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  1. Mario Rossi Rispondi
    Infatti! il referendum non conta nulla non solo perchè non cambia quasi nulla se non assoggettare il parlamento italiano alla commissione europea! finche la BCE continuerà a comprare titoli pubblici italiani i problemi non ci sono. Il fatto è che se gli italiani decideranno di non farsi governare dalla commissione europea, automaticamente verrà imposto alla BCE di fermare il QE. A quel punto con una spesa pubblica fuori controllo e una economia debolissima già fiaccata da una tassazione indecente gli interessi sul debito esploderanno. E non sarà una passeggiata come dice il buon Daveri perchè gli ricordo che tutto il sistema di potere si finanzia a debito allora : le tasse non possono crescere perchè le imprese che sono per il 90% piccole molleranno quasi subito; o si cancellano gli imbucati e le clientele oppure si eliminano del tutto i meccanismi di walfare. Si può fare un pò e un pò ma questo non cambierà le cose. un bel cerino da tenere in mano. attenzione se vince il si non è che rimane tutto così le lacrime e il sangue ce li fanno cacciare a poco a poco come in grecia e non so se è meglio. comunque un consiglio: se avete soldi prelevate tutto e metteteveli in casa ..... vi serviranno. se avete figli mandate li all'estero.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Difendo l’Economist che (al netto di alcuni paragoni inutili) difende i veri interessi del paese: non descrive scenari apocalittici in caso di esito negativo del referendum, ma sostiene che, a prescindere dal referendum, lo scenario economico dell'Italia è (dopo quasi tre anni di governo Renzi) fra i peggiori e che la questione bancaria (non creata dal governo, ma tuttora irrisolta) rischia di aggravare la crisi del paese dopo il referendum, indipendentemente dal voto. In altre parole, il governo ha fatto delle riforme (auspicate e promesse), ma non abbastanza; ha preso alcune misure palesemente sbagliate (per mantenersi in sella); e la doppia riforma costituzionale ed elettorale, pur contenendo elementi positivi (titolo V e data fissa per proposte di legge del governo), è più dannosa che migliorativa, e viene utilizzata come diversivo rispetto al relativo fallimento della politica economica, alle mancate riforme, rinviate o abortite. Dopo il referendum il governo deve in ogni caso riprendere in mano le riforme economiche e il dossier delle banche, e il parlamento deve in ogni caso approvare una nuova legge elettorale, la quale, se vince il no, dovrebbe essere idonea ad eleggere un parlamento costituente. Queste purtroppo non sono novità, le esigenze erano le stesse nel 2013, solo che allora le banche sembravano ad alcuni le più solide del continente.
  3. Federico Rispondi
    Nell'esaminare gli effetti del voto del 4 Dicembre non bisognerebbe prendere in considerazione anche le possibili ripercussioni sul PIL oltre che sul costo del debito? Non è infatti corretto ipotizzare un calo degli investimenti diretti esteri se dovesse vincere il no e dovesse di conseguenza aumentare l'instabilità politica del paese? e gli effetti sul sistema bancario? in particolare sulla questione MPS?
  4. EzioP1 Rispondi
    Aggiungo al commento precedente che la sterlina fa parte del gruppo di monete del FMI (sterlina Yen, Yuan, Dollaro, Euro) quindi moneta ben sostenuta
  5. EzioP1 Rispondi
    Non penso si possa sostenere che con il “no” non ci sarebbero significative ripercussioni sul nostro sistema economico, primo perchè gli effetti economici di una qualsiasi azione iniziano a manifestarsi dopo un po' di tempo, non subito, secondo perchè le informazioni della settimana da diverse fonti sono per gli UK: sterlina svalutata del 13%; PIL 2017 rivisto da + 2,2% a + 1,4%; Debito salito di € 69 miliardi; £122,000,000,000 — that’s the Brexit price tag for the U.K. in the form of extra government borrowing that Chancellor of the Exchequer Philip Hammond (also known as “Spreadsheet Phil”) announced in his budget forecast Wednesday (sett. scorsa); British workers are facing the most prolonged squeeze on their earnings since World War II, the Institute for Fiscal Studies said Thursday (sett.scorsa). A ciò si aggiungano le preoccupazioni espresse questa settimana dalla May e dal governatore della BoE.
  6. Paolo Mariti Rispondi
    La sostenibilità del debito è migliorata malgrado certe disinvolte politiche del presente governo (bonus , detrazioni, colpi d’accetta).Potrebbe anche sembrare tutto bene. Il vero e grossissimo dubbio è quanto sia sostenibile questa linea tutta protesa, abbastanza platealmente, ad acquisire consensi anziché prendere di petto l’iceberg del debito. Servirebbe una spending review inquadrata in una più ampia e, soprattutto, selettiva politica di riduzione della spesa pubblica eccessiva CUM tassazione inefficiente che includa anche un contrasto inflessibile alla corruzione, alla evasione, al crimine. Ciò tra l’altro garantirebbe risorse utilizzabili. Di tutto questo si vedono solo barlumi e nemmeno se ne parla ultimamente se non rimandando a supposte innovazioni istituzionali che dovrebbero far saltare un vecchio ordine garantendo anche governabilità e stabilità. Talora viene il sospetto che la drammatizzazione del referendum e degli eventuali risultati negativi in effetti sia stata voluta per evitare la riflessione e le proposte in argomento. Per “legittimare” in futuro, a seconda dei casi, il protrarsi di quelle politiche che segnalano il e portano al “fallimento dello Stato”.
  7. Maurizio Sbrana Rispondi
    Daveri ovviamente ha ragione. Ha dalla sua parte i numeri... MA sono numeri anche questi altri: 1) il livello del nostro Debito è praticamente la somma degli interessi pagati negli ultimi 30 anni... E 2) quando si potrà finalmente capire che il nostro Debito ha anche a che fare con evasione fiscale e corruzione del nostro amato Paese? (diciamo, per stare bassi, circa 150 miliardi di euro annui...). Le risorse nel Paese ci sono. Ma non si vogliono 'sfruttare' seriamente!