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  1. marco Rispondi
    Qualche anno fa, il tema fu trattato dal prof. nell'articolo "Pensioni contributive: come garantire la corrispettività". Credo che sia più importante scrivere sul numero dei contributi che sul rendimento degli stessi. Sia per una migliore informazione, sia per affrontare il tema da un pdv "politico" auspico un approfondimento sul tema del "numero minimo di contributi da versare" per avere la pensione/montante in base al volume/anni dei contributi versati. Non tutti ( i giovani men che meno) forse sanno che se versano contributi per 19 anni non hanno diritto a ricevere il montante dei contributi (altro che indicizzazione).
  2. Silvestro De Falco Rispondi
    Un sistema previdenziale articolato secondo lo schema tradizionale, come quello illustrato in questo articolo, costituisce uno spreco indicibile del risparmio della nazione visto che una quota parte del reddito prodotto ogni mese viene sottratto e utilizzato semplicemente per pagare le pensioni in essere. Un sistema più moderno, in linea con le mutate condizioni demografiche, consentirebbe l’uso di quella quota non solo per pagare le pensioni in essere, ma anche per assicurare una pensione dignitosa ai futuri pensionati e fare da propellente alla crescita economica. Le premesse dell’articolo sono indicative: “Per garantire anche la sostenibilità, cioè consentire allo schema di generare una spesa tendenzialmente pari al gettito contributivo…”. Ciò significa che in un’ottica di invecchiamento della popolazione il gettito contributivo tende a diminuire, con il risultato che o diminuiscono le pensioni in essere o aumentano i contributi. In ogni caso i futuri pensionati, essi stessi vittime dell’invecchiamento, vedono ridursi sempre di più le loro pensioni – andando in pensione più tardi o con frequenti adeguamenti del coefficiente di conversione. Ed è appena il caso di far presente che la situazione è esacerbata dalla scarsa crescita, dalla disoccupazione e dall’occupazione incentivata dagli sgravi contributivi.
    • QualeWelfare Rispondi
      Soluzioni dunque? tenendo conto di: invecchiamento demografico, bassa crescita, disoccupazione elevata e...last but not least...instabilità e volatilità dei mercati ..?
  3. QualeWelfare Rispondi
    Ben venga qualsivoglia provvedimento tecnico che migliori la "coerenza" in applicazone del metodo contributivo, e tuttavia mi pare che l'articolo, in linea con la maggior parte dei cotributi sul tema in Italia, manchi il punto decisivo, che riguarda il cosidetto "rischio politico" intrinseco a tutti i sistemi pensionistici pubblici (ma anche privati, per le varie possibilità di intervento sui regimi fiscali di contributi, rendimenti e prestazioni). Gli interventi della Corte e ancor più quello di INPS + conferma governativa non fanno altro che riportare al centro della questione il fatto che le regole pensionistiche (in questo caso della previdenza pubblica) sono oggetto e funzione di dinamiche politiche ineludibili. Il metodo contributivo, pur valido sotto molti aspetti, incorpora la pretesa della regolazione automatica, della "depoliticizzazione" della policy previdenziale, cosa nei fatti irrealizzabile nei fatti (si vedano gli interventi del governo svedese sul funzionamento del contributivo nel periodo della crisi), e mi si consenta di aggiungere da non perseguire in ragione della fondamentale valenza (politica e sociale) delle prestazioni pensionistiche,La cosa davvero importante è che i decisori politici agiscano responsabilmente muovendo dalla consapevolezza che il sistema a ripartizioe deve essere sostenibile, dopodichè le leve di politica pensionistica azionabili al fine di combinare la prima con adeguatezza ed equità sono svariate e, ahimè, poco esplorate in Italia
  4. Roberto Enrico Rispondi
    La complessità del ragionamento sviluppato nell'articolo dimostra che in un sistema a ripartizione anche il calcolo contributivo ha ben poco di "oggettivo" come tassi di mercato e/o abilita' del gestore nell'impiego dei capitale accumulato. Si tratta sempre di scelte "redistributive" compiute dal sistema politico. Qualcuno paga con i suoi contributi le pensioni di altri e può sempre trovare motivazioni anche tecniche per metterne in discussione l'equita'. Anche gli attuali lavoratori sottoposti alle regole del contributivo Dini potrebbero andare incontro a critiche dei bambini di oggi che pagheranno le loro pensioni.