logo


  1. Mauro Rispondi
    Nella tabella ci sono dati incongruenti. Nel 2013 la coalizione "Italia bene comune" non può aver preso solo il 32% dei seggi alla Camera, semmai più del 50%. Anche il dato della percentuale al Senato per "Italia bene comune" è inverosimile: 54%? probabilmente avete erroneamente invertito le due celle (54 e 32)
    • Paolo Balduzzi Rispondi
      Grazie per la segnalazione, Mauro e Gabriele: avete ragione voi!
  2. Gabriele Rispondi
    Credo che ci sia un errore nella tabella per quanto riguarda le elezioni del 2013. Dovrebbero essere scambiati il valore di %di voti al senato del centrosinistra con la % di seggi alla camera.
  3. Giacomo Rispondi
    Spicca nella tabella il dato del 2013, perché non era mai successo che una coalizione con meno del 30% dei voti validi avesse il 54% dei seggi. E' un premio maggioritario sinceramente eccessivo, su un turno solo, sarebbe diverso se fosse frutto di un ballottaggio.
  4. Henri Schmit Rispondi
    Parlando di procedure elettorali bisognerebbe distinguere fra norme giuridiche (che rispondono ai diritti sanciti dalla costituzione) e logica politica (che riflette i legittimi interessi degli attori politici, in particolare dei partiti). Gran parte delle difficoltà del dibattito elettorale provviene dalla confusione fra valutazioni normative e considerazioni (di scienze) politiche. Bicameralismo vuol dire due camere DIVERSE ognuna con la sua maggioranza, creata con regole e procedure proprie; l’unica maggioranza del parlamento è la congiunzione (in senso logico) delle DUE maggioranze parziali. La Costituzione differenzia intenzionalmente le due camere e non prevede alcun criterio di omogeneità; tale criterio è un’invenzione delle scienze politiche, purtroppo menzionato e quindi accreditato come valore costituzionale dalla Corte costituzionale nella sentenza 1/2014 di censura del Procellum. Si tratta di un grave errore, sicuramente di logica giuridica, forse pure di valutazione politica. La Corte infatti non solo è un organo politico a tutti gli effetti, ma ben più: è il vero sovrano che decide quali leggi sono conformi e quali iniziative referendarie sono ammissibili. Il (giuridicamente falso) criterio dell’omogeneità tende a realizzare per via giurisprudenziale una neutralizzazione del bicameralismo, compito che spetta unicamente al legislatore costituente.