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  1. AM Rispondi
    Un commento su come il legislatore italiano vede l'indipendenza di amministratori e sindaci..In Italia ci si accanisce contro "parenti ed affini entro il quarto grado" ignorando che oggi i pericoli di interferenze e condizionamenti non devono essere ricercati nell'affinità entro il 4° grado, ma nei legami personali informali di varia natura, dalla comune appartenenza a sodalizi, palesi e occulti, di molteplici tipologie o nella militanza politica
  2. Henri Schmit Rispondi
    Ringrazio l'autore delle precisazioni illuminanti, precise e convincenti. Ci sono comunque due definizioni dell'indipendenza di un consigliere che inevitabilmente coesistono; si confondono, si contrappongono o si sovrappongono. La prima è di diritto positivo (art. 148 TUF), formale e assoluta, la seconda di valutazione esterna, sostanziale e relativa. Bella la provocazione dell'anziano giurista austriaco! riassume la mia osservazione. Per quanto riguarda la seconda banca del paese quello che manca non sono consiglieri indipendenti nel senso formale, ma un AD e un presidente che siano individui forti e capaci, espressione di interessi forti e (per coalizione) dominanti presenti in assemblea, continuamente controllati dagli altri consiglieri e periodicamente dall'assemblea. Francamente non capisco da chi dovrebbero essere indipendenti, se non da interessi occulti ufficialmente non presenti in assemblea, e quindi un criterio non gestibile con l'indipendenza formale.