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  1. LUCIANO PONTIROLI Rispondi
    Ci sono anche dei valori riconosciuti dalle carte costituzionali e da accordi sovranazionali, come la Convenzione Europea sui Diritti Umani, che non possono essere lasciati alla mercé delle maggioranze politiche transitorie: almeno, questa è la scelta dei sistemi che riconoscono la Rule of Law. In un mondo nel quale il potere tende ad accentrarsi, è importante difenderla.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Altro che mercati! L'interessante articolo tocca attraverso una questione apparentemente tecnica e secondaria uno dei punti cruciali di qualsiasi ordinamento democratico, anzi il nodo aporetico del costituzionalismo liberale: chi decide, la legge o gli uomini, il diritto o la maggioranza, i giudici o il parlamento, i rappresentanti o i cittadini? Il legislatore, per esempio, può riformare drasticamente e di un colpo il sistema pensionistico o deve rispettare presunti diritti acquisiti interpretati e definiti in ultima analisi dai giudici supremi? Quale tipo di giustizia suprema preferire, una diffusa ed ordinaria come negli USA o una specializzata e straordinaria come nella maggior parte dei paesi europei (con le eccezioni significative di UK e di CH)? Chi nomina i giudici in generale e quelli supremi in particolare? Se il verdetto dei giudici può bloccare il legislatore (incostituzionalità della legge) è ammissibile che possa opporsi anche alla preferenza netta e costante della maggioranza dei cittadini? Non sarebbe doveroso o logico avere in una democrazia ("la sovranità appartiene al popolo") come ultimo arbitro il popolo che si esprime nel rispetto di certe procedure (in modo da evitare decisioni sconsiderate o casuali)? Gli Svizzeri, la loro costituzione del 1848 più volte modificata e perfezionata, le loro istituzioni (le due camere, i tribunali, i partiti) e i loro esponenti la pensano così. E io sono d'accordo con loro.