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  1. Mauro Palumbo Rispondi
    Sono perfettamente d'accordo e l'articolo dimostra in modo molto sintetico due cose: a) che la retorica dell'eccellenza fa rima con quella dell'insipienza, ossia che non tiene conto delle conseguenze (non definibili come inattese, basta usare il cervello per renderle attese) delle posizioni ideologiche presentate come rivolte all'aumento dell'efficacia e dell'efficienza del sistema. Questo neodarwinismo sociale è davvero fastidioso oltre che dannoso; b) che una seria politica a sostegno dell'università e della ricerca deve ancora essere formulata (mentre si fa credere di praticarla) e che intervenire su singole variabili senza avere un'ottica di sistema non fa che peggiorare le cose: esattamente come ristrutturare un attico senza rafforzare le fondamenta della casa su cui poggia l'attico (anche su questo gli effetti degli ultimi terremoti dovrebbero aver insegnato qualcosa: non si può rendere antisismico l'attico favorendo il crollo del resto del sistema su cui poggia ...)
  2. ruggero Rispondi
    Care De Paola e Pupo, da tempo si invoca che i finanziamenti dall'alto scelgano sia università che porti e aeroporti, arrivando ad una selezione di qualità, contro campanili che hanno punteggiato l'Italia di opere inadeguate per stare al passo con l'Europa. La scelta sarà difficile, pazienza, cercheremo di migliorala evitando le lobbies.
  3. Marco Antoniotti Rispondi
    La soluzione ottimale nel frangente attuale è evitare di discutere di "premialità". Tout court! Qui si sta passando dal finanziamento "a pioggia" al "monsone sul bagnato". È ora di rifinanziare il sistema nella sua globalità (anche se i Dipartimenti di Economia potrebbero aspettare qualche anno; un minimo di penitenza per i propri peccati la dovrebbero proprio scontare)