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  1. Giovanni Rossi Rispondi
    Mi trova d'accordo con le sue tesi solo nelle ultime otto righe, a partire dalla parola Infine !.
  2. Enrico Vannicola Rispondi
    Condivido pienamente l'ultimo periodo del post ma ritengo che la responsabilità sociale delle imprese debba necessariamente incontrare un cambio di approccio del mondo della scuola a quello del lavoro. Senza il superamento di preconcetti, a volte di natura meramente ideologica, non si va da nessuna parte: le aziende devono imparare che l'alternanza è un investimento sui potenziali futuri collaboratori ma la scuola deve accettare l'idea che una formazione di qualità non può prescindere dal coinvolgimento del mondo del lavoro. L'alternativa è quella di continuare a formare giovani diplomati e laureati con possibilità di accesso al mercato del lavoro scarse e precarie.
  3. Dina Labbrozzi Rispondi
    L'alternanza scuola-lavoro, per chi come me lavora da svariati anni negli Istituti Professionali, ripropone nella sostanza la "Terza Area", un progetto di integrazione del curricolo introdotto nella Riforma degli Istituti Professionali ("Progetto 1992") e cancellato dalla legge Gelmini (2008). Il progetto comprendeva un percorso formativo di 300 ore annue (180 di teoria e 120 di tirocinio) sul biennio di formazione post-qualifica (4° e 5° anno degli Istituti Professionali). Non so quanta dell'esperienza degli insegnanti che hanno lavorato su questi percorsi sia stata non dico valorizzata, ma perlomeno utilizzata dalle scuole a indirizzo tecnico-liceale (modulistica, documentazione del percorso, certificazione delle competenze). Per quanto riguarda l'impatto effettivo dell'alternanza sul rapporto tra scuola e mondo produttivo rimangono molte criticità che non dipendono dalla scarsa qualità dei percorsi extra-curricolari, ma dal mancato raccordo fra scuola e mondo del lavoro. Un solo esempio fra tutti: gli studenti che si diplomano al Corso Servizi Socio-Sanitari, a meno che le Regioni non abbiano deliberato in merito, non possono accedere ai ruoli professionali di OSS- Operatore Socio-Sanitario. Come a dire che l'Istituto Professionale insegna un mestiere che però non può essere svolto, a meno che gli studenti non acquisiscano un diploma - spesso erogato da scuole private - cui si accede con il Dilpoma di Terza Media ed un corso variabile fra 350 e 1000 ore.
  4. Markus Cirone Rispondi
    Imporre per legge l'alternanza scuola lavoro nei licei è una cattiva idea. Imporre 200 ore in 3 anni Una enormità) è anche peggio. Imporre con una legge che venga attuata nel giro di pochi mesi lasciando le scuole da sole nella gestione dell'intera faccenda (perché così è stato) è ridicolo.
  5. Alessandro Rispondi
    Non penso sia una buona idea stravolgere ulteriormente un esame di maturità che già di per se' ha poco valore e il cui voto è difficilmente confrontabile fra istituti. Si inserirebbe solamente un ulteriore elemento di arbitrarietà che va a formare il voto finale. L'incentivo più importante dell'alternanza scuola/lavoro è di fornire ai giovani un'esperienza lavorativa che si possa inserire a curriculum e vada a rompere il circolo vizioso per cui serve esperienza lavorativa per poter lavorare ma si deve prima lavorare per avere esperienza lavorativa. La criticità riguarda più la QUALITA' (a volte dubbia) dei tirocini dell'alternanza scuola lavoro.