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  1. Stefano Rispondi
    Il vero vantaggio della riforma lo si potrebbe quantificare solo se si riuscisse a stimare quanto valgono per il "benessere nazionale": a) un accorciamento dei tempi di approvazione delle leggi ordinarie (come definite dall'Osservatorio sulla legislazione della Camera), visto che le 58 approvate in questa legislatura fino a tutto ottobre hanno richiesto in media oltre 500 giorni, secondo un mio calcolo basato sull'indice delle leggi del sito www.parlamento.it; b) un parlamento che riesce ad approvare nel suo primo anno di lavoro più delle 3 leggi ordinarie varate nel primo anno di questa legislatura; c) la mancata approvazione dei progetti o disegni di legge ordinaria che hanno avuto almeno una lettura da parte di una delle Camere ma sono ancora in attesa della seconda o ennesima lettura, visto che, facendo una ricerca nella banca base dati del Senato, ne risultano almeno 66, cioè più delle leggi approvate.
    • Andrea Rispondi
      Le offro un altro punto di vista del Professor Onida Il fatto è che noi non abbiamo leggi che ritardano troppo o non vengono approvate per colpa della “navetta” fra Camera e Senato (cioè dei voti successivi necessari finchè le due Camere non approvano un testo identico). Al contrario, approviamo troppe leggi, spesso mal fatte, che continuano a cambiare perché il “legislatore” (il Parlamento, per lo più su iniziativa e impulso del Governo, ovvero lo stesso Governo quando emana atti legislativi (decreti legge e leggi delegate), interviene molto raramente con testi generali e organici, ben pensati e destinati a una certa stabilità: ma per lo più lo fa con testi frammentari, dettagliati, spesso oscuri, pretendendo di regolare ogni particolare, e continuando nel tempo a ritornarci sopra con correzioni e aggiunte, o adottando soluzioni contraddittorie, a distanza non di anni ma di mesi o addirittura di settimane" ed ancora....."Il vero nostro male, su questo terreno, non è dunque la lentezza o la “macchinosità” del procedimento legislativo, ma è la mancanza di stabilità e di certezza delle norme, è l’incapacità o la rinuncia a legiferare in modo organico e coerente. E se certe leggi, anche attese, talvolta non arrivano o ritardano, non è per colpa del bicameralismo e della “navetta” fra le due Camere), ma perché manca il consenso politico necessario, e dunque esse restano a giacere “nei cassetti”, indifferentemente in una o nell’altra Camera." é uno spunto di riflessione...
  2. Dario Rispondi
    dimenticavo voterò NO, ma ho il fondato timore che vincerà il SI. Poi, dopo, gli italiani scopriranno di essere caduti dalla padella nella brace...
  3. Dario Rispondi
    Veri risparmi si sarebbero ottenuti Eliminando le regioni a statuto speciale, I diritti acquisiti, IVitalizi e pensioni d'oro non contributive, dimezzando il senato e parlamento, licenziando la metà dei dipendenti di senato e parlamento, diminuendo sensibilmente gli stipendi dei dirigenti pubblici, eliminando le province e licenziando i dipendenti, ricalcolando tutte le pensioni con il sistema contributivo, con una cura dimagrante per le regioni...risparmi? eccoli...
  4. luca Rispondi
    Quanto rappresentato dal dott. Perotti serve a fare chiarezza sui numeri non su cosa votare al referendum. Restando sul dott. PErotti, sappiamo bene il lavoro svolto per la spending review e la risposta di Renzi, tale che PErotti si dimise. Se Renzi voleva fare tagli, avrebbe già fatto...
  5. Salvatore Rispondi
    A mio parere, l'impegno del prof. Perotti va apprezzato soprattutto sotto il profilo della trasparenza. Mi pare, invece, che le conclusioni raggiunte non giustifichino, da sole, né le ragioni del "no" né quelle del "si".
    • Amegighi Rispondi
      Difatti una Riforma della Costituzione, cioè dello scheletro su cui si innesta il sistema legislativo di uno Stato, dovrebbe essere un atto essenzialmente "politico", cioè legato a come vogliamo e vorremmo fosse e si muovesse la nostra Società, intesa come insieme di cittadini/elettori. Invece, a quanto pare, la stiamo mettendo semplicemente su di un si o un no ad una persona (quanti hanno letto veramente gli articoli attuali e riformati ?), sul si o sul no a delle cifre tipo bilancio di condominio, e sul si o sul no ad un sistema elettorale (che viene deciso da una legge ordinaria....). Capisco il fumo sparso ad arte dai fautori dei due schieramenti. Non capisco invece come noi ci facciamo infinocchiare da queste infinite discussioni, mentre, ad esempio, le famose Società "partecipate" di Comuni e Regioni continuano a moltiplicarsi elargendo prebende a destra e a manca e ingrossando bilanci che paghiamo noi cittadini, e la famosa concorrenza che ci dovrebbe far risparmiare, si è tradotta (altro esempio) nei trasporti pubblici regionali e comunali, praticamente in un monopolio di un colosso statale (che pure paghiamo noi). Questi fatti (ce ne sono decine, basta guardarsi attorno) non sono populismo, ma realtà, spesso denunciate in questo giornale. Ma i "populismi" pensano invece a guardare altre cose, forse importanti come denuncia politica, ma certamente minimamente incidenti nell'enorme debito pubblico (vedi articolo di Daveri in questo stesso giornale) che abbiamo.
  6. Andrea Rispondi
    ci si perde in numeri su numeri che in mano alla politica si trasformano nella scienza meno esatta del mondo. Io non ho problemi a pagare tanto e bene manager parlamentari che lavorano per la collettività. Il problema é che lo fanno male,più proiettati verso altri lidi che verso l'interesse pubblico. Un domani con il governo "un uomo solo al comando" questo si farà i conti da solo, comprese le partite di giro tipo modello iva dei contributi, e finalmente la matematica tornerà ad essere una scienza esatta, per pochi
  7. Massimo GIANNINI Rispondi
    Prendiamo quindi atto che : a) la Ragioneria dello Stato non avrebbe considerato i risparmi delle consiliature regionali. Non si capisce perché la ragioneria li avrebbe omessi e/o con quale intento; b) i 320-350 milioni stimati dal fronte del SI non sono attribuibili alla riforma costituzionale, e quindi qualcuno sta "imbrogliando chiaramente i numeri...Le due considerazioni ci inducono a pensare che il risparmio dei costi è e sarà irrilevante ma viene utilizzato da taluni come propaganda a favore della riforma che invece nasconde cose peggiori.
  8. GIANPAOLO FAVRETTO Rispondi
    Chiedo scusa. Citati nel precedente articolo.
  9. GIANPAOLO FAVRETTO Rispondi
    Forse ho letto male, ma non vedo i risparmi derivanti dalla riduzione degli emolumenti dei consiglieri regionali che non potranno percepire più di quanto percepisce il sindaco della città capoluogo. Ci sarà poi il problema del fatto che un consigliere del Veneto riceverebbe ad esempio meno di un consigliere della Campania.
  10. VotoSI Rispondi
    Anch'io voterò SI, ma vincerà il No perchè ci sono troppe categorie "pesanti" in termini numerici che voteranno per rivalsa non certo per il merito. Grillo ha detto votate con la pancia, ebbene il formicolio che sento è quello di chi sente che il proprio voto vale meno di chi non vota. Mi riferisco al referendum del 2005 sulla PMA dove, con le norme approvate in Parlamento, l'enorme astensione voluta dalla chiesa e da quasi tutti i partiti, non sarebbe servita e i punti cardine della stessa legge sarebbero stati abrogati secondo referendum e non secondo sentenze giudiziarie.
    • Carlo Rispondi
      Perché svilire il voto di chi è contro queste modifiche. A me sembrano un vero pasticcio oltre a essere state portate avanti con un metodo inaccettabile per modifiche alle regole comuni. voterò no. A questa stregua potremmo dire che chi vota si lo fa per servilismo e paura, ma non credo che sia così. Spero che chi vota si lo faccia perché è convinto che queste riforme siano un passo in avanti, non perché vuole sostenere Renzi, è contro Grillo, teme i mercati o è un fan di Wolfgang Schaeuble.
  11. pietro Rispondi
    Molto interessante. Puntualmente il prof. Perotti dimostra una non comune competenza che aiuta il lettore a capire.