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  1. william Rispondi
    in altri paiese la cura ce e fonzina ad un costo molto passo ,tanti sono guariti.
  2. Andrea Rispondi
    Aziende private che mirano al profitto si accollano costi mostruosi per lo sviluppo del farmaco (andate oltre al singolo farmaco, innumerevoli sono le molecole brevettate che successivamente non trovano applicazione) e questi costi vengono ripagati negli anni di durata del brevetto, con l'aggiunta di un certo margine, ovvio. Questo sistema ha garantito gran parte dell’innovazione in ambito farmacologico. L'etica del mercato c'è ed è diversa da quella dell’individuo (come direbbe Macchiavelli dell’etica politica): sono i soldi. Distorcere ciò porta a inefficienze. Ricerca farmacologica in ambito pubblico? Ben venga per quei farmaci "orfani" per cui non ci sarebbe mercato, inutile per quei farmaci che un mercato lo hanno (logiche legate al profitto rendono queste imprese più efficienti della ricerca pubblica). "Espropriare" il brevetto (posto che sia tecnicamente fattibile)? Darebbe un segnale negativo al mercato con il solo risultato di far contrarre gli investimenti futuri delle aziende farmaceutiche. La politica si occupi piuttosto di eliminare le ingerenze delle aziende farmaceutiche nella prescrizione dei farmaci e di togliere i limiti imposti alla prescrizione di questi al di fuori delle indicazioni approvate (utilizzo "off label", vedere recente caso Novartis). Cordiali saluti.
  3. Mauro Rispondi
    Ci sono due aspetti che a mio avviso vanno tenuti presenti. Il primo è che la giustificazione per cui i ricavi delle imprese farmaceutiche servono come compensazione delle spese di ricerca è sempre meno vera. Come ha riportato l'economista Mazzucato nei suoi lavori, tre quarti delle nuove molecole usate nei farmaci vengono sviluppate ormai negli Stati Uniti con finanziamenti pubblici. Come si legge in Wikipedia, Pharmasset fu fondata da due ricercatori della Emory University un Istituzione privata ma "funded primarily by federal government agencies, namely the National Institutes of Health". Probabile che gran parte del costo per lo sviluppo del Sofosvubir sia stato sostenuto da soldi pubblici. La seconda è che i profitti, ricavati dalla vendita di farmaci protetti da brevetto, sono stati utilizzati dalla case farmaceutiche più per ricomprarsi le proprie azioni, che non per finanziare la ricerca, creando un enorme beneficio degli azionisti, a spese della collettività. La Pharmasset stessa aveva stimato un prezzo di mercato per la cura con Sofosvubir in 36.000 $, lievitato poi a 84.000 $ dopo l'acquisizione da parte della Gilead. Come si giustifica questo ?
  4. Umbe Rispondi
    Mi sembra che in Italia la cura costi 20 mila euro a paziente. Mi sembra che 20 mila moltiplicato 1 milione faccia 20 miliardi. Mi sembra che 11 più 2 faccia 13. Mi sembra che la sola Italia renda oltre 7 miliardi di margine!!!
  5. Daniele Rispondi
    Art. 141 del Codice della Proprietà Industriale: "Con esclusione dei diritti sui marchi, i diritti di proprietà industriale, ancorché in corso di registrazione o di brevettazione, possono essere espropriati dallo Stato nell'interesse della difesa militare del Paese o per altre ragioni di pubblica utilità" Trattandosi di ragioni di pubblica utilità (direi di vita o di morte di circa 1 mln di persone), lo Stato potrebbe con decreto (Decreto del Presidente della Repubblica, Art. 142) espropriare il brevetto e procedere autonomamente alla produzione del farmaco. Si tratta di volontà politica e di coraggio
    • amadeus Rispondi
      Lei non è molto lungimirante ovvero non si pone il problema delle conseguenze indirette delle ricette che prescrive: in ogni caso non vedo come lo stato possa espropriare una società straniera se non per le scorte di prodotto che detiene in Italia. Conseguenze: finite le scorte gli italiani non avrebbero più accesso al farmaco e gli Stati Uniti adotterebbe misure ritorsive nei confronti dell'Italia per non parlare di eventuali violazioni di trattati internazionali che, nella gerarchia delle fonti legislative, stanno sopra al CPI. Si tratta di intelligenza e ragionamento.
      • Massimo Matteoli Rispondi
        Ha ragione Daniele. Ricordo, poi che l'esproprio colpirebbe i diritti di privativa industriale, cioè consentirebbe dietro pagamento di una giusta indennità, la produzione a prezzi più accessibili. Alla fine, aumentando i consumi ci sta perfino che questa sia maggiore degli utili del monopolista che strozza il mercato. Mi stupisce, comunque, che una simile eventualità non sia nemmeno presa in considerazione nell'articolo.
  6. lodovico Rispondi
    La questione delle disuguaglianze è una questone vecchia e fu affrontata nel vangelo di Matteo attraverso la parabola dei talenti, certamente non è questo il caso ma incolpare la ditta produttrice di pratiche scorrette per il prezzo troppo alto riservato al servizio nazionale italiano che si vorrebbe più basso per "utopistici" fini sociali ( vedi Costituzione Italiana) sembra ledere quel principio della proprietà che in America è diverso dal nostro. Il costo di un muro fatto dallo Stato Americano o Italiano o da un qualsiasi privato è uguale: servono un certo numero di mattoni, di calce, di mano d'opera e di progettazione......... speriamo che anche la nostra ricerca sia in grado di produrre un farmaco simile a un costo minore perchè la nostra ricerca è migliore. Cerchiamo anche noi di promuovere i " nostri talenti", potremo anche noi, come Gilead, contribuire alla riduzione di disuguaglianze di accesso in campo medico anche se per un numero di persone attualmente assai modesto rispetto alla domanda di questo farmaco che prima di Gilead non esisteva.
    • Luca Rispondi
      Mah, la sua caro Ludovico mi sembra un'analisi semplicistica. Soprattutto mi sembra che non riesca a cogliere l'aspetto di novità del caso Sofosbuvir rispetto al passato, in cui le aziende farmaceutiche, pur facendosi pagare l'innovazione non avevamo mai proposto dei farmaci potenzialmente in grado di dissestare qualsiasi tipo di terzo pagatore, sia in Europa che negli Stati Uniti. Le critiche a Gilead non sono state mosse solo da quei "comunisti / utopisti" degli europei, ma anche negli USA si sono levate critiche diffuse estremamente aspre per questo comportamento: il fatto è che, piaccia o no, chiunque operi nel campo della salute ha anche dei vincoli di etici da rispettare che non riguardano solamente il modo di operare nel campo dell'innovazione ma coinvolgono in realtà molti altri aspetti. Come giustamente fatto osservare nell'articolo, la protezione brevettuale deve essere un punto di equilibrio tra due esigenze che (possono) trovarsi in contrapposizione: l'interesse di chi ha sviluppato e ha diritto a vedere ricompensato gli sforzi messi in ricerca e l'interesse pubblico di chi, in cambio di questa protezione, desidera la maggior diffusione possibile del prodotto dell'innovazione. Piaccia o no, questo equilibrio si è rotto, e toccherà ingegnarsi a trovare soluzioni che permettano di ricostruirlo, esattamente come successe per il caso dei farmaci per l'HIV. Solo che in quel caso USA ed Europa non erano toccati come ora dal problema.
    • arthemis Rispondi
      L'alternativa è fare ricerca pubblica, ma come visto in altri settori (es. agronomia) non sembra che il nostro paese sia molto sensibile..