente. Mi domando che cosa diranno i campioni italiani che pagano ognuno milioni al fisco mentre i loro colleghi immigrati sono privilegiati. C'è da scommettere che molti di loro emigreranno fiscalmente. Ma di misure serie a favore dell'investimento non si vede niente.
  4. Henri Schmit Rispondi
    Il governo intende far concorrenza a Monte Carlo? Perderà la sfida. Spero che le misure non facciano parte della parata regolamentare post-Brexit per accogliere il business finanziario costretto a lasciare la city: 1.000 posti di lavoro annunciati dalla HSBC, 1.000 dalla UBS, altri da parte delle banche giapponesi; ci sono inoltre i gestori britannici con attività globale che stanno replicando le strutture domestiche dentro l'UE come "hedge against Brexit", dicono, perché non possono domani essere senza prodotti con il passaporto UE. Varie procedure per nuovi fondi sono state avviate dopo qualchl’estate 2016, in particolare a Lussemburgo (nonostante la concorrenza geograficamente e linguisticamente vantaggiata dell’Irlanda), mentre le grosse banche stanno parlando di Parigi e di Francoforte. Non si capisce a che cosa il sindaco Sala e l'ex Presidente del Consiglio si riferissero quando un paio di mesi fa hanno evocato Milano come terra di accoglienza dell'attività finanziaria che sta per essere cacciata da Londra. Poi c’è l’industria, in particolare quella automobilistica giapponese fortemente presente in UK dai tempi della Thatcher, costretti ad emigrare. Non vedo per il momento quale carta possa giocare il governo italiano. Gli altri si muovono, all’ombra del negoziato fra i burocrati Bruxelles e il governo di sua maestà. Nessuno in UK ha finora menzionato l’Italia che con la misura discussa nell’articolo dimostra solo di non aver capito proprio niente.
  5. Giovanni Dettori Rispondi
    Visto il vezzo tutto Italiano di rimangiarsi le promesse, soprattutto in materia fiscale, per fare leggi che abrogano le promesse e oltretutto con effetto retroattivo, credo che ben pochi approfitteranno di questa legge.