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  1. Henri Schmit Rispondi
    La questione della parità di genere è un problema serio che merita riflessioni e permette varie soluzioni, fra cui la più radicale ma non assurda sarebbe di prevedere in tutti le assemblee pubbliche elettive una metà di donne, quindi due sotto-assemblee; con maggioranza doppia (bicameralismo perfetto!) o unica. L'articolo conferma che una soluzione"liberale" (lasciare la scelta agli elettori) come quella della facoltà di doppia preferenza purché sia per generi diversi sia più efficiente (oltre ad essere più "giusta") di una soluzione partitocratica tramite quote imposte dai "padroni delle liste". Ma non è questo il problema della riforma del senato. Con il Senato "delle istituzioni territoriali" (basato su una logica elettorale partitica) e l'allargamento delle competenze della Corte costituzionale (con i verdetti preventivi) vince il potere dei palazzi (partiti politici e organi pubblici da loro lottizzati, colonizzati), perde la democrazia, perde il potere sanzionatorio degli elettori, uomini e donne insieme. L'articolo insiste giustamente sulle virtù delle preferenze. E se la vera chance delle donne fosse semplicemente la libertà di iniziativa dei candidati (e delle candidate) e la libertà scelta (con una sola preferenza) degli elettori (e delle elettrici)? Qualsiasi altra proposta ignora le vere criticità della riforma appena approvata e rischia di rinforzare la logica colonizzatrice delle funzioni pubbliche a favore dei partiti. A meno di fondare il partito delle donne.