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  1. Filippo Tronconi Rispondi
    Articolo curioso: rivendica la centralità del Parlamento ma sottrarrebbe al Parlamento la sua prerogativa più importante: eleggere e rimuovere (attraverso il voto di s/fiducia) il capo dell'esecutivo. Che sarebbe poi l'ennesimo unicum italiano (nessun sistema parlamentare prevede limiti di mandato per il primo ministro). La tesi a favore del limite di mandato è sostenuta poi con due argomenti inconsistenti: 1) Il partito di maggioranza potrebbe controllare l'elezione del Presidente della Repubblica. Nella situazione attuale in cui il PD controlla 17 regioni su 20 otterrebbe circa 51-53 senatori. Sommati ai 340 deputati del partito di maggioranza sono 391-93. Per eleggere il PdR (438 voti necessari: 3/5 di deputati+senatori) ne mancano almeno altri 45 (sempre che nello scrutinio segreto si mantenga un'improbabile granitica unitarietà). Dunque il PdR NON può essere in nessun caso eletto senza il consenso di almeno una parte dell'opposizione. 2) Con l'italicum si eleggerebbe di fatto il Primo ministro. Ma l'italicum assegna il premio a un partito, non al suo segretario. In prima battuta il Primo ministro incaricato sarebbe verosimilmente il leader del partito vincitore, ma niente assicura che questi manterrebbe il controllo del suo partito e della maggioranza parlamentare per l'intera legislatura. L'esperienza italiana e le esperienze di molti altri regimi parlamentari (da ultimo Cameron in UK) insegnano piuttosto che è frequente il caso contrario.
    • Davide Rispondi
      @Filippo Tronconi, la riforma prevede che dal nono scrutinio in poi basti la maggioranza assoluta dei votanti, per cui 630+100=730/2=365 parlamentari. Come vede la maggioranza assoluta sarebbe coperta dai 391 parlamentari che lei ha indicato e pertanto il pericolo che il capo dello stato venga eletto da un singolo partito è assolutamente plausibile.
      • Filippo Tronconi Rispondi
        Mi perdoni, dove l'ha letto? Questo è il testo del terzo comma dell'articolo 83 della Costituzione, come risulta dalla riforma: L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi della assemblea. Dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dell’assemblea. Dal settimo scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti. Consiglio la lettura degli ottimi e dettagliati dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati (http://www.camera.it/leg17/465?tema=riforme_costituzionali_ed_elettorali) o, lettura più agevole, della guida alla riforma costituzionale del Prof. Fusaro, sostenitore del Sì (http://www.carlofusaro.it/materiali/Guida%20ragionata%2015052016.pdf)
  2. salvatore Rispondi
    Si continua a parlare di governabilità ma il problema sta nelle persone in Parlamento. Se fra questi ci sono, in percentuale, più delinquenti che in un condominio (si fa per dire) di Quarto Oggiaro credo che molti problemi si attenuerebbero sostituendoli con persone degne. Il resto sono chiacchere: le fondamenta sono importanti!
  3. Henri Schmit Rispondi
    E vero, la doppia riforma costituzionale ed elettorale contiene elementi utili ad una maggiore governabilità (obiettivo qualitativo e contingente): il maggioritario a doppio turno di lista (o di coalizione, cambierebbe poco), l’indispensabile controriforma del titolo V, lo snellimento di certe procedure parlamentari attraverso un bicameralismo asimmetrico e alcuni privilegi procedurali a favore di progetti del governo vanno tutti i questa direzione. Un’ampia maggioranza del paese appoggia queste riforme. Non guasterebbero altre modifiche più radicali a favore della stabilità dell’esecutivo. Ma la doppia riforma è anche altro: la nomina partitica nazionale della maggior parte dei deputati e il controllo partitico locale della maggior parte dei senatori, alcuni ritocchi delle condizioni del referendum d’iniziativa popolare e della nomina dei membri della consulta che può essere chiamata da un certo numero di parlamentari per sindacare la conformità di leggi appena votate. L’asimmetria bicamerale è eccessivamente complessa con un nuovo articolo 71 che merita una bocciatura senza appello. Tutta la seconda serie di modifiche non è degna di un paese che nonostante i numerosi difetti dovuti forse più ad interpretazioni furbesche che al testo costituzionale stesso poteva vantarsi di appartenere da 70 anni a un gruppo ristretto di democrazie virtuose, ma fa pensare ai numerosi regimi fondati su forzature e inganni che non mancheranno di rivelare nel tempo la loro vera natura.
  4. GIUSEPPE LUPOI Rispondi
    la matematica non è una opinione: non è possibile che il partito che vince le elezioni possa eleggere il Presidente senza il concorsoi dell'opposizione. per cui l'articolo si basa su un dato erroneo se volete posso dimostrarlo!
    • Luca Rispondi
      Per piacere, prosegua con la dimostrazione