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  1. Dante Filigesto Rispondi
    Con le banche italiane già in difficoltà nella raccolta di credito, fra fughe di capitali e fughe dai titoli azionari sotto minaccia di mega-ricapitalizzazioni, non mi pare una proposta di facile realizzazione.
  2. Maurizio Cocucci Rispondi
    Ritengo che la preoccupazione riguardo al Bail-in sia del tutto eccessiva e dovuta al caso delle 4 banche la cui gestione non si può certo dire sia stata corretta. Tale meccanismo poi interviene come scritto solo per un primo 8% e in caso si presenti la condizione di insolvenza, non nei casi in cui la banca sia sì in difficoltà ma ancora in grado di reagire autonomamente. Io sono alquanto favorevole al cosiddetto 'salvataggio interno, in primo luogo perché gli azionisti presteranno maggiore attenzione nel nominare i consigli di amministrazione e nel controllare il loro operato ed in secondo luogo non capisco in base a quale logica l'investitore in azioni o obbligazioni bancarie incassa i guadagni ma le perdite le scarica sulla collettività. Oggi occorre modificare il vecchio adagio e avere fiducia nel proprio medico perchè non si ha la necessaria competenza in materia, nel parroco perché (e se) si è credenti e nella propria banca solo se si è sufficientemente preparati in materia. Oggi con internet e la maggiore preparazione scolastica non valgono certe scusanti.
  3. Stefano Scarabelli Rispondi
    (segue) Se lo scopo finale è quello di ripartire le perdite, tanto vale tornare ai salvataggi bancari di stato ed accantonare del tutto la normativa. Eventualità che ritengo molto probabile.
  4. Stefano Scarabelli Rispondi
    Innanzitutto bisogna sottolineare che nel salvataggio delle 4 banche del Centro-Italia non sono stati colpiti da haircut gli obbligazionisti senior, mentre l'articolo sembra far intendere qualcos'altro. In secondo luogo, già oggi, secondo dati Prometeia riportati sul Sole 24 ore del 13 dicembre u.s., solo il 2% dei bond senior subirebbe un haircut in caso di una svalutazione degli attivi bancari dell'8% dei primi 10 istituti bancari del paese (e probabilmente quel 2% è approssimato per eccesso, non tenendo conto che la depositor preference estesa entrerà in vigore nel 2018). Ciò premesso sulla situazione di fatto, vorrei fare qualche critica anche al merito della proposta: 1) come è possibile contemporaneamente vietare ad un investitore al dettaglio l'acquisto di un'obbligazione subordinata e consentire l'acquisto dei titoli azionari di un medesimo emittente? Si tratterebbe di norma costituzionalmente illegittima per difetto di ragionevolezza (art. 3); 2) Se esiste un rischio percepito di bail-in, quale investitore razionale sottoscriverà obbligazioni subordinate per evitare perdite agli obbligazionisti senior? Un ente di beneficenza? 3) Peraltro, le perdite degli investitori istituzionali (e delle persone giuridiche in genere) sono in ogni caso perdite di qualche persona fisica; e mi sembra contraddittorio cercare di penalizzare chi ha cercato razionalmente di diversificare i proprio risparmi rispetto a coloro che hanno messo le uova in un unico paniere.
  5. Henri Schmit Rispondi
    Chiaro e interessante. Non capisco tuttavia il problema relativo al costo di tali strumenti equiparati al capitale; il costo esprime l'effettivo rischio, purché i titoli siano collocati presso investitori professionali. Tutto il problema è lì: come mai banche provinciali in difficoltà (non dal 2013 ma dal 2008, dallo scoppio della crisi globale del debito) hanno potuto collocare titoli subordinati presso i loro clienti retail, nonostante la MiFID , introdotta pochi anni prima e destinata a proteggere i risparmiatori, ma utilizzata in questo paese (formalistico, bizantino) per proteggere le banche che fanno firmare chili di manleve per fare i loro interessi sulle spalle dei risparmiatori. Serve semplicemente un giudice serio (non formalistico, né un commissario) che caso per caso decida se la banca agendo pro-attivamente, di iniziativa sua, in conflitto d'interesse ha tenuto conto dell'effettivo profilo di rischio del suo cliente. In caso negativo deve rimborsare tutto, non come principale ed interessi dell'obbligazione subordinata , ma come risarcimento danni. Un ultima domanda è quale fosse a suo tempo la copertura con capitale e strumenti equiparati sul totale passivo delle quattro banche e che cosa abbia fatto Bankit per sorvegliare la stabilità degli istituti e proteggere il risparmio pubblico contro operazioni irregolari (in base alla MiFID)? Anche la nomina di certi personaggi come copertura politica dovrebbe insospettire un organo di vigilanza vero, non formalistico.
  6. Marco Ventoruzzo Rispondi
    Proposta estremamente interessante. Aggiungo uno spunto di riflessione. Anziché vietare del tutto, agli investitori istituzionali che avessero sottoscritto sul mercato primario le obbligazioni subordinate ("contractual bail-in instruments"), la possibilità di farle circolare, si potrebve valutare una disciplina analoga a quella prevista attualmente dall'art. 2412, comma 2, del codice civile per le obbligazioni emesse da spa industriali e commerciali in eccedenza al limite di legge (del doppio di capitale, riserva legale e disponibili). Secondo questa regola, tali obbligazioni devono essere sottoscritte da investitori professionali soggetti a vigilanza prudenziale, i quali possono farle circolare, ma in caso di insolvenza dell'emittente gli investitori retail che si ritrovassero col "cerino in mano" possono anche rifarsi sugli intermediari che li avevano originariamente sottoscritti, ma anziché tenerli in pancia li hanno trasferiti. Questa ipotesi - tutta da studiare - ha certamente alcune controindicazioni applicative, ma forse potrebbe temperare il costo degli strumenti proposti da Baglioni per le banche, atteso che una possibilità di circolazione, seppur con rischio di responsabilità, esiste.