logo


  1. marcello Rispondi
    Roma è a mio modo di vedere il risultato catastrofico di ciò che ha prodotto la modifica dell'articolo V e la riforma degli enti locali. Cosa ha prodotto quella riforma è riscontrabile nella relazione annuale della corte dei conti sezione autonomie locali. I numeri sui dipendenti, sui dirigenti e sui loro stipendi sono impietosi e la qualità del loro lavoro è sotto gli occhi di tutti. Il fallimento va dalla sanità, ai trasporti ai rifiuti, per non parlare dell'edilizia scolastica. Di quel progetto restano solo macerie, che hanno inghiottito una quantita impressionante di denaro che ha fatto esplodere il debito publico, mentre la qualità dei servizi è precipitata. L'ATAC è un'azienda fallita che ha oltre 12.000 dipendenti, di cui circa la metà autisti e un parco auto e tram che definire vetusto è un eufemismo. AMA è un'azienda che il comune finanzia con oltre 750 milioni anno, nonostante i suoi oltre 7.500 dipendenti, non è in grado di assicurare la pulizia e il decoro della capitale, anche perchè il piano regionale dei rifiuti è inesistente e Roma smalisce la maggior parte dei RSU spedendoli fuori dell'area metropolitana. Il decreto Ronchi non è stato mai applicato, la sanità è commissariata in molte regioni, i trasporti pubblici sono allo sfascio, forse è giunto il momento di revocare le deleghe alle Regioni, RI-CENTRALIZZARE le gestioni e riconoscere che gli enti locali non hanno saputo far tesoro delle autonomie loro concesse.
  2. bob Rispondi
    caro prof.re Roma è lo specchio del Paese nel bene e nel male, Non solo Roma è il grande "tegame" dove tutti da tutto il mondo vengono a mangiare. Dei sindacati vogliamo parlarne? Della cultura imperante soprattutto negli ultimi 40 anni vogliamo parlarne? Roma ha un pregio/difetto ; digerisce tutto! E tutto alla luce del sole scandali compresi. Nel resto d' Italia c'è tanta ma tanta polvere sotto il tappetto
  3. Davide de Caro Rispondi
    Vale sempre e oggi ancor di più il principio della triangolazione dei spl, dove il convitato non più di pietra sia l'utente: colui che riceve e riscontra il servizio reso. Purtroppo mi pare che dalla Direttiva Ciampi in poi, passando dalla Finanziaria 2008, il ruolo - intendendo con questo termine anche tutto il carico di relativa responsabilità del buon andamento dei servizi - dell'utente/cittadino (non della sua trasfigurazione M5S) sia sempre stato - come dire - dimenticato o rinviato a data da definire. Ciò pare ancora più anacronistico alla luce delle dinamiche di empowerment odierne dei cittadini, basti pensare a retake o iniziative simili di azioni per la tutela dei beni comuni. Potrebbe essere questo, recuperare il risultato atteso verso l'utente, che poi vuol dire definire ruoli, poteri e responsabilità di obiettivi, attivando ex ante azioni di programmazione e controllo, target e azioni di miglioramento, un criterio valido sia per dare senso alle attività sia di indirizzo politico che di gestione nei confronti dei spl. Da ultimo una considerazione personale, da cittadino romano: sento mancare negli operatori di tutte le imprese di "servizi pubblici locali di interesse economico generale a rete" l'orgoglio, l'importanza, il senso di pubblica utilità da loro svolti, secondo me anche questo è sintomo della perdita della missione originale fondamentale di tali imprese, nate per garantire l'omogeneità delle condizioni di sviluppo civile delle collettività
  4. Luigi Zundap Rispondi
    Mi sembra che in questo articolo si dimentica di dire che i responsabili delle aziende municipalizzate di Roma non sono stati scelti dalla nuova giunta ma erano gia' presenti e nominati o dal commissario o dalla giunta precedente. Sarebbe stato corretto che questi responsabili al cambio di giunta avessero messo a disposizione le loro cariche per permettere alla nuova giunta di confermarli oppure scegliere persone di propria fiducia.
    • Carlo Scarpa Rispondi
      Vero - noto solo che l'ex-Presidente di Ama, Fortini, ha fatto esattamente questo. Ed è stato preso a male parole, fin quando non ha deciso di andarsene davvero. E a quanto riferivano i giornali di giugno scorso pare che anche i vertici di Atac - nominati dal Commissario, il Prefetto Tronca - abbiano fatto la stessa cosa.
  5. Pietro Spirito Rispondi
    Ha ragione Carlo Svaroa. Servono analisi dall'interno delle aziende. Proprio per questa convinzione, dopo essere stato in Atac per quattro anni e mezzo, mi accingo a pubblicare un libro sulla mia wsperienza e sui tanti difetti di governance, oltre che sulle opacità gestionali, che ho individuato. Spero proprio che si apra una discussione pubblica su questi temi, strategici per il risanamento di segmenti rilevanti de, sistema economico metropolitano della nostra nazione.
    • bob Rispondi
      prof.re le aziende di successo si creano con una cultura di base fatta di passione, merito, entusiamo, capacità di lottare per un obiettivo, che attraverso l'azienda stessa, è bene comune. E' vergognoso girando per l'Italia che ex bidelli, materassai, politici di professione siano messi in posti dirigenziali di una azienda alla faccia di tanti giovani laureati che vanno a lavare bicchieri alla Mac Donalds. Un Paese vecchio, inadeguato, assurdo che sta affondando lentamente dove una minoranza di persone non deve lottare per un mercato, per una nuova tecnologia, per un progetto sociale...ma deve ogni giorni lottare con una burocrazia inutile e dannosa
  6. Daniele Ferretti Rispondi
    Caro Carlo concordo pienamente. Nelle mie esperienze di vertice in partecipate pubbliche, ottenendo credo buoni risultati stando ai giudizi esterni, sono sempre stato nominato da Sindaci e Presidenti che all'atto di nomina mi dicevano :"fai come meglio credi" ed ero poi io, semmai e se ne avevo bisogno, che chiedevo loro su questioni particolari...credo che anche questo sia un preoccupante segnale di debolezza e confusione della politica.