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  1. Andrea Salanti Rispondi
    A leggere certe considerazioni resto sinceramente allibito. Quando un economista, che pubblica nel campo dell'economia del lavoro,giunge a scrivere: "Nel frattempo, finché mancheranno incentivi economici a scegliere i migliori, occorre introdurre criteri oggettivi, trasparenti, misurabili per costringere i più anziani, visto che gli incentivi gli fanno difetto, a scegliere i migliori e non chi fa a loro più piacere o più comodo, facendo perdere anni ed anni di carriera ai più bravi. Tutto qua." resto basito. Tre piccole osservazioni: 1) se si vogliono fare le nozze coi fichi secchi e nel contempo si pretende di sposare la più bella del reame non si è semplicemente capito come va il mondo: 2) la riforma Gelmini, fra l'altro ha comportato in molte situazioni lo snaturamento della natura monodisciplinare dei dipartimenti. Come si fa ad immaginare criteri "oggettivi e trasparenti" validi attraverso una eterogeneità di discipline? 3) Si parla tanto di chiamate esterne. Ebbene, con scatti bloccati, ricostruzioni di carriera abolite, stipendi uniformi su tutto il territorio nazionale, chi volete che si sposti? Forse qualcuno ricco di famiglia, altrimenti non vedo proprio chi o che cosa glielo faccia fare.
  2. Kugelmann Rispondi
    Invocare genericamente un uso più intensivo dei "criteri bibliometrici" non significa molto, soprattutto nel campo delle scienze sociali. Per esempio, se l'ANVUR mette nella famigerata fascia A di economia politica quasi esclusivamente riviste legate a un dato paradigma ed esclude riviste che fanno capo ad altri filoni di ricerca, peraltro vivissimi sul piano della innovazione scientifica, qualcuno pensa che si stia compiendo una operazione degna sul piano della ricerca? Cerchiamo ogni tanto di ricordare che il problema è la capacità di favorire il progresso scientifico: le vie per le carriere dovrebbero essere centrate su questo obiettivo principale. L'autore pubblica in un settore in cui il problema è enorme ma non sembra avvedersene.